di TOMMASO DI BELLA

gerontologo, dirigente dell’Asp di Trapani

La vecchia, “cara”, influenza ha mietuto, anche quest’anno, come tutti gli anni, migliaia di vittime tra gli anziani, tanto è vero che l’80% dei decessi per complicanze da influenza stagionale riguarda proprio i vecchi, costituendo ancora in Italia la 3° causa di morte per patologie infettive. Eppure di fronte ad una sindrome influenzale, una diagnosi di “banale” influenza stagionale su un anziano apparirebbe oggi quasi una buona notizia, una benedizione, rispetto alla possibilità che quel quadro clinico inizialmente aspecifico, possa in realtà costituire l’esordio di una grave malattia, un vero flagello che da qualche mese colpisce l’umanità intera, l’influenza da coronavirus. Ciò che rende grave questa pandemia è il fatto che si tratta di un virus sconosciuto, per il quale non esiste ancora un vaccino ne’ un antivirale di sicura efficacia e che può prevedere come complicanza, nei casi più gravi, una broncopolmonite interstiziale rapidamente evolutiva che nella peggiore delle ipotesi porta il paziente all’exitus nel giro di pochi giorni.Unica vera forma di prevenzione dal contagio è l’isolamento sociale, chiudersi in casa ed avere pochissime e selezionate frequentazioni, adottare dispositivi di protezione personale come le mascherine purché a norma, utili non tanto per proteggere noi bensì per proteggere gli altri da un nostro possibile stato di malattia asintomatica o paucisintomatica.

Gli anziani sono più a rischio semplicemente perché hanno un sistema immunitario meno efficiente del giovane e perché spesso affetti da diverse comorbilità (diabete, scompenso cardiaco, insufficienza renale, neoplasie…etc.), per cui avendo organi ed apparati con ridotta riserva funzionale hanno meno probabilità di resistere alle complicanze della malattia. Per gli anziani già soli in casa e che avevano poche opportunità di contatti sociali, questa nuova imposizione può apparire come ulteriormente penalizzante se consideriamo che in Italia secondo dati ISTAT il 38% degli anziani vive in condizioni di solitudine, in Sicilia si calcola che sono circa 300.000 gli anziani soli, vi è un 40% di individui che non hanno parenti né amici in caso di bisogno con un 12% che può rivolgersi solo ad un vicino di casa. La letalità della malattia per fortuna è bassa nella popolazione generale ma sale moltissimo nei soggetti anziani “fragili”  (intorno al 9% secondo alcune statistiche), infatti la media dei soggetti deceduti è di 81 anni

Da quando la pandemia è divenuta incontrollabile tutti gli scienziati del mondo si sono attivati nel cercare soluzioni per arginare l’avanzata del “morbo” nell’attesa dell’unica vera definitiva soluzione ovvero un vaccino. Le soluzioni si sono orientate su antivirali collaudati per altre infezioni analoghe (Favipiravir – Avigan) sulle quali le sperimentazioni sono in corso e su farmaci antinfiammatori come il tolicizumab o l’idrossiclorochina che hanno mostrato risultati incoraggianti, in certi casi addirittura risolventi. Altre interessanti opportunità vengono dalla immunoterapia passiva, ovvero l’impiego di plasma prelevato da soggetti guariti e quindi contenente anticorpi contro il virus, infuso ai soggetti malati, procedura che ha dato notevoli risultati come emerge da una sperimentazione in corso presso il policlinico di Pavia. Per il resto sono in avanzata sperimentazione vaccini in tutto il mondo (5 in Italia) ma volendo essere ottimisti non si arriverà alla disponibilità vera di qualcuno di questi prima della fine dell’anno. Infine si è postulato a lungo sulla possibilità che caldo ed umidità possano condizionare la diffusione del virus, aprendo degli spiragli di speranza in considerazione dell’ormai prossimo arrivo dell’estate, tuttavia non vi sono pareri concordi tra gli scienziati su tale prospettiva, staremo a vedere.