di CORRADO LOREFICE 

Per gentile concessione della Curia di Palermo, pubblichiamo il testo dell’omelia dell’arcivescovo Corrado Lorefice pronunciata nella cattedrale della città’ il 7 aprile per la Pasqua. Oggi leggete la seconda parte. La prima pubblicata ieri QUI

 Lorefice tiene in braccio un figlio di migranti

..È vero che nel Libro dell’Esodo, nel Libro del Deuteronomio, nel Libro del Levitico noi troviamo delle leggi, e nel Deuteronomio e nel Levitico troviamo proprio una legge che prevede la lapidazione. Ma non l’hanno citata per intero. Ecco la mentalità subdola. Perché se è vero il peccato che la donna aveva commesso, andava lapidato anche il maschio, …

l’uomo che andava a cercare una donna per trattarla come uno strumento, per sfogare le sue voglie. Vedete quando la religione perde la verità di sé stessa e diventa addirittura una possibilità per giustificare ciò che grida vendetta al cospetto di Dio? Ma Gesù, che è il Figlio di Dio, si china a terra scrive con il suo dito. Carissimi fratelli, ecco perché dobbiamo frequentare i sacramenti. Una confraternita si deve nutrire – chiedete ai vostri sacerdoti, chiedetelo ai catechisti –  spiritualmente di Sacra Scrittura, della Bibbia, perché noi dobbiamo avere la logica di Dio, non la logica del mondo. Dobbiamo conoscere il Signore, la sua volontà fino in fondo. È quello che sta facendo Gesù con quel gesto a terra, quando gli mettono davanti questa donna che vogliono lapidare.

Vi ricordo che c’è un profeta, Geremia al capitolo 31 che dirà che Dio scriverà la legge nel nostro cuore, perché noi ancora abbiamo la legge che è stata scritta su tavole di pietra. Anzi, noi abbiamo un cuore di pietra e Lui, il Signore, ci darà un cuore di carne capace di amare. «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani (Gv 8,7-9). Gesù rimase con questa donna che maschi avevano strumentalizzato, che maschi avevano manipolato, sfruttato, per la durezza del cuore. Una religione del cuore, quella che conosce veramente Dio e si sforza di essere come Dio. Ecco perché, fratelli, noi non siamo nelle confraternite perché così poi avremo un posto, un loculo al cimitero! Noi non siamo in una confraternita perché abbiamo interessi economici! Noi non siamo in una confraternita perché ci dobbiamo nascondere rispetto a scelte di vita che non corrispondono alla fede che professiamo con le labbra. No! Mi commuove sempre quando in mezzo a voi tenete i vostri figli ancora in braccio con addosso una divisa da confratello, da consorella.

Che mondo vogliamo consegnare ai nostri figli? Cosa vogliamo dare ai nostri figli? Siamo in un mondo di corruzione, in un mondo che idolatra il denaro, in un mondo individualista, e noi cristiani se apparteniamo ad una confraternita, non possiamo pensare come pensa il mondo. Siete disposti nelle vostre confraternite ad avere come finalità quella dell’unica Chiesa? Che il Signore sia conosciuto? Se il Signore regna fra gli uomini costruiremo una società diversa. I nostri figli non dovranno scappare dai nostri paesi, dalle nostre città, per andare altrove. E sapete perché a volte sono costretti ad andare via? Perché siamo troppo individualisti, ognuno pensa per sé. Devono scappare dalla nostra Sicilia, dal nostro mare, dalla nostra terra, dalla nostra cultura, della nostra arte, quando, invece, ci sarebbe da vivere per noi e per tutti in Sicilia! Ecco perché noi non possiamo essere come gli altri! Non siamo un club! Siete disposti ad aiutare la Chiesa? Siete disposti ad essere dentro la Chiesa? Ecco perché non dovete essere autonomi. Nessuno vi vuole imbrigliare, tantomeno il Vescovo. Ma nelle comunità non fate cammini autonomi, riferitevi, invece, alla comunità parrocchiale.

I vostri preti vi riconoscono già per quello che di bello siete e avete. Sentitevi parte di una comunità parrocchiale. Non fate cammini paralleli. Costruiamo insieme. A volte capita che in una parrocchia ci sono diversi Tridui della Settimana Santa, e ognuno si organizza da sémVoi mi direte: e se ci sono anziani che non possono raggiungere la parrocchia? Certamente! Dobbiamo avere preoccupazione per i più deboli e per gli anziani. E chi di noi è disposto a metterli in macchina e a portarli in chiesa? Nel Triduo Pasquale dobbiamo esprimere che siamo un’unica cosa. Aiutiamoci ad essere Chiesa viva che oggi testimonia la presenza del Signore Gesù che cambia le nostre vite, che ci dà un cuore di carne, che ci fa essere testimoni di un Dio che cambia le nostre relazioni, le nostre vite, che ci toglie dall’egoismo, dall’interesse personale, dalla brama del denaro, che ci toglie anche dalle paure, che ci rende capaci di solidarietà. «Fate questo in memoria di me» (Lc. 22,19). Cosa ci ha fatto e ci ha chiesto il Signore? Lui ha donato la vita per altri. Abbiate in considerazione di essere testimoni della carità di Cristo.Carissimi fratelli e sorelle, io vi auguro che nelle nostre confraternite, quando saranno organizzate le feste non manchi il segno  essenziale: è festa cristiana se c’è la carità.

Guardatevi attorno, invece di sperperare centinaia di euro, per fuochi d’artificio, guardatevi accanto a voi: forse c’è un mio confratello che in questo momento è morto di fame? Non può portare il cibo a casa? Questa è una festa cristiana! Deve esserci il segno esteriore della gioia. Anch’io sono stato parroco, anch’io ho organizzato la festa di San Pietro Apostolo a Modica, con tanto di banda musicale, luminarie e fuochi d’artificio. Ma il cuore della festa era la carità. Se non c’è carità stiamo organizzando sagre, ma non è questo il compito delle confraternite. Il compito delle confraternite è testimoniare un Dio che è di casa, che è buono, quanto un padre che si prende cura di tutti, che sa spezzare pane fragrante per tutti. Grazie per quello che siete e grazie del cammino che faremo insieme come conviene alla nostra amata Chiesa Palermitana e alla tradizione a Palermo delle confraternite.

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