DI GIORNO IN GIORNO. Di TOMMASO DI BELLA

 gerontologo ,dirigente medico dell’Asp di Trapani.

Con impietosa puntualità anche quest’anno, ai primi freddi , è tornata l’influenza. Non è più il flagello che mieteva moltissime vittime in epoca pre-antibiotica e prima della attuale accessibilità a tutti della vaccinoprofilassi (valga l’esempio della “spagnola” che colpì tra il 1918 e il 1920 ben 500.000.000 di persone , con oltre 50.000.000 di morti e che causò più vittime della terribile peste nera del XVI° secolo). Costituisce però …

un serio pericolo “quoad vitam” per le cosiddette “categorie a rischio”, tra le quali gli anziani “fragili”, ovvero i soggetti ultrasettantacinquenni affetti da molte comormidità come : diabete, scompenso cardiaco, insufficienza renale, patologie respiratorie, malnutrizione (quest’ultima riscontrabile nel 10% della popolazione specie tra le classi sociali più disagiate, ma anche in pazienti istituzionalizzati dove arriva al 60%). Se questi infatti dovessero contrarre la malattia sarebbero più esposti di altri a temibili evoluzioni sfavorevoli. A riprova di ciò l’80% dei decessi per complicanze da influenza riguarda soggetti anziani. L’influenza è ancora oggi la 3° causa di morte in Italia per patologia infettiva preceduta solo da AIDS e tubercolosi, ogni anno colpisce mediamente il 9% della popolazione italiana e costituisce, durante il periodo invernale, il 50% dei ricoveri ospedalieri, senza contare le assenze dal lavoro e dalle lezioni scolastiche. Nella diffusione della malattia gioca un ruolo importante la scarsa o peggio scorretta informazione sulla vaccinoprofilassi: sia quella inerente la variante virale ricorrente nella stagione in corso, sia la profilassi anti streptococcica volta a prevenire la più comune complicanza ovvero la broncopolmonite.In Italia le raccomandazioni annuali relative al vaccino antiinfluenzale sono elaborate dal Ministero della Salute, in accordo con disposizioni dell’OMS e considerazioni specifiche relative al nostro Paese. I vaccini inducono lo sviluppo di anticorpi protettivi circa due settimane dopo la somministrazione. Poche sono le categorie per le quali è controindicata la vaccinazione e cioè: i lattanti, i soggetti nei quali si sono manifestate reazioni allergiche gravi nel passato dopo una vaccinazione antiinfluenzale e le donne nei primi 3 mesi di gravidanza. Non sarà inutile ricordare che i sintomi dell’influenza sono simili a quelli di molte altre malattie, ne deriva che spesso il termine influenza viene impropriamente attribuito ad affezioni delle prime vie aeree come il banale “raffreddore”, a più rapida risoluzione, ad evoluzione sempre favorevole, sostenuto da virus diversi da quello influenzale e molto meno aggressivi. Ciò porta a due risultati negativi. Da una parte viene minimizzato il ruolo dellinfluenza come causa di morbosità e mortalità, dall’altro la tendenza a non vaccinarsi partendo dal presupposto che la vaccinoprofilassi è inefficace. Ne discende, come già ricordato, il ruolo fondamentale dell’informazione attraverso tutti i canali accessibili, al fine di minimizzare l’impatto della malattia su tutti gli snodi della rete dei servizi sanitari disponibili per popolazione.

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