DIBATTITO SU AUTONOMIE E SUD  il tema della macroregione Mezzogiorno è particolarmente fascinoso e mi trova d’accodo anche perché richiama un’antica problematica storica, quella del rapporto fra la Sicilia e il Mezzogiorno. L’Autonomia regionale siciliana, quella venuta fuori dai lavori della Consulta,

 pasquale hamel , giornalista e scrittore

per ragioni politiche più che economiche, aveva accolto l’idea laloggiana, di Enrico La Loggia padre, della “Sicilia senza Mezzogiorno” alimentando una contrapposizione che non ha fatto bene al Mezzogiorno ma, neanche, all’isola. Un errore di cui ben pochi si sono resi conto a cui,  solo alla fine degli anni sessanta, si è cercato di mettere riparo attraverso quel dialogo aperto con le Conferenze delle regioni meridionali. Esperienze, queste ultime, consumatesi nel torno di una decina d’anni. L’ultima, promossa dal presidente Angelo Bonfiglio, si tenne a Catanzaro nel 1977, e fu particolarmente animata. Da allora, forse per i problemi drammatici di questo quarantennio, a cominciare dalla versione stragista della criminalità organizzata, il tema è stato praticamente accantonato e Il Mezzogiorno, e la Sicilia, si sono presentati al dibattito nazionale con la debolezza che normalmente induce la divisione. Partire dalla rottura del dogma laloggiano, potrebbe essere anche l’occasione per una rilettura di uno Statuto che appare insufficiente a promuovere e garantire sviluppo. Questo mi porta a guardare con entusiasmo alla proposta Busetta

FRANCESCO ATTAGUILE

Caro Giovanni, ancora una volta condivido pienamente le valutazioni di Pietro Busetta qui anche sull‘ipotesi di una Macroregione autonoma centro-mediterranea, ben più importante di Grecia e Portogallo. Sarebbe fra le prime 10 dei 27 sia come popolazione che come territorio, pari all‘Olanda e più di Belgio, Austria etc.etc. e rappresenterebbe la piattaforma avanzata fra la vecchia Europa e i nuovi poli dello sviluppo globale, perno su cui ruota quello Mediterraneo. È l‘unica risposta per impedire l‘emarginazione. Proviamoci, non c‘e altra strada e dipende da noi!

GIORGIO TRIZZINO 

E’ ORMAI evidente che il vero problema italiano non è costituito dai migranti che vengono dall’Africa ma dai 2 milioni di migranti che negli ultimi 15 anni hanno lasciato le regioni meridionali per cercare lavoro al nord. Questo il risultato dei governi a guida destra-centro-sinistra della prima Repubblica. Ed oggi il popolo italiano presenta il conto di questo drammatico risultato al Movimento 5 Stelle?

 giorgio trizzino, deputato cinque stelle alla camera

No grazie! Chi ha le responsabilità se le tenga e non strumentalizzi la richiesta di autonomia delle regioni del nord per provocare la reazione del M5S. Penso che la linea di demarcazione tra le regioni ricche del nord ed il resto del paese diventerà sempre più ampia nei prossimi anni tanto da non lasciare spazio che ad una unica soluzione: la separazione di fatto tra le regioni del nord e quelle del sud.

‘’Un progetto dal significato schiettamente separatista”: così Ernesto Galli della Loggia in un ‘fondo’ di prima pagina sul Corriere della Sera del 16 luglio 2019 definisce il programma delle autonomie differenziate. La divisione dell’Italia non è solo un pericolo che si profila a causa del regionalismo  ma addirittura un dato di fatto che già connota la realtà che costituisce l’Italia.  Il Nord rappresentato da Milano sempre più lanciata come vera capitale del paese con obiettivi di sviluppo tali da potersi definire una delle maggiori metropoli del mondo ed il Sud rappresentato da città come Roma dove prevalgono l’inefficienza, il degrado ambientale, la corruzione ed una generalizzata incapacità delle amministrazioni locali a gestire il corrente e programmare il futuro. In altri termini, la condizione socio-economica che connota il nostro Paese è la riprova più esplicita della distanza sempre maggiore che ormai separa Nord e Sud e quindi la prova indiscutibile della sua divisione.

la foto tratta dalla copertina del libro “zero a sud” di Marco Esposito

ENZO GIAMBANCO

DIBATTITO SU AUTONOMIE E SUD È triste  che questa considerazione venga da Bruno Tabacci qui che è un uomo politico del Nord, ma purtroppo risponde ad una consuetudine lontana nel tempo, immediatamente successiva alla stagione degli Alessi, dei La Loggia e dei Lanza. Questo modo di intendere la politica al Sud si chiamò ascarismo,

 enzo giambanco, medico, già presidente della società italiana di ginecologia 

in memoria delle truppe eritree fedeli all’Italia senza nulla chiedere. Nacque la attitudine a dare voti in cambio di assistenza, naturalmente ad personam o ad familiari. Cosa ci stesse a fare la autonomia siciliana non è comprensibile, dato che gli unici interventi sostenuti riguardavano una improbabile industrializzazione affidata soprattutto al petrolio e derivati. Il fenomeno milazzismo che pretendeva di rilanciare la autonomia non sorti’ effetti visibili. Da oltre 60 anni quindi i siciliani votano chi promette non chi fa realmente qualcosa per loro, perché per esempio infrastrutture come strade, aeroporti, perché no? Casinò, non riguardano personalmente i singoli elettori e quindi non captano voti. Voti che vengono invece riversati sulla DC, che almeno mostrava una certa sapienza nel distribuire favori, su Berlusconi, fantasista del denaro facile, autentico Vanna Marchi della politica, e poi sui 5stars e su Salvini, confermando nel salto sul carro del vincitore lo sport preferito. E siamo al dubbio: carenza di cultura, di senso della comunità, o vizio antropologico? Difficile distinguere anche perché spesso i fattori concorrono. Debbo dare atto a Musumeci di uno scatto di orgoglio quando rivendica la presenza del Presidente della Regione siciliana al Consiglio dei Ministri che investe problemi che riguardano l’Isola. Se la politica non è solo opportunismo mi aspetto che tutti i Deputati e Senatori eletti nell’Isola insorgano a difesa di quanto è ancora salvabile dell’autonomia. Non me lo aspetto certo da una squalificata Assemblea Regionale.

 

PIETRO BUSETTA

Tutto l’establishement  italiano si è messo al lavoro per sostenere l’ipotesi di autonomia differenziata! Dai grandi quotidiani alla intellighenzia, cosiddetta neutrale! Tutti pronti a continuare ad affossare il Sud!

 pietro busetta, economista, statistico, autore volume “il coccodrillo si è affogato “

Troppo comodo avere un terzo della popolazione e del territorio pronti a fare da esercito di riserva  ed a chiedere solo briciole!  Vaso di coccio che, se si muove troppo , si rompe a contatto con un Nord vorace ,spesso incolto , certamente bulimico ! É una sponda nel mezzogiorno la trova sempre! Che si tratti delle classi dominanti estrattive o di coloro che sono contro tutto e che vogliono la sicilia agricoltura / turismo ed al massimo emigrazione! Come ben detto da Bruno Tabacci in questo blog qui la Lega, come prima le varie classi politiche dominanti, trovano una sponda in una parte del Mezzogiorno senza dignità ! E la Sicilia fa una sua battaglia in solitario non capendo che, se   ci sono alternative , rimangono all’interno di un’area meridionale.

Sono un giornalista totale che scrive, parla e fotografa. Una passione: la bici da corsa. Un sogno: riuscire a far capire anche quello che non capisco.

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Comments

  1. Che si facciano o no le autonomie la Sicilia deve sfruttare la sua posizione nel mediterraneo che non può restare solo geografica ma fulcro dei commerci internazionali.

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