di Giovanni Pepi

In via Barcarello, a Sferracavallo, la borgata di mare a poco più di dieci chilometri da Palermo, c’è uno spazio prezioso a pochi metri dal piccolo porto. Una stretta striscia, in cui convivono spiaggia e scogliere, si apre su uno specchio di mare disseminato di scogli, sparsi come capitati tra quelle acque per caso. Qui il mare si colora nei modi più vari, una fiera di tinte e di toni. La sabbia dorata si incrocia con scogli neri e grigi, e poi una distesa piatta bianca e nera. Lo scenario è gioioso: bagnanti che si distendono al sole, raccogliendosi in comitive o gruppi di famiglia attorno agli scogli che i bambini conqustano per gioco, poi tuffandosi da queste piccole alture. Il mare si colora di verde, di azzurro, di grigio e persino si indora nei punti più vicini alla sabbia. Ma la bellezza si interrompe, lascia mare e scogli, quando si sale verso il piccolo porto e si raggiunge la strada. Qui una avvilente discarica emana odori terribili e mette in mostra sporcizie di ogni genere. C’è di tutto. Sacchetti e mobili, plastiche e carte, stoffe e cartoni, mobili in disuso e pagine di depliant pubblicitari, pezzi di gabinetto e vecchi ombrelloni . “Da due mesi è così…” mi dicono. Ma dalle frasi che raccolgo emerge solito menu di inciviltà e inefficienza. I cassonetti che seguono la discarica sono vuoti. Quindi l’amministrazione raccoglie. Un venditore mi sussurra “…Ma poi vengono con le lambrette e scaricano di tutto…” Con le lambrette chi? Da dove vengono? “E vuole che lo sappia? Se li vedessimo, secondo, lei , non li bloccheremmo…? Noi che siamo qui a subire da due mesi, mangiare polvere e respirare schifezze…” E intanto un bagnante, munito di scopa, pulisce in proprio… Se è così, tra bellezza e degrado, che fare…? Sorvegliare e intervenire, che altro? Speriamo che chi può lo faccia.

 

 

Sono un giornalista totale che scrive, parla e fotografa. Una passione: la bici da corsa. Un sogno: riuscire a far capire anche quello che non capisco.

Seguici e clicca su

Rispondi