di LELIO CUSIMANO e PASQUALE HAMEL

Attilio Fontana, nome poco noto agli italiani, è un leghista candidato alla presidenza della più grande regione italiana, la Lombardia, al posto dell’uscente Roberto Maroni. La campagna elettorale di Fontana (accreditato come probabile vincitore) è partita con una dura contestazione del fenomeno immigratorio; “dobbiamo decidere – ha detto Fontana –  se la nostra razza bianca deve continuare a esistere o se deve essere cancellata”.Con queste poche parole, anche se poi accompagnate da ritrattazioni e scuse, si è fatta passare una bufala, lasciando intendere alla gente che sia in corso un’invasione d’immigrati di colore provenienti solo dall’Africa. Secondo il Dossier Immigrazione, curato da IDOS il principale osservatorio italiano sul fenomeno, il 52% degli immigrati presenti in Italia è arrivato dal continente europeo e solo il 21% dall’Africa.

In realtà è facile evocare l’immagine dei gommoni con tanti disperati e ignorare i milioni di cittadini di “razza ariana” che entrano  ogni giorno liberamente nel nostro Paese; tuttavia chi ha un ruolo istituzionale, o ambisce ad averlo, dovrebbe coltivare la nobile arte della verità.L’immigrazione, che va sicuramente disciplinata meglio,  non può essere un argomento da campagna elettorale, specie se viene brandito come una mazza per affermare posizioni razzistiche e discriminanti.

AGGIUNGEREI CHE di PASQUALE HAMEL

MA GLI ITALIANI MERITANO TUTTO QUESTO ?

Leggendo la “sparata” di Attilio Fontana, che ho conosciuto una ventina d’anni fa nella sua qualità di presidente del consiglio regionale della Lombardia, mi sono sorpreso perché, avendo in quell’occasione conversato con lui,  ne avevo tratto l’immagine di un uomo mite molto aperto al dialogo e sicuramente lontano da suggestioni razziste. Ora, due sono le cose, o mi trovavo di fronte ad un abile simulatore o, più verosimilmente, devo pensare che per acchiappare qualche voto, secondo il motto ‘il Parigi val bene una messa’, ha deciso di cavalcare il cavallo del malumore corrente. Sia nell’una caso  che nell’altro, bisogna chiedersi se come italiani meritiamo un simile ceto politico!

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