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LE NOSTRE CHAT….. di PASQUALE HAMEL e GIOVANNI PEPI

Ciao Giovanni. Ho letto la tua nota su elezioni e Costituzione. Interessante. Io , però, vorrei porre sul punto una diversa questione, della quale si parla e straparla non sempre a proposito.

La Costituzione, nei suoi principi – con buona pace di quanti sostengono che essa sia originata dalla Resistenza – precede l’epopea resistenziale. E’ figlia della migliore cultura democratica del mondo occidentale e per di più la si trova in parte scritta nel famoso “Codice di Camaldoli” e nelle “Idee ricostruttive della Democrazia cristiana”. Andiamo poi al solito refrain della Costituzione antifascista. Intanto l’impianto costituzionale si muove in generale in senso contrario all’”anti” e, a leggere il testo, non si trova un accenno alla parola fascismo. Per trovarlo, bisogna andare alla XII disposizione transitoria la cui gestazione è stata abbastanza travagliata e di cui, per accenni, descriverò la storia. Nel progetto dei 75 il testo di questa norma, appositamente collocata fra le transitorie – allora era la prima norma transitoria – perché la loro permanenza avrebbe tradito i principi a cui si ispira la Costituzione, era composta di tre commi rispetto ai due commi dell’attuale XII disposizione.

Il primo, quello del divieto della ricostituzione del partito fascista, è riprodotto così com’era nel testo finale generando incertezze. Tali incertezze – in modo assolutamente improprio, in quanto non era la Corte legittimata a stabilirlo- vennero nel contesto dell’ordinanza n.323 del 1988 dissolte con la dichiarazione che la XII disposizione non era più da considerarsi  norma transitoria ma, piuttosto, norma finale. Il secondo negava l’eleggibilità a deputati, consiglieri nazionali del partito, oltre che ministri o sottosegretari del governo fascista. Il terzo comma era  più o meno lo stesso di quello attuale, solo che non prevedeva il limite temporale entro il quale veniva negata la eleggibilità e limitazioni al diritto di voto per “responsabilità fasciste”. In sede di definitiva approvazione, pur mantenendo il divieto di ricostituzione del partito fascista, e pur rilevando in sede di dibattito la sua contraddizione con l’impianto della stessa Costituzione, si preferì non inserire –  come invece si pensava di fare perché la temporalità caratterizza le norme transitorie, un termine ad quem rinviando la questione ad un momento successivo. Il secondo comma del testo dei 75 venne soppresso in quanto in contraddizione con l’art.56, articolo informato a principi democratici. Mentre, come si è detto, si diede un termine preciso di cinque anni dopo il quale la norma stessa decadeva. Da quanto detto, appare evidente che il costituente, con saggezza, si rese conto che dette norme, in realtà, non corrispondevano all’impianto giuridico che si era voluto dare alla Costituzione ma che costituivano un tributo alle condizioni socio-politiche del momento. A conclusione di questo breve discorso di può ben dire che sia improprio parlare di Costituzione “antifascista” e, invece, più corretto parlare di Costituzione “afascista”.

                                                                                                                              PASQUALE HAMEL

NO, E’ UNA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA…

Ciao Pasquale. Apprezzo  la qualità dei riferimenti. Tecnicamente fondati.  Ma vedi , le disposizioni transitorie non sono elemento irrilevante o minimo. Regolavano la transizione da una fase istituzionale ad un’altra. In questo contesto il divieto di ricostituzione del partito fascista caratterizza il nuovo corso costituzionale. L’antifascismo non mi sembra una valutazione impropria e l’afascismo   mi sembra , invece , indicare un distacco  ( o una indifferenza) per il fascismo non corrispondente alla realtà storica. Del resto anche la decisione dell ’88 che tu , opportunamente, citi , nel quadro di una tensione contro il fascismo che è innegabile.  Poi il dibattito su antifascismo e democrazia , certo , fu intenso e non facile , per la semplice ragione che , sappiamo benissimo , tutti i fascisti sono antidemocratici ma non tutti gli antifascisti sono democratici. Qui siamo d ’accordo. Ma questo é un altro discorso .

                                                                                                                                     GIOVANNI PEPI

HAMEL Sono spinto a scrivere dal desiderio di chiarezza sul piano tecnico. Lungi da me ogni e qualsiasi tentazione revisionista. Il fatto che la nostra sia una Carta costituzionale in cui i diritti associativi siano particolarmente sottolineati mi porta a pensare che una norma come quella in questione trovi giustificazioni solo in una fase di transizione. Inoltre, lo ribadisco, che la nostra Suprema carta non possa integrare concetti negativo di “anti” ma piuttosto concetti positivi di “pro”. “

PEPI. Vero , ma non vedo niente di tutto ciò contraddire l’antifascismo della nostra Carta. Di esso, a mio avviso, essa è visibilmente intrisa , per i valori che propone e per l’impianto istituzionale che realizza. “Pro” e non “anti”, tu dici. Giusto. Ma tutti i pro , ossia i diritti di libertà che si affermano per gli uomini e le donne, soli e associati , per i partiti i sindacati, le associazioni di ogni genere e l’ambiente , sono visibilmente opposti al fascismo. Lo svolgimento tecnico delle norme è funzionale alle scelte politiche e culturali che animarono l’antifascismo.  Per questo non sorprende ( me almeno ), il rapporto tra la norma transitoria e la decisione dell’88 di cui tu, con ammirevole precisione, scrivi. Per questo ,ripeto ,  non  credo sia improprio parlare di costituzione antifascista..

 

 

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