di PASQUALE HAMEL

In questo momento di grande difficoltà si ripropone il tema del governo del Paese, della capacità di assumere, senza tentennamenti o intermediazioni che allungano i tempi di risposta, delle decisioni responsabili. Da più parti si invoca la guida di Draghi per un governo di unità nazionale che, accanto all’assunzione dei provvedimenti necessari a frenare gli effetti della pandemia che ha seminato e continua a seminare morte, guardi anche avanti, al dopo-coronavirus, per impedire che i danni che sta subendo l’economia del nostro Paese divengano permanenti allargando le aree di povertà e negando futuro alle nuove generazioni.

Sicuramente Draghi è una risorsa sulla quale puntare, anche per la sua indubbia autorevolezza a livello mondiale ma, pur avendo fiducia nelle qualità dell’uomo – ricordiamoci che se l’Italia in questi anni di crisi ha navigato lo deve molto a quest’uomo – , non possiamo immaginarne qualità taumaturgiche se non si muta il contesto istituzionale. Mario Draghi potrebbe assumere, con la certezza di risultati utili, un ruolo di governo solo cambiando le regole del gioco, in un contesto nuovo di repubblica semi-presidenziale alla francese che garantisce una stabilità ed una forza che l’attuale repubblica parlamentare non garantisce. In assenza di tali riforme, sprecare la risorsa Draghi per presiedere un governo sottoposto alle pressioni di parte, non è un lusso che ci possiamo permettere.