di GAETANO DE BERNARDIS

In questa stagione, finalmente dopo anni di acceso dibattito sul tema “moviola sì/ moviola no” , il calcio si è aperto all’innovazione tecnologica che dovrebbe mettere a tacere le polemiche e  le recriminazioni delle diverse squadre e dei loro sostenitori.  Così ha fatto il suo ingresso nel linguaggio settoriale del calcio l’acronimo V.A.R. che significa Video Assistant Referee e che possiamo rendere con la locuzione italiana (“video-assistente dell’arbitro”). Con l‘adozione di questo meccanismo è sorta anche una questione linguistica che ha coinvolto addetti ai lavori, giornalisti, linguisti e perfino l’Accademia della Crusca, che da sempre costituisce la massima autorità su questioni relative alla lingua italiana. Tuttavia, nel caso di questo acronimo dubbi eccessivi non dovrebbero essercene, in  quanto la locuzione inglese presenta nomi (assistant e referee) di genere maschile Nella transcodificazione dalla lingua inglese alla nostra non c’è nessun  motivo per cui essi debbano cambiare il loro genere e quindi sarei propenso a dire il V.A.R. e non la V.A.R. Tuttavia la questione è totalmente demandata all’uso che ne faranno i media che oggi hanno un ruolo rilevante anche a livello di scelte linguistiche  e lessicali.

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