DETTO FRA NOI di LELIO CUSIMANO

Prendo spunto dalle parole di Pasquale Hamel per fornire qualche spunto sul tema dell’immigrazione limitato ai fatti e possibilmente senza ipocrisie.  In Italia è possibile parlare d’immigrati in maniera argomentata e credibile? La prima risposta che viene in mente è: no!. E’ quanto lascia intendere il Corriere della Sera che, in un editoriale di Ernesto Galli della Loggia, comincia con il chiedersi: quando Berlusconi promette di volere rimandare a casa circa 600 mila immigrati irregolari (in realtà sono 491 mila), perché tace sul fatto che i Paesi di origine non sono disponibili a riprenderseli? Le cronache di questi giorni sono piene di superficiali semplificazioni che allontanano la comprensione reale dei problemi. Altro esempio; secondo la legge Bossi-Fini tuttora in vigore, un imprenditore italiano dovrebbe fare pervenire l’offerta di lavoro a un aspirante immigrato prima che parta dal Paese di origine; irrealistico!

Eppure alcuni correttivi si potrebbero trovare.E’ innegabile, ad esempio, che gli stranieri spesso commettano reati gravi nel nostro Paese e in percentuale sproporzionata rispetto al loro numero. Il 60% e oltre di alcuni reati (prostituzione, spaccio, furti in appartamento…) è commesso da immigrati.  E la percentuale di recidivi è altissima. Davvero, si chiede Galli della Loggia, non è possibile inasprire le pene o, in alternativa, eliminare le attenuanti per chi ripete il reato?Per la legge italiana uno spacciatore, italiano o straniero, colto in flagrante può essere condannato al massimo a quattro anni ma, dopo un paio di giorni di fermo, deve OBBLIGATORIAMENTE essere rimesso subito in libertà. Su questi temi la sinistra italiana ha responsabilità storiche.

E che dire dell’integrazione sbandierata solo a parole? Che dire dello studio della lingua tedesca e delle regole della convivenza civile in quel Paese e del vuoto d’iniziative del genere in Italia?Il tema, tuttavia, non è chi ha le maggiori responsabilità tra i partiti italiani. Potremmo ricordare, ad esempio, che un governo Berlusconi firmò il Trattato di Dublino, secondo il quale gli immigrati sono responsabilità esclusiva del Paese di primo sbarco. Oggi il tema è che cosa si può fare, magari mettendo insieme anche forze politiche diverse, per affrontare un’emergenza nazionale. Magari smettendo di mandare messaggi contro i “neri”, quando ogni cento immigrati presenti in Italia, dall’Africa ne arrivano 21. Magari accantonando la guerra santa contro l’islamismo quando il 54% degli immigrati è di religione cattolica.

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