( Vecchi telefoni in vendita nel mercato di Ballarò a Palermo )

di LELIO CUSIMANO

Dopo decenni di polemiche e scontri infuocati, con il parere favorevole delle Camere, il Consiglio dei Ministri ha varato la riforma delle intercettazioni telefoniche. Su questo tema la polemica ha raggiunto in Italia livelli altissimi eppure oggi, che finalmente è arrivata la riforma, non ne parla quasi nessuno. Le principali modifiche riguardano il ruolo della Magistratura, chiamata a custodire le intercettazioni in un archivio centralizzato e riservato. La polizia giudiziaria, dal canto suo, potrà trascrivere soltanto le parti utili all’inchiesta.

In ogni caso tutti i fatti non rilevanti e che riguardano la sfera privata dei cittadini non faranno più parte degli atti dell’inchiesta. Il giudice e il difensore potranno accedere all’ascolto dell’intera intercettazione ma non potranno averne copia. Le conversazioni tra gli indagati e i loro legali non potranno mai essere utilizzate a fini processuali, mentre i tempi a disposizione della difesa, per l’esame del testo dell’intercettazione, passano da 5 a 10 giorni. La riforma entra  in vigore alla fine del 2018. Sono stati necessari vent’anni di polemiche; è curioso che la riforma sia stata approvata da una maggioranza di centrosinistra e non da una maggioranza di centrodestra, che pure si considerava la parte politica più penalizzata da questo strumento d’indagine che, se correttamente usato, può comunque svolgere una funzione nei procedimenti giudiziari. Una buona notizia.Ma allora si può fare!

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