( Nella foto Il francobollo emesso per ricordare il 70° anniversario della Costituzione. Nell’immagine Il Capo dello Stato Enrico De Nicola, affiancato, a sinistra, dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e, a destra, dal Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini ).

di GIOVANNI PEPI 

In questa campagna elettorale, la Costituzione è come una pista libera.  Tutti vi ballano  impegnandosi a restarci sopra , poi ognuno si muove prescindendo dalla musica. Alessandro Di Battista , esponente popolarissimo del M5S, chiede a Lucia Annunziata che lo intervista  : “Non è scontato dare l’incarico di governo a chi vince le elezioni? Allora mi sta dicendo che non c’è democrazia in questo Paese?..” No,  c’è democrazia in questo paese. Ma è regolata da una Costituzione che disegna una repubblica parlamentare. Dove il presidente , consultati i gruppi, sceglie, per guidare l’esecutivo,  l’uomo che giudica in grado di ottenere la maggioranza in parlamento.  Glielo ripete spesso Massimo Bordin, conduttore della autorevole rassegna stampa su Radio radicale. Al punto che ieri è ricorso ad una feroce ironia. “Non vogliono capire, forse bisogna spiegarlo loro con un disegno” Almeno Matteo Renzi, leader del Pd, al ballo non partecipa più ( dopo non poche incertezze) e dice chiaro che il nome del premier compete a Mattarella. Ma non si può escludere lo faccia ora perchè una scelta acuirebbe le sue divisioni interne.

Ma non solo i grillini, in materia di Costituzione, ballano da soli. A luigi Di Mario, leader M5S, che presenta già la lista dei ministri, si aggiunge Matteo Salvini, capo della Lega , che giura da presidente del Consiglio con il Vangelo in mano, tutte e due candidandosi a premier, tutte e due almeno fuori tono rispetto alla Costituzione là dove essa afferma: “ Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”  ( articolo 92 ) . E scende in pista pure Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia, che vuole attuare , a colpi di referendum, riforme come l’elezione diretta del Capo dello Stato e introdurre il divieto di “cambiar casacca”. Solo che bisogna modificare le  norme della Costituzione e queste non sono modificabili per referendum, come ha deciso la Corte con sentenze che , per Costituzione, non sono impugnabili (articolo 137) Insomma si inverte una linea di marcia. Quelli che volevano riformare la Costituzione vanno in ritirata tattica. Quanti invece volevano conservarla  e alla riforma si opponevano si comportano ora come , per  il poeta Paul Claudel, i cattolici con la Bibbia. Nutrono per essa un “rispetto enorme” che “ si manifesta soprattutto nel tenersene a rispettosa distanza.” Stanno così le cose e la politica sempre più si  trasforma in una sequenza di inganni.

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