L’INTERVISTA con GIOVANNI CATALDO

DIVERSE FACCIE TRA OCCIDENTE E ORIENTE 1

di GIOVANNI PEPI

La mafia c’è. Resiste. Cerca rilanci. Tenta mutazioni. Il dato sembra questo, dalle interviste fin qui pubblicate. Ma il suo potere di intimidazione si è ridotto, la sua ricchezza assottigliata. E’ meno forte di prima e fa meno paura di prima?  Comincia da qui una lunga conversazione col generale Giovanni Cataldo, Comandante dei Carabinieri in Sicilia. Lo incontro nel suo ufficio nella caserma Dalla Chiesa, in una stanza luminosa, arredata con mobili eleganti e sobri. Ha una grande esperienza alle spalle, nel contrasto del crimine organizzato.

giovanni cataldo , comandante regionale dell’Arma dei Carabinieri in Sicilia

Occupare oggi la poltrona, tutt’altro che comoda, che fu di Carlo Alberto Dalla Chiesa, lo rende giustamente orgoglioso. Mi dice :“È uno dei maggiori simboli del contrasto della mafia. Questo costituisce per me un’ulteriore responsabilità nel perseguire uno dei core business istituzionali dell’Arma dei Carabinieri. “ Una lunga conversazione, dicevo, in cui della mafia, ho potuto formulare domande su tutto: la sua crisi, la capacità di intimidazione, i tentativi di rigenerazione, il rapporto con la società che cambia, la espansione nel centro nord, il rapporto con la politica, la qualità delle leggi di contrasto. E le risposte potranno dare ai lettori un quadro esauriente su un tema ancora complesso e non univoco.

Allora Generale, una mafia meno forte ?

Risponde senza cedere agli schemi. Dice : “La mafia è indebolita, certo. Colpi durissimi le sono stati inferti. L’hanno fiaccata non solo gli arresti, numerosi, ma anche i sequestri di patrimoni illecitamente accumulati. Ma rimane attiva. Persegue , seppur in forma mitigata, nei suoi tentativi di influenzare e condizionare il tessuto sociale, amministrativo ed economico del territorio…”

Con quali conseguenze..?

“ Quelle di  alterare di fatto l’economia reale,  la leale concorrenza nei vari ambiti interessati . Con importanti immissioni di denaro di provenienza illecita, nel reiterato tentativo di inglobarli nell’economia legale….”

E il suo cuore resta in Sicilia ?

“E’ saldamente ancorata alle proprie radici territoriali , non c’è dubbio. Ma è anche proiettata ben oltre i confini nazionali….” 

Dove ?

“ Ovunque intravede la possibilità di facili guadagni..”

Questo la induce a mutazioni , diciamo così, della sua struttura ?

“Non proprio.  Cosa nostra si presenta ancora come un’organizzazione verticistica, unitaria e tradizionalmente strutturata in famiglie raggruppate in mandamenti nella parte occidentale e centrale della Sicilia.”

E nella zona orientale…?

“ Qui, direi, che il fenomeno mafioso, è più articolato..”

In che senso ?

“Nella Sicilia orientale, alle consolidate consorterie, si affiancano, in particolare nella vasta zona etnea, altri sodalizi criminali fortemente organizzati, inclini ad evitare contrapposizioni con le più influenti famiglie.

E quali differenze ha visto maturare in questi ultimi anni..?

“ Da parte della popolazione, intanto.   Si è consolidata una maggiore attenzione al fenomeno mafioso e alle sue manifestazioni, una presa di coscienza.”

La misura è adeguata ?

“ Purtroppo non è ancora totale. Ma l’evoluzione positiva è testimoniata dalle sempre più numerose denunce. Cittadini, commercianti ed imprenditori spesso forniscono un contribuito determinante alle indagini ed al contempo permettono di limitarne la potenziale forza intimidatrice.”

Dove la mafia ha perso più forza ? Negli assetti del  vertice o nel consenso popolare?

“L’efficace azione di contrasto realizzata negli ultimi anni da Magistratura e Forze dell’Ordine ha duramente colpito l’organizzazione, assicurando alla Giustizia molti suoi vertici ed aderenti. Oggi è sensibilmente mutato il contesto sociale di riferimento, in quanto risultano largamente indeboliti quei presupposti culturali ed ambientali che, in passato ,avevano consentito al fenomeno di attecchire in gran parte del tessuto sociale….”

Quindi si può parlare di un indebolimento duplice. Dentro i suoi ranghi e fuori. 

“ Direi di si . Si è effettivamente innescato un progressivo mutamento di comportamenti e tendenze . Si è a una presa di consapevolezza da parte della popolazione che, di fatto, ha modificato strutturalmente la mentalità e l’approccio al fenomeno. Si può pertanto affermare che cosa nostra oggi sia in una significativa fase di difficoltà sociale e riorganizzativa, per cui non conta più sullo stesso seguito di dieci o vent’anni fa. Ma questo aspetto non deve farci illudere..”

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E’ SFIANCATA PER QUESTO RINCORRE VECCHIE REGOLE 2 /

Non bisogna illudersi ? Perché ?

“ Sappiamo bene che cosa nostra è sempre in grado di autorigenerarsi in breve tempo. Resta dotata di dinamismo e potenzialità offensiva. E’ in grado di muoversi  in  una direttrice geo-referenziata..”

Che vuole dire ?

“Che cerca di mantenere il controllo del territorio nelle aree storicamente asservite al potere mafioso,  in base a logiche affaristiche, infiltrandosi negli ambienti imprenditoriali e finanziari, nazionali ed esteri, per riciclare capitali illeciti, accaparrarsi appalti, catalizzare sovvenzioni pubbliche, indirizzare scelte industriali…”

 Quindi la sua invadenza continua.. ?

 “ Si, cosa nostra continua a manifestare, insieme alle tradizionali forme di coercizione e di controllo del territorio, una propensione a pervadere il tessuto socio-economico, ad infiltrare e condizionare gli apparati locali politico-amministrativi, nonché i settori imprenditoriali e finanziari.”

Parliamo della sua struttura interna. Vediamo ritornare gli scappati  all’apice . E’ una scelta strategica per tornare ai vecchi metodi o necessità per colmare i vuoti nel potere di direzione  ?

“Recenti inchieste giudiziarie hanno confermato la persistente attualità di rapporti tra esponenti di famiglie storiche di “cosa nostra” palermitana, i cosiddetti perdenti, con elementi di cosa nostra americana, con particolare riferimento alla famiglia Gambino i cui membri, all’inizio degli anni ’80, in conseguenza della seconda guerra di mafia di Palermo, furono costretti ad espatriare, trovando rifugio proprio negli Stati Uniti, con l’aiuto di affiliati che già risiedevano lì. ..”

Gli scappati per l’appunto

“Già. Si tratta dei componenti le consorterie perdenti nello scontro con i corleonesi di Riiina che hanno impiantato negli USA fiorenti attività imprenditoriali, i cui proventi sono stati destinati al mantenimento delle famiglie e dei sodali rimasti in Sicilia. ..”

Quindi il filo non si era mai interrotto..?

“No. Non è mai venuta meno la connessione tra affiliati e componenti delle consorterie del versante americano e siciliano…”

Qualche elemento concreto per chiarire ?

“Nel dicembre del 2008 i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, con l’operazione Perseo, documentarono un tentativo di ricostituire la commissione provinciale mafiosa. .”

Altre indagini ?

“ Ce ne furono di successive: Oscar, Pedro, Sisma, Argo, Alexander, Lago, Reset , Panta Rei e Talea, solo per citarne alcune. Bene. Tutte hanno confermato nel tempo la necessità di Cosa nostra, di riorganizzarsi con una struttura piramidale che ,per un certo periodo , è stata, di fatto, assente. .”

Ma che sempre si cerca di ricostituire ..

“Eccome. Nel dicembre 2018, l’operazione Cupola 2.0 ha nuovamente colpito la famiglia mafiosa palermitana, portando all’arresto di Settimo Mineo , ritenuto nuovo capo di “cosa nostra “ palermitana, di 4 capi mandamento, 10 fra capi famiglia, capi decina e consiglieri nonché 30 uomini d’onore, documentando la ricostituzione della “nuova” commissione provinciale di Palermo di Cosa nostra ..”

Una nuova Cupola ?

Si . E questa “nuova” cupola, oltre a ristabilire e riscrivere le vecchie regole di mafia, riportandole persino in una “carta scritta”, aveva nominato il “nuovo” capo provinciale ed individuato portavoci, delegati e rappresentanti ufficiali dei capi mandamento di Pagliarelli, Porta Nuova, Villabate e Belmonte Mezzagno. Siamo a evidenze che  testimoniano , in ogni caso , come l’organizzazione mafiosa cerchi periodicamente di ricostituire l’organo collegiale Provinciale e, dunque, di ristabilire le originarie dinamiche operative.”

Insomma piacciono sempre le vecchie regole..

“Questo è il punto. Ma , vede, proprio questa necessità di ritornare a “vecchie” regole organizzative dimostra che la mafia è stata evidentemente colpita da un’azione di sfiancamento condotta dallo Stato che l’ha indotta a ritornare sui suoi passi, a riprendere regole antiche per arginare uno stato confusionale nel quale si trovavano le “famiglie” mafiose palermitane. Di qui la scelta delle famiglie di ricostituire la “cupola” con soggetti di antica e tradizionale fedeltà alle regole non scritte e di comprovata caratura criminale. “  

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COLPISCE LE IMPRESE CHE NON SEMPRE LA RIFIUTANO 3

Riassumiamio: la mafia è indebolita, cerca rigenerazione, rincorre vecchie regole. E la pressione sull’economia resta . In quali settori è più presente ? Dove si concentrano i suoi affari ?

“ Gli ingenti profitti ricavati dalle attività illecite ,in particolare dal traffico di droga,  sono reinvestiti nell’economia legale. Danno luogo ad intrecci sempre più stretti tra criminalità mafiosa, corruzione, criminalità economica e colletti bianchi….”

Intrecci ? Di che genere ? 

“Sono molteplici le modalità e gli strumenti attraverso cui il capitale mafioso si mescola e si occulta in quello legale..”

Ne citi alcuni

“Si riciclano i capitali illecitamente conseguiti, realizzando nuovi profitti, grazie anche al mancato rispetto delle norme sui contratti di lavoro, imposte e contributi previdenziali e ad altre forme di illegalità…”

Si è pure detto di una capacità della mafia a offrire servizi a certe imprese. E’ così ?

“Confermo. Le mafie forniscono ‘servizì’ di diversa natura..

Per esempio?

Protezione, contenimento dei conflitti sindacali, credito, assistenza per il riciclaggio dei proventi in nero…

A quali imprese li fornisce ?

“ In particolare a piccole aziende, caratterizzate da basso sviluppo tecnologico, lavoro non qualificato e basso livello di sindacalizzazione. Si realizza dunque un sistema di scambi reciprocamente vantaggiosi: le aziende puntano a “incrementare i profitti, abbattere i costi, recuperare crediti o risolvere problemi di liquidità con l’iniezione di nuovo capitale.”

In questo modo la mafia acquisisce consensi.

“Certo. Così le mafie diventano  delle vere e proprie agenzie di servizi illegali per le imprese, pronte come sono a mettere a disposizione dell’economia, all’occorrenza , il proprio capitale di relazione con i poteri, la riserva di violenza e, non ultimo , il capitale di ricchezze illecitamente accumulate…”

E realizzano non solo pressioni ma anche invasioni ?

“ Anche.  Assumono progressivamente il controllo totale delle imprese coinvolte con l’estromissione sostanziale dei precedenti titolari, grazie anche all’omertà delle vittime determinata non solo da paura ma anche dai pregressi rapporti con i componenti del sodalizio, garantendosi così anche la disponibilità di posti di lavoro da assegnare per creare consenso sociale al sodalizio mafioso. …”

E di tutto questo sono oggetto i settori tradizionali, come l’edilizia, o ce ne sono di nuovi ?

 “Il mercato dell’edilizia, tradizionalmente oggetto di interesse dell’organizzazione mafiosa, vive oggi un periodo di stagnazione, in cui scarseggiano gli appalti pubblici e dunque diminuiscono i cantieri, ove spesso si insinuano le famiglie mafiose, pretendendo ad esempio l’imposizione di forniture e/o manodopera. ..”

E quali sono i nuovi settori di interesse ?

“Un contesto sicuramente oggi a ‘rischio’ è il comparto agricolo e la filiera alimentare, la cosiddetta agromafia, nel quale la criminalità investe denaro sporco per controllare settori puliti quali le coltivazioni e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli..”

E quali altri ?

La grande distribuzione e la ristorazione, accanto alle possibili ingerenze illegali in altri delicati ed importanti ambiti .”

Per esempio ?

“ Il ciclo dello “smaltimento dei rifiuti”, nel settore delle energie rinnovabili, nel turismo, in quello relativo ai giochi e scommesse on-line, nell’accoglienza dei migranti eccetera…”

Se ben capisco la pressione è rivolta a settori nuovi ma non si toglie lo sguardo da quelli tradizionali.

“E così. Per esempio, l’intero comparto agro-silvo-pastorale costituisce ancora, per cosa nostra, un allettante e proficuo bacino d’interesse ove praticare estorsioni, intimidazioni ed imposizioni ai danni di imprenditori agricoli, ma anche cogliere le opportunità offerte dalle politiche di sostegno e finanziamento pubblico per lo sviluppo rurale…,.!”

E come aggrediscono l’agromafia ?

 “Attraverso  vessazioni nei confronti di proprietari terrieri e conduttori di fondi agricoli, con lo scopo dell’accaparramento dei patrimoni immobiliari e dei fondi rurali destinatari di pubbliche sovvenzioni (contributi regionali e comunitari, integrazioni sulle colture, finanziamenti in genere e persino acquisizione di fondi previdenziali.”

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ANCORA I BOSS RIESCONO A RECLUTARE I RAGAZZINI 4/

La pressione della mafia  resta, anche se meno forte di prima. Ma il suo consenso sociale è più debole. Possiamo dirlo, a questo punto. No ?

“Consideriamo un punto principale. Sebbene eserciti ancora una forte ‘vis’ attrattiva, per la sua capacità di gestire ingenti illeciti guadagni, la mafia ha estremo bisogno di affondare le sue radici nel territorio. I  mafiosi non sarebbero tali e non potrebbero insinuarsi in quelle realtà sociali ove talvolta lo Stato può essere meno presente…” 

Ma si ritrovano più soli. O no ?

“Si può affermare oggi il concetto che ad una più efficace e profonda azione repressiva del crimine organizzato, è seguito indubbiamente un maggiore isolamento delle mafie dal contesto culturale e sociale in cui operano. ..”

Quali fattori lo hanno determinato ?

“La scolarizzazione di massa, la modernizzazione dei costumi, la cultura urbana ed anche il ruolo dei mezzi di comunicazione …”

E poi ci sono  pentiti ..

“ Appunto. La stessa presenza di un gran numero di collaboratori di giustizia è anch’essa, a suo modo, espressione di tale rottura….”

Per tornare al maggior isolamento sociale, un contributo viene pure o no dall’associanismo antimafia.. ?

“ Certo. Il fiorire di associazioni antiracket ed anti usura , l’accresciuta collaborazione riscontrata durante le indagini, da parte di cittadini, commercianti ed imprenditori, rappresentano oggi un chiaro e tangibile esempio del fatto che il consenso sociale alla mafia non è più quello di una volta, essendosi di fatto significativamente affievolito.”

Per quanto ridotto, però, un consenso sociale alla mafia, nelle periferie e nei quartieri, c’è ancora. Cosa lo determina ?

“ C’è ancora. Perché il contesto ambientale conta molto ed il dato relativo alla disoccupazione giovanile resta sempre molto significativo. La mafia ha infatti una forte specificità territoriale. Il cosiddetto controllo del territorio, esercitato in competizione con l’autorità statale, è una caratteristica peculiare dell’organizzazione mafiosa…”

Quali sono gli spazi del territorio più a rischio ?

 “Ma vede. Non si può neanche considerare la mafia come un fenomeno socialmente e spazialmente concentrato..”

Perché no ?

“ Perché , spesso, si articola in differenti cerchie sociali. Si diffonde in luoghi diversi da quelli originari, istituendo collegamenti e scambi con soggetti esterni, che danno vita a reticoli relazionali diffusi ed eterogenei…”

Più nelle periferie, per. Questo si può dire ?

Le periferie disagiate, sicuramente, rappresentano un bacino da cui attingere la necessaria manovalanza, con tanti giovani di fatto cresciuti all’ombra dei clan, pronti a delinquere quasi sempre per denaro o anche per il solo fascino del potere…”

Giovani, quanto giovani ? Si è saputo anche di giovanissimi esposti al rischio di reclutamento .

“ Si. Il legame tra ragazzini e mafia è stato documentato da varie inchieste giudiziarie. Gli uomini delle cosche individuano spesso in tali ambiti i minori più violenti e capaci. Li pongano sotto la loro protezione per una sorta di apprendistato. L’iniziazione segue poi, in genere, con l’incarico di eseguire incendi ed altre intimidazioni. “

L’azione giudiziaria e di polizia ha raggiunto risultati innegabili. E’ sufficiente ? O ci vuole altro per sconfiggere definitivamente la mafia ? 

“ Le operazioni di contrasto al fenomeno mafioso svolte dalle Forze di Polizia e dalla Magistratura, di per sé, costituiscono uno dei tanti importanti tasselli necessari per poter sconfiggere in modo definitivo il crimine organizzato…”

Parliamo dei Carabinieri. Qual’è il bilancio della repressione ?

“ Nell’ultimo biennio, in Sicilia, i Carabinieri hanno tratto in arresto oltre 540 persone per reati di mafia, assicurando alla giustizia numerosi capi mandamento e capi di famiglie mafiose…

Lei dice uno dei tanti tasselli. Quali sono gli altri ?

“ E’ necessaria un’azione corale di presa di coscienza in ogni settore della vita sociale…”

Secondo lei è importante la mobilitazione che spesso si realizza nelle scuole ?

“ Direi estremamente importante. Per diffondere sempre più il seme della legalità. Perché la lotta alle mafie sia parte integrante del bagaglio culturale delle nuove generazioni. In questo ambito, il fattore educazione è essenziale per la formazione delle generazioni future. Se l’Italia vorrà avere successo nella lotta alla corruzione ed alle mafie, dovrà sostenere nuovi valori sociali ed etici, sviluppando meccanismi formativi che dovranno assolutamente rappresentare una negazione piena del modello mafioso…”

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E’ SEMPRE PIÙ COLPITA MA SEMPRE VIVA 5 /

Ma la mafia, si dice, trova un terreno facile di penetrazione nella mancanza del lavoro, nella diffusa povertà. Lei cosa pensa ?

“ Penso che quello del lavoro è l’altro fattore importante per favorire il contrasto della mafia. Con politiche mirate di crescita dell’occupazione si potranno  garantire alla popolazione servizi più soddisfacenti. E si potrà ridurre quel bacino di manovalanza criminale per le organizzazioni mafiose, storicamente fornito dalle regioni meridionali. Penso che solo con la creazione di maggiori opportunità lavorative, sarà possibile avviare una piena crescita ed emancipazione della Sicilia dalla criminalità organizzata.”

Lei, giustamente, non parla  di mafia, ma di mafie . Ora , nella sua carriera, Lei si è misurato nel contrasto di tutte , oltre che di  quella siciliana. Che rapporti ci sono, oggi, tra le mafie italiane ?

“ Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, pur avendo caratteristiche intrinseche diverse, hanno sempre comunicato ed imparato le une dalle altre, senza voler occupare i territori altrui ma, anzi, collaborando e spesso fornendosi reciproca assistenza. “

Un mutuo soccorso , insomma . In quali ambiti.

“ Faccio degli esempi. Numerose inchieste  hanno provato come molti latitanti siciliani scelsero di vivere in Campania ,in un determinato periodo storico..”

Quando esattamente ?

“ Anni ’80 e ’90.”

Qualche altro esempio di scambio.?

“ Approfittando delle coperture di cui potevano godere, così come è stato documentato , lo scambio di manovalanza fra i clan per l’esecuzione materiale di taluni omicidi. Ancora. Molti “capibastone” calabresi si affiliarono a ‘cosa nostra’, così come alcuni boss mafiosi, in particolare dell’area messinese, si affiliarono alle ‘ndrine calabresi. “

Non sono connessioni da poco…

“No. Le mafie hanno sempre dialogato, dimostrando di saper fare affari fra loro, allo scopo di ottenere il “potere” ed i profitti economici. Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, oggi, operano sempre più secondo modelli imprenditoriali variabili, che vengono calibrati su ogni realtà economica in cui le organizzazioni si infiltrano e che colpiscono indistintamente tutti i settori economici….”

Attualmente quali sono le collaborazioni più visibili ‘

“ Le indagini più recenti hanno confermato la tendenza dei gruppi calabresi ad instaurare forme di proficue interazioni con consorterie di diversa matrice mafiosa e, in particolare, con ‘cosa nostra’. “

Si può pensare ad alleanze , per dir così, strategiche ?

“Noi direi. Tendenzialmente, le forme di cooperazione emerse tra le due matrici mafiose appaiono più che altro dettate da specifiche esigenze contingenti, quindi dal business del momento, più che da una costante condivisione di un programma criminale strutturato…”

E quanto ai settori di affari, in quali queste intese di business, per dirla come Lei, si reralizzano principalmente ?

“Un ambito in cui si è registrata una interazione fra le cosche pugliesi e le mafie tradizionali è quello del riciclaggio nei settori del gioco d’azzardo e delle scommesse on-line. Infatti, con l’operazione “Gaming offline”, portata a termine nell’autunno del 2018 da D.I.A., Carabinieri, Guardia di Finanza e Pubblica Sicurezza, coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dalla Procura della Repubblica di Catania, le numerose persone coinvolte sono state accusate di aver condotto operazioni di gioco d’azzardo illegali, finalizzate ad agevolare gli interessi di alcuni clan catanesi, di Reggio Calabria e di Bari. ..”

Una alleanza a tre , quindi..

”Si. E’ stata dunque ricostruita l’esistenza di una rete di collegamenti fra criminalità organizzata barese, ‘ndrangheta e mafia siciliana, che ha posto in essere una capillare infiltrazione nel settore della raccolta del gioco e delle scommesse, assicurando di fatto una posizione di predominio alle famiglie mafiose rispetto agli operatori del circuito legale, favorendo così il reimpiego di capitali illeciti…”

Tra le mafie, Cosa nostra sembra quella maggiormente indebolita dalle azioni di contrasto.

“Ci sono sicuramente dei segnali di minore forza ed operatività da parte di “cosa nostra”. Ad esempio, attraverso varie inchieste giudiziarie, si è appurato come la mafia siciliana non sia più in grado di organizzare, come accadeva nel passato, una autonoma rete di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, settore questo in cui la ‘ndrangheta risulta aver preso, di fatto, il sopravvento. ..”

La ndrangheta è oggi la mafia più intraprendente..

“ E’ significativo il fatto che , anche  nel nord Italia , è emerso come la ‘ndrangheta abbia la gestione dei principali affari e traffici criminali…”

Così mi pare Lei confermi. E’ cosa nostra la mafia più colpita dalle azioni di contrasto..

“ In realtà, la consistente azione repressiva dello Stato, attuata subito dopo le stragi del 1992, si è concentrata sulla mafia siciliana con un enorme sforzo investigativo, determinando di fatto un netto ridimensionamento di tale organizzazione. ..”Favorito , è il caso di dire, per tornare a quanto si diceva nelle altre interviste, anche da un favore popolare all’azione statale..”

“ Senz’altro. Uno degli effetti delle stragi mafiose è stato l’avvicinamento alle istituzioni anche di una certa parte della popolazione siciliana che, dopo secoli di paura o di consenso, nei confronti di cosa nostra o di diffidenza verso lo Stato, ha iniziato a sperimentare la denuncia e lo schieramento accanto alla magistratura e alle forze dell’ordine, sebbene con un percorso lento e ancora non generalizzato…”

Così , scegliendo le stragi, la mafia ha finito con l’agire contro se stessa..

“ Indubbiamente, questa organizzazione criminale, ha subìto alcuni cambiamenti epocali che hanno inciso sulla sua connotazione di mafia eversiva che sfidava il sistema democratico e che, di conseguenza, si avvaleva di forme di efferata violenza dinamitarda e indiscriminata. ..”

Cambiamenti , ripeto, che l’hanno indebolita ..

“Ciò nonostante, non bisogna sottovalutare che ci si trova di fronte comunque a una associazione criminale segreta con più di due secoli di storia, fondata su regole precise che le consentono di superare i momenti difficili e di sopravvivere anche in assenza dei vertici. ..”

Quali elementi lo dimostrano ?

“Per esempio, ai continui arresti di mafiosi di ogni livello, l’organizzazione criminale ha puntualmente risposto con la sostituzione immediata del sodale detenuto, dimostrando così non solo una operatività incessante ma anche di potere contare su un numero, sempre vasto, di affiliati talvolta, peraltro, di strato culturale medio-alto…”

SI ESPANDE AL NORD CON IL CREDITO MAFIOSO 6/

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E questo le consente una presenza ancora forte

“Direi che  anche per questo , nonostante tutto, la mafia, ha mantenuto il controllo del territorio nelle città e nei paesi siciliani, gode ancora di ampio consenso ed esercita la sua capacità di intimidazione alla quale ancora corrisponde, di converso, il silenzio delle vittime.”

Ora la mafia si espande pure nel centro nord. Si è ad una espansione in crescita?

“ Si. Lo dimostrano recenti inchieste giudiziarie ed il crescente numero di sequestri e confische di beni. Anche al nord, in modo silente e profondo, le organizzazioni criminali mostrano una notevole flessibilità e capacità di adattamento…”

Adattamento ? In che senso ?

“ Sanno sfruttare l’abbondanza di risorse, traendo vantaggi da importanti investimenti od appalti pubblici. Sanno far leva sulla crisi economica, per ampliare la base sociale delle vittime delle estorsioni e dell’usura. “

E qui quali sono i settori di interesse ?

“Si sviluppano ormai in ogni settore: dalle tradizionali attività legate al ciclo del cemento, alla ristorazione; dal commercio all’ingrosso e al dettaglio al turismo; dal gioco d’azzardo, ai rifiuti, dalla sanità allo sport…”

Tutti i settori in cui il denaro liquido gira, per dir così..

“Si.  In particolare, le attività commerciali legate al settore della ristorazione rientrano tra i settori di investimento tradizionali e sono da considerarsi come fondamentali non solo per il riciclaggio ma, anche utili per presidiare capillarmente il territorio….”

Ma come è stata possibile questa espansione ?

“Probabilmente, è stata favorita anche da diffusi atteggiamenti di sottovalutazione del fenomeno che hanno coinvolto parte della popolazione, meno attenta a recepire i segnali della sua presenza…”

 Eppure di questo fenomeno si parla poco, tanto al centro quanto al Nord. Come poco un tempo se ne parlava in Sicilia..

“Cosa nostra” oggi risulta essere stata sicuramente indebolita nella sua matrice “corleonese” ma non è stata  definitivamente sconfitta. Oggi ci confrontiamo con una organizzazione più sommersa, dunque molto insidiosa. Ciò’ che prima si faceva con la violenza, con l’intimidazione e con il ricatto, oggi, ad esempio, si realizza generalmente con la corruzione…”

E’ questo il modello di azione scelto per ilo nord ?

“ L’insediamento sempre più strutturale della mafia nelle regioni del Nord Italia è un fenomeno preoccupante che deve suscitare la massima allerta di istituzioni, forze politiche e sociali. Al Nord si sta affermando sempre di più il cosiddetto “credito mafioso” ..”

Credito mafioso ?

“Si.  Un vero e proprio pezzo di economia sommersa che vive grazie allo scambio di favori tra le organizzazioni criminali e il mondo dell’imprenditoria e delle professioni. Per accumulare profitti la mafia ha scelto di puntare sulla convenienza reciproca e sul coinvolgimento ..”

Scambio di favori ? Può fare qualche esempio ?

Uno strumento è quello delle false fatturazioni. In tempi di crisi economica e finanziaria, le organizzazioni criminali cercano di coprire e rendere sostenibili le richieste di denaro attraverso la fatturazione falsa perché in questo modo le vittime possono giustificare l’esborso di denaro. Il problema vero è che la popolazione non ha ancora preso coscienza dei problemi che derivano dall’accettare o addirittura dal chiedere l’intervento e la partnership di tali soggetti…”

In che senso ? 

“Si crede di poterli utilizzare e poi di potersene liberare a proprio piacimento ma in realtà questi sono vincoli da cui non ci si libera mai. Il rischio maggiore, dunque, è quello di far passare il fenomeno mafioso come qualcosa di legato esclusivamente ad un territorio e ad una ben precisa mentalità. …”!

Non è più così ?

“ No . Nella realtà sappiamo che quello mafioso si è dimostrato essere un modello facilmente esportabile ed i mafiosi sono capaci di costruire e gestire reti di relazioni in ambiti e contesti istituzionali diversi, per cui, occorre sempre mantenere alto il livello di guardia verso un fenomeno rispetto al quale, comunque, si è già ampiamente delineato un positivo mutamento di comportamenti e tendenze in tutta la nazione.” 

LA POLITICA AVVIA SVOLTE POSITIVE 7/

Sembra ridursi la collusione della politica. E’ così ? E se è così , è cambiata la mafia o è cambiata la politica ? 

“Il rapporto tra politica e mafia è certamente uno degli aspetti più complessi del fenomeno mafioso. Di certo “cosa nostra” ha necessità di agire sul territorio. Di  “occuparlo” e “governarlo” o quantomeno di influire sulla vita politico-amministrativa delle comunità, in antitesi all’attività svolta dalle autorità a ciò legittimate. Ed è un fenomeno che , indubbiamente, riguarda anche la classe dirigente. E’attraverso questa chiave di lettura che si deve affrontare il tema, di rilevanza fondamentale per la vita democratica del nostro Paese.” 

Chiaro. Tenendo contro di questo, quale modello di azione è più efficace per il contrasto ? 

“Laddove si vogliano ottenere risultati concreti per eliminare,  almeno ridurre, i rapporti fra organizzazioni a carattere mafioso e politica, occorre inquadrare i grandi cambiamenti che stanno interessando tanto l’ambito locale quanto quello nazionale ed internazionale, in particolare nelle modalità di interazione fra organizzazioni criminali a carattere mafioso e Politica, Istituzioni, Pubblica Amministrazione, tessuto produttivo.”

Anche qui la risposta mi sembra semplice : soldi e potere . Non è così ?

“Allora. I nuovi tipi di sinergie che si si stanno creando, trovano nella corruzione l’humus ottimale in grado di mediare e contemperare i desiderata dei diversi portatori di interessi, mentre l’incremento del volume degli affari e del profitto rende più facile la convergenza delle diverse istanze illecite…”

Si era ed è questo il punto. Ma  ci sono , oggi, dei cambiamenti rispetto a prima . 

“Si. Ritengo  vi sia stato comunque un favorevole cambio di mentalità ai vari livelli, frutto appunto del venir meno di quei presupposti culturali che in passato avevano consentito al fenomeno mafioso di insinuarsi in buona parte del tessuto sociale ed anche politico.”

Non pochi, comunque, oggi, contestano minor tensione nella politica ,e anche delle forze sociali, nell’azione di contrasto delle mafie. Vede questo anche Lei ?

“No. Il contrasto alle mafie è sempre stato una priorità dei vari governi che si sono succeduti nel tempo, in quanto rappresenta uno dei problemi più rilevanti con cui le istituzioni sono chiamate a fare i conti.  E’ un obiettivo sul quale si registra un consenso unanime da parte degli attori politici, sociali, culturali ed economici…”+

E si registrano pure visioni adeguate per il contrasto ?

“ Vede i piani su cui muovere , per intercettare e disarticolare il crimine organizzato sono e devono essere due. Uno riguarda le politiche dirette.”

Cioè?

“L’attività legislativa che stabilisce le norme relative ai reati di mafia e la severità delle loro sanzioni; le operazioni investigative e di repressione condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura; le previsioni normative ed il trattamento dei collaboratori di giustizia; le norme e l’attività investigativa sugli aspetti economici e le operazioni antiriciclaggio; il sequestro e la confisca dei beni acquisiti illecitamente dai mafiosi; le politiche carcerarie per i detenuti per reati di mafia…”

E quali sono le politiche indirette ?

” Ritorniamo al punto affrontato prima. Dato che le mafie devono la loro specificità e la loro forza anche al contesto sociale favorevole che le circonda, gli interventi che ricadono in questa seconda categoria di politiche antimafia sono volti a prosciugare lo stagno della mafiosità, rafforzando lo spirito civico e la collaborazione della società civile. Le politiche indirette sono dunque interventi preventivi, attraverso i quali s’intendono creare i presupposti favorevoli all’azione antimafia da parte degli organi dello Stato. “

In poche parole lavorare sulle condizioni culturali che favoriscano il contrasto del crimine organizzato.”

“Si perché queste politiche cercano di rendere più difficile l’attecchimento della mentalità e delle pratiche mafiose tra i cittadini, specie tra i più giovani. In questa categoria ricadono i corsi di educazione alla legalità nelle scuole, le politiche finalizzate alla prevenzione del racket e dell’usura, il sostegno all’associazionismo antimafia . Allargando un po’ il campo, potrebbero essere considerate politiche indirette anche tutti gli interventi che mirano a migliorare le condizioni sociali dei cittadini dei territori a tradizionale presenza mafiosa.

Dalla Rognoni/ La Torre in poi, numerose leggi sono state varate per favorire il contrasto. I risultati sono evidenti. Hanno funzionato tutte bene oppure si rendono necessarie modifiche. ?

“ La struttura di “cosa nostra”, negli ultimi anni, ha dimostrato di essere in continua evoluzione ed il recente fenomeno dell’inabissamento non è da intendersi di per sé come depotenziamento ma, piuttosto, una scelta strategica di sopravvivenza dell’organizzazione , finalizzata a potersi sottrarre dalla elevata pressione investigativa degli organi inquirenti, al fine di gestire in maniera silente i propri affari.”

E le leggi hanno seguito questo cambiamento ?

“Direi di sì. La legislazione antimafia si è parallelamente evoluta, rendendosi oggi quanto mai più efficace, soprattutto nel colpire i patrimoni accumulati dai mafiosi, che rappresentano la principale espressione di forza dei clan..”

E’ bene fare sempre esempi per capire meglio..

“ Eccone uno. Appena un anno fa il Parlamento ha approvato una riforma organica del codice antimafia , ovvero la Legge n.132/2018, che ha interessato circa 50 articoli. Tale decreto detta alcune disposizioni volte alla prevenzione e contrasto della criminalità organizzata, intervenendo sul Codice antimafia D.Lgs 159 del 2011.”

E quali sono le principali attività introdotte?

“ Viene ad esempio inasprito il trattamento sanzionatorio per le condotte degli appaltatori, che facciano ricorso, a meccanismi di subappalto illeciti (art. 25). Si attribuisce al Prefetto la facoltà di imporre l’adozione di determinati atti agli enti locali, in presenza di situazioni sintomatiche di condotte illecite gravi e reiterate in grado di alterare le procedure e compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, nonché il regolare funzionamento dei servizi…!”

E sulla politica ?

“Viene integrata la disciplina sull’incandidabilità degli amministratori locali responsabili delle condotte che hanno determinato lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, ricomprendendo anche le competizioni elettorali nazionali ed europee…”

Altre novità?

“ Il decreto interviene sul Codice antimafia anche con una disciplina volta alla razionalizzazione nella gestione dei beni confiscati nonchè sul personale dell’Agenzia nazionale. Alcune modifiche sono introdotte in materia di procedure di gestione e destinazione dei beni confiscati. 

Argomento più che caldo. In c osa consistono ?

“Si prevede, poi, che tutti i provvedimenti giudiziari relativi al sequestro e alla confisca di prevenzione, relativi a imprese o società, debbano essere iscritti nel registro delle imprese (art. 36-bis). Viene, infine, preclusa ai soggetti non in regola con la documentazione antimafia, l’iscrizione agli elenchi delle associazioni e delle organizzazioni antiracket e antiusura. 

Non si sta fermi dunque

“Proprio no , mi pare. Quanto le dico è a riprova del fatto che il “Codice antimafia” vigente si conferma come un cantiere aperto alla continua opera d’interpretazione di dottrina e giurisprudenza.

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