L’INTERVISTA con ALESSANDRO ALBANESE 2 /

di GIOVANNI PEPI

Presidente Albanese. Lei diceva, nella precedente intervista ( leggere di seguito) non basta siano destinate risorse alla Sicilia. Contano i tempi e i modi di spesa.  Questione non solo siciliana. Ma occorrono spinte anche dal centro. La Confindustria che fa ?

“ Il presidente Vincenzo Boccia, su questo si sta impegnando molto..”

Come ?

lo slogan del movimento delle valigie nato a Palermo su iniziativa di Don Antonio Garau
parroco a Borgo Nuovo.

”Sollecitando una grande operazione anticiclica, a partire proprio dal nostro Mezzogiorno, che ha bisogno di infrastrutture rilevanti per essere al passo di un grande paese industriale qual è l’Italia “.

Può fare esempi su ciò che di concreto, con quel 34 per cento, potrebbe arrivare di buono in Sicilia?

“Il Mezzogiorno e la Sicilia in particolare necessitano di un piano Marshall, come è stato più volte 

definito, per le infrastrutture…”

Addirittura, torniamo al dopoguerra..?

“Certo. Senza collegamenti materiali e immateriali siamo destinati a restare fuori dai percorsi di sviluppo. Questo deve essere chiaro a tutti. E non è tutto..”

Cos’altro ?

“ Dobbiamo aggiungere il divario che scontiamo nelle strutture pubbliche, dagli ospedali alle scuole, solo per fare due esempi importanti, e il quadro di quello che si potrebbe fare è ancora più definito. .”

Resta la solita speranza: i fondi europei. Sappiamo, lo dice anche anche Lei, che si spendono con lentezza. Ci sono le condizioni, adesso, per togliere il piede dal freno?

“ Questo non dovrebbe chiederlo a me, ma a chi ci governa…”

Ma lei può vedere e giudicare. E allora ?

Dal canto mio posso dirle che gli altri, con i soldi che noi abbiamo finora polverizzato, hanno costruito aeroporti, steso binari dell’alta velocità, raddoppiato le corsie autostradali e dotato città e campagne di reti internet a banda larga. “

Per esempio? 

“ La Polonia. Dopo neanche un decennio di adesione all’Ue, era già riuscita a creare più di 300mila posti di lavoro, 25 mila nuove aziende, nonché a costruire 11 mila chilometri di strade e ponti, 1661 km di linee ferroviarie e oltre 40 mila km di linee internet a banda larga…” 

Torniamo in Sicilia. In concreto, potrà farsi qualcosa, e cosa, per accelerare la spesa?

“ È stato più volte rilevato che il principale problema nella gestione della spesa dei fondi Ue è legato alla capacità amministrativa della pubblica amministrazione….”

Sappiamo. Ma qui qualcosa si è mosso..

“Chiariamo. l’Unione europea , nell’ultima programmazione , ha inserito tra le condizionalità ex-ante il Piano di rafforzamento amministrativo…”

E’ stato fatto. No ? 

“ Sulla carta si. Ma poi non si è tradotto in una reale accelerazione della spesa…”

Quindi qualcosa muove. Ma è poco…

“E’ poco.  Si sta cercando di recuperare il tempo perduto, ma la metodologia è pressoché la stessa di sempre: progetti sponda per evitare il disimpegno dei fondi. Risultato: nessuna crescita reale del tessuto economico. “

Quali delle opere in corso di costruzione in Sicilia potrebbero avere effetti di forte spinta all’economia dell’Isola?

“ In generale, aprire tutti i cantieri e riattivare gli investimenti pubblici sono misure anticicliche indispensabili per ridare ossigeno all’economia. ..”

Ed è quanto si può fare in qualche misura 

“Si. Ma oggi si registra però un preoccupante calo del clima di fiducia delle imprese ..”

Per quale ragione ?

“ Per quella che è stata definita ‘la trappola dell’incertezza’ che sta spingendo le imprese a mettere un freno agli investimenti produttivi nonostante l’enorme quantità di liquidità in circolazione a cui si può accedere a costi mai stati così bassi.,,..,”

Cosa c’è di incerto ?

“Tutto. C’è incertezza politica, incertezza delle regole, incertezza commerciale. “   

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DA NOI PEGGIO CHE NEL MEZZOGIORNO

L’INTERVISTA con ALESSANDRO ALBANESE 1/

L’economia va male. Gli ultimi rapporti di Istat e Fondo monetario, ce lo dicono con chiarezza. I commenti sono pressoché unanimi: la frenata è brusca. E in Sicilia? Ne parlo con Alessandro Albanese, vicepresidente vicario della Sicindustria. E dalle risposte non ce di che rallegrarsi . Ovviamente . Dice:  “La Sicilia non può che risentire dei trend mondiali. Non è un caso che le stime di crescita per il prossimo biennio siano inferiori all’1% per il Paese e di qualche decimale sopra lo zero per il Mezzogiorno….”

l’industria tra le incertezze

E in Sicilia ? 

Rispetto al 2008, anno di inizio della crisi, la Sicilia si trova con un Pil inferiore del 13,9% contro un -10,4 del Mezzogiorno e un -2.4% del Centro Nord. .”

Come al solito. Si è a dati da terza italia. Il nord va bene, il Sud va male,  la Sicilia che va peggio. Ma perché sempre così ?

“E’ un chiaro segnale della debolezza dell’economia siciliana che non è riuscita a crescere a sufficienza per recuperare il terreno perduto. ..”

E gli imprenditori si rassegnano a tutto questo ?

“Di certo , noi imprenditori non possiamo permetterci di mollare, ma non le nascondo che il timore di una recessione oggi è più che presente. “

Nemmeno sull’occupazione i dati sono incoraggianti. Anzi. È in calo il livello delle persone che lavorano. L’occupazione precaria è a un record. In Sicilia piove sul bagnato?

“ I posti di lavoro non si creano né per decreto, né per strane alchimie. I posti di lavoro si creano se c’è mercato per le imprese. La risposta, quindi, è sotto gli occhi di tutti. Un territorio che non sostiene le proprie aziende e non attrae capitali non può stupirsi poi se perde lavoratori. “

Non siete sostenuti ? Stando così le cose, sul futuro, c’è poco su cui scommettere. Ma quanto meno il governo promette una svolta. Vuol destinare al Sud il 34 per cento delle risorse pubbliche. Doveva già succedere. Non è mai successo. Succederà? 

“ Il problema non è mai stato quello dei fondi, quanto piuttosto quello dell’utilizzo che viene fatto  di quelli disponibili. ..”

E qui si utilizzano male ?

“ Basti pensare che, in Sicilia, gli oltre 30 miliardi di risorse europee erogate, dal 1999 ad oggi , non hanno prodotto sostanziali cambiamenti nei tassi di occupazione e disoccupazione a dimostrazione della blanda incidenza sul contesto socio economico regionale..

E perché ?

 “ Perché le politiche strutturali, finanziate con le risorse europee, hanno inciso marginalmente sulla struttura produttiva, privilegiando, di contro, una strategia diffusiva degli effetti di reddito e di spesa..”

Vuole dire non destinate a impieghi produttivi’

“Esatto. Sono stati impiegati per acquisire e gestire  consenso. Non per trasformare, radicalmente, il contesto socio-economico dell’isola. È su questo quindi che occorre soffermarsi..-“

Non se ner parla ?

 ”No. E non dobbiamo neppure perdere di vista un altro elemento cruciale..”

Quale ?

“ Quello temporale. In quanto tempo vengono fatte le cose annunciate ? E in quanto si è capaci di governare l’emergenza ?”

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