Ci chiediamo, sempre più spesso, se l’Autonomia Speciale, alla Sicilia, serva o no. Intanto sette siciliani su dieci non sanno di che si tratta. Lo accerta in un sondaggio Demopolis, istituto tra i più autorevoli. Al telefono Pietro Vento, il suo direttore, è esplicito. Mi dice: ”Si sta perdendo la memoria dello Statuto…“ Tra i giovani e sugli adulti? “Se parliamo dei giovani, ossia i siciliani con meno di 35 anni, si è a un vero crollo, la conoscenza scende al 15 per cento…” E quanti dell’Autonomia sanno, la giudicano un bene o un male? ”Qui ci si divide. Un terzo degli intervistati la ritiene negativa o da superare…” Non piace proprio allora? “Solo per l’8 per cento è cosa positiva anche nel contesto odierno…” Ma prima, credo, piaceva, eccome…” Il 58 per cento degli intervistati, la stragrande maggioranza, la ritiene positiva negli intenti, ma da sempre mal gestita…” Un'occasione mancata? “Ormai, per i siciliani, è divenuta privilegio per pochi, risorsa sprecata per l’isola…”
Già, “Privilegio per pochi”… Ma se ne parla? Non mi pare. La campagna elettorale per la nuova Ars scorre tra indifferenza e silenzi. Silenzi dei partiti, indifferenza della gente. Solo i grillini in campo. Con un presidente e qualche idea di programma. Il centro sinistra corteggia Pietro Grasso che continua a dire i suoi no. Nel centrodestra girandola di nomi (da La Via a Lagalla, da Musumeci a Prestigiacomo), ma nulla si muove. Di riforme necessarie. A cominciare da quella dell’Autonomia, da più parti ritenuto arnese tanto vecchio quanto inutile, non si parla. Ora il sondaggio di Pietro Vento getta acqua sul bagnato. L'Autonomia senza riforme e senza visioni nuove, a pochi mesi dal voto, rimane un guscio vuoto. E pure ignoto.

 

 

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