di PASQUALE HAMEL

A via di ripetere il mantra della Palermo araba la gente e, soprattutto, i palermitani si sono ormai convinti che l’imprinting identitario della capitale siciliana sia proprio arabo. Un terribile falso  storico, visto che nelle manifestazioni artistiche e culturali della città di arabo c’è ben poco e quel che viene definito arabo è solo evidenza mediterranea. Su questo falso storico, per bassa strumentalizzazione politica, si è perfino costruita, con il bollo Unesco, la mistificazione del percorso “arabo-normanno”. Dunque, in una Palermo così ricca di splendide evidenze architettoniche, con tutto il rispetto per i sacerdoti che alimentano il culto islamico, non c’è un solo monumento, dico uno, che possa risalire a quella breve dominazione. Semmai quelli, che con colpevole superficialità, vengono additati come creazioni islamiche, appartengono ad altre civiltà, come ad esempio quella bizantina che, chissà per quale misterioso motivo, è stata del tutto cancellata dai testi sulla storia artistica della città. Fare chiarezza, e rendere a Cesare quel che è di Cesare, diventa a questo punto una sorta di imperativo categorico.

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