di BARTOLOMEO ROMANO

Caro Giovanni, ho letto con estremo interesse l’intervista con il dottor Renato Cortese. il questore di Palermo. Sono veramente   colpito per la serietà e condivisibilità delle considerazioni e delle riflessioni, specie perché fatte da chi è deputato a contrastare e “combattere” fenomeni criminali.

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Condivido, infatti, non soltanto l’analisi, ma anche la terapia: non si sconfigge la mafia solo con la, pur necessaria, repressione penale. Occorre anche una complessiva elevazione delle condizioni socio-economiche, direi culturali, per sconfiggerla o limitarla. Ma, per farlo, occorrono soprattutto azioni politiche, amministrative ed economiche. Chi ne ha le leve, e non si tura gli occhi e le orecchie, guardi e ascolti. E, soprattutto, agisca.Spesso, se non sempre, si affida la presunta risoluzione di vari problemi al diritto ed al processo penale. È la via apparentemente più facile e rassicurante per l’opinione pubblica. E, di solito, ci sono molti a cavalcarla, almeno a parole. Ancora una ragione in più per apprezzare le sagge riflessioni del Questore di Palermo, che avrebbe potuto essere facilmente uno di quei cavallerizzi furbi, ma che invece ha svolto considerazioni alte, da vero Uomo delle Istituzioni. Lo Stato, specie in Sicilia, deve essere forte, ma anche serio ed illuminato. E non solo repressivo.

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