di ENZO GIAMBANCO

Caro Giovanni, tanti gli interventi sulle miserevoli condizioni in cui versa la Sicilia, ciascuno con la propria angolazione. Vorrei intervenire da Medico (quale sono e fui, direbbe Cecco Angioleri) considerando la Sicilia la malata (non senza motivo, si direbbe). Anamnesi remota: lunga serie di dominazioni, culminate con la consegna dell’isola al Piemonte dopo l’impresa garibaldina, giustificata con la annessione per conseguire la unità nazionale.

Anamnesi recente: disoccupazione giovanile crescente, emigrazione intellettuale, dissesto idrogeologico, carenza infrastrutturale, piccoli centri in estinzione, assistenzialismo ingravescente, burocrazia inadeguata e neghittosa e qualche altro disturbo connesso a malavita organizzata.Esame obiettivo: i numeri parlano chiaro ed indicano un trasferimento di risorse dallo Stato insufficiente, incapacità di attingere a fonti alternative europee, stagnazione della edilizia, tradizionale trascinatore di indotto , assenza di meritocrazia (ossigeno di una società in crescita) e altri segni minori di sofferenza, come la pletora di impieghi inutili alla collettività ma essenziali alla raccolta del consenso elettorale. Diagnosi: insufficienza multiorgano; in altre parole non si sa da dove cominciare, anche se appare chiaro che la causa etiologica risiede in una classe dirigente che mira solo alla propria stabilità e non si  cura per nulla del cosiddetto bene comune, quello solo che giustificherebbe i loro privilegi. Prognosi: sfavorevole, salvo interventi esterni attualmente non identificabili.  Terapia: al voto, siciliani, al voto. Con la testa non con la pancia, che quella ve la riempiono di schifezze che vi stanno uccidendo. Più che le Sardine dovremmo essere in piazza come tonni, pesce spada, squali se occorre, per pretendere dallo Stato che si assuma le proprie responsabilità nell’avviare la ripresa socio economica del Meridione, toccasana per la economia nazionale. Ai responsabili regionali il compito di ridare un senso alla Autonomia, cui è altrimenti meglio rinunciare. Questa non è una ricetta, è solo una speranza

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