di LELIO CUSIMANO

Hanno più evidenza le promesse delle proposte. E’ passato quasi sotto silenzio il progetto della più grande organizzazione imprenditoriale italiana: Confindustria. L’idea è mobilitare 250 miliardi di euro in 5 anni con lo scopo di creare 1,8 milioni di nuovi occupati, di fare crescere la ricchezza prodotta dal Paese (PIL) del 12% cumulato e di ridurre il debito pubblico di almeno venti punti percentuali.

Dove trovare 250 miliardi di euro? L’Europa «potrebbe contribuire fino a 93 miliardi di euro» utilizzando i fondi strutturali «per investire in infrastrutture, formazione, ricerca e innovazione»; mentre il settore privato «potrebbe contribuire fino a 38 miliardi di euro» investendo nell’economia reale. Inoltre, si potrebbe agire «sul bilancio pubblico contribuendo fino a 120 miliardi».Per realizzare questi obiettivi, secondo Confindustria bisogna comunque salvare le cose buone fatte: riforma delle pensioni, Jobs act, Industria 4.0, riforma fiscale, promozione delle imprese all’estero, riforma della pubblica amministrazione. Si può discutere sul modo di attuare la proposta della Confindustria; si può essere d’accordo o meno, ma certamente non è uno dei tanti, inconsistenti annunci che ci vengono propinati dalle forze politiche sotto l’effetto della  trance elettorale

( Francesco Boccia, presidente di Confindustria. In alto uno scatto di giovanni pepi in una industria vinicola )

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