Il pittore Pippo Madè 

di GIOVANNI PEPI

I dipinti di Pippo Madè, esposti a Palermo, nella Sala delle Verifiche dello Steri , sede del Rettorato dell’università di Palermo,  raccontano una Sicilia che non  c’è più, rurale e artigiana, con acquaioli e ceramisti, donne addormentate tra gli alberi, zampognari e calderai. Una Sicilia bella e semplice che mi pare il pittore esalti e rimpianga. E’ così Madè ?

“Rimpianto? No. Caso mai dissenso per una economia dove vedo scomparire mestieri, forse ancor oggi utili, nella indifferenza miope di molti,  e che ora rincorriamo. Io vengo da un tempo nel quale la cultura contadina veniva apprezzata. Vedo che un certo sviluppo ha distrutto risorse preziose

Il tuo è un dipinger chiaro, colori vivaci , giallo, rosso, azzurro, poi volti dai tratti forti come scolpiti nel legno, vuoi togliere alla realtà ogni mistero…

“E’ la memoria delle radici, forse. Ti ripeto, vengo da  tempo in cui la cultura contadina aveva valore. Per questo immagino le linee dei volti e dei corpi come se questi fossero scolpiti dal tempo dentro di me. Me li porto dietro, incancellabili…”

Non nostalgia allora, ma voluta celebrazione di quel mondo…

“Lo celebro, certo. Di certi ritorni c’è bisogno. Pensa al tonno e ai tonnarioti , attività che si pensa di riprendere. A quella attività, ricordi?, ho dedicato una intera mostra“

Metà dei dipinti, qui allo Steri, raccontano il tuo francescanesimo, un racconto senza remore…

“Remore? E perché? Io sono di spirito francescano, ho  sempre avuto una mia cella in Basilica ed ora una stanza. Nel  “Chiostro dei Morti” della stessa ci sono le mie opere più importanti, quelle della mia “Via Crucis” su pietra lavica, realizzate a Santo Stefano di Camastra. Poi non si cancellano tristi ricordi personali..”

Quali ?

“Quando un furto mafioso aveva ridotto me e la famiglia alla fame, ho trovato lì la forza per superare la crisi psicologica nella quale ero terribilmente crollato. Da allora cerco di vivere al servizio di San Francesco e delle sue regole. Da qui, se vuoi saperlo, la mia distanza dal denaro, ho quasi fastidio a toccarlo…”

Mi soffermo sui titoli. “ La morte di San Francesco” , “Sorella notte “ , “Fratello sole” , “Sorella acqua “ , “Frate sole”, “Sorella morte “. Animali, conchiglie e nature tristi nel paesaggio mesto. La tensione religiosa è evidente. Ma anche qui scolpita. Cifra e stile non cambiano. Madè dipinge sempre chiaro. Mette nella tela visioni e pulsioni con tratto forte e colori luminosi. Allodole che volano verso un cielo viola, un gufo tra i limoni gialli, un grande sole rosso arancio sul mare azzurro e sulla spiaggia dorata. Mi dice: “ Io tratto molto le vernici, cerco il colore pulito e puro..” E si vede.
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