COSI’ E’ (SE VI PARE) di PASQUALE HAMEL

Se dovessimo dare uno sguardo a ritroso sulla storia economica della Sicilia saremmo costretti a constatare che quest’isola, marginale nel sistema economico nazionale, ha avuto la fortuna di disporre, in condizione di pressoché monopolio, di risorse strategiche per l’economia nazionale, e non solo, senza che dalle stesse abbia tratto reale beneficio. Chi non ricorda il famoso “granaio d’Italia” dei latifondi siciliani di cui approfittarono rapaci funzionari romani, come il famoso Gaio Licinio Verre accusato da Cicerone di “latrocinium”. Per non parlare, dalla fine del seicento in poi, del quasi monopolio del tonno. Prodotto che adeguatamente trattato riempiva i barili destinati alle imbarcazioni che affrontavano lunghi viaggi da un continente all’altro. Anche in questo caso ben poco ne veniva al resto dell’isola. Per non parlare del Marsala, vino prodotto in Sicilia e consumato in abbondanza dagli inglesi dopo che i francesi di Napoleone avevano occupato la penisola iberica impedendo loro di approvvigionarsi dell’altrettanto raffinato Madera. Ed infine, sicuramente la risorsa strategica più importanti di cui la Sicilia ancora disponeva in condizione di quasi monopolio, parlo dello zolfo che, dalla fine del settecento e per tutto l’ottocento, arricchì i pochi possessori delle miniere ma, nello stesso tempo, impoverì ancor di più l’isola. Ed oggi ? Dopo avere sprecato le mille occasioni di cui l’isola è stata gratificata dal cielo e dagli uomini, c’è ancora una risorsa importante sulla quale puntare. Mi riferisco al suo territorio, alla sua centralità mediterranea, che tutto il mondo le invidia. Ma anche quella, con buona pace di quelli che puntano il dito accusatorio contro fantomatici nemici esterni, ancora una volta i siciliani stessi la stanno sprecando.   

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