L’INTERVISTA con FILIPPO RIBISI 2/

 di GIOVANNI PEPI 

La crisi in Sicilia è forte. Lei dice, presidente, nella prima parte di questa intervista ( leggete di seguito) che in Sicilia non mancano né consapevolezze né competenze e che bisognerebbe sapere fare squadra. Intanto viviamo effetti pesanti. Sul fronte del lavoro in primo luogo. A cominciare dal precariato: Non è cosi ?

 “Purtroppo, quella del lavoro precario è un cattivo vizio dell’economia cosiddetta moderna. In Italia si è passati da una condizione di ipergarantismo e poi, forse proprio per questo, ad una condizione di precariato sistemico. ..”

Addirittura sistemico ?

+”Direi di sì. Oggi anche la pubblica amministrazione produce precari, dando il cattivo esempio.”

Una vera piaga

“Certo. Un’economia sana, non può essere basata sull’insicurezza costante delle persone che lavorano…”

Ma che succede nelle vostra aziende ?

“ Gli artigiani sono sempre stati più favorevoli ad accompagnare i propri collaboratori alla pensione…”

Come mai ?

“Per cultura propria di categoria. Oppure per l’alto costo della formazione delle proprie maestranze . O ancora perché i nostri collaboratori vengono considerate come persone di famiglia,  E chi ci riesce, continua ad attuare questa buona pratica.’

Non ci riescono tutti ?

“Oggi, anche per gli artigiani, riuscire a mantenere gli organici, diventa sempre più difficile.”

E Cosa serve? 

“Serve, anche qua, un patto per il lavoro: per il lavoro vero, dove le Istituzioni si impegnino ad investire in infrastrutture, in servizi per le imprese e per le persone, sbloccando i fondi per infrastrutturare la Sicilia, creando lavoro, soprattuto per le imprese locali e investendo sulla scuola e sulle università…”

Ma si tratterebbe di lavoro a tempo.

“No. Le imprese vogliono mantenere il personale con contratti a tempo indeterminato, ma hanno bisogno di un ambiente favorevole, di regole a loro misura, oltre che  del rispetto reciproco delle regole stesse…”

 Il futuro è incerto, la precarietà resta.  Ma il  governo promette una svolta. Destinare al Sud il 34 per cento delle risorse pubbliche. Succederà ? Sono in programma  pressioni specifiche da parte di Confartigianato ?

“ La destinazione al Sud del 34% delle risorse pubbliche, è sicuramente il risultato positivo dell’impegno che il Governo regionale e l’Assessore all’Economia in primis, hanno messo per recuperare quello che altri avevano regalato…”

Ed ora cosa si può fare ?

“A questo punto il problema rimane a noi siciliani. Cosa riusciranno a fare le nostre amministrazioni, da quella regionale alle altre locali? ..”

So dove vuole arrivare , all’ efficenza della burocrazia..”

“ Si . Mi chiedo se la macchina burocratica siciliana è organizzata per spendere questi soldi. E ,soprattutto, se la Politica ha un programma di  sviluppo che possa spendere “utilmente” queste risorse. “

E che risposte si da ..

“Io, semplicemente constato. Sappiamo che nella nostra Isola, vi sono stati dei periodi di vacche grasse. Ma sappiamo pure che sono stati dei periodi di grande sperpero, di grande diffusione della corruzione.”

Con arricchimenti di alcuni e nessuna crescita

“Esatto. Si è avuta una spesa che non ha portato sviluppo alla Sicilia ma, che ha consentito a chi aveva interesse a mettere le mani sulle quote Statali che spettavano al Sud, di dirottare facilmente le risorse altrove. Contando anche, su una pubblica opinione sfavorevole a sperperare soldi al Sud.”

Allora cosa bisogna fare, adesso ?

“ Razionalizzare e qualificare la macchina amministrativa; mandare in pensione il personale non motivato e rinnovare la Pubblica Amministrazione, per meglio attuare lo sviluppo. A quel punto le Imprese e le associazioni di impresa, che in questi anni si sono, anche pesantemente rinnovate, faranno la loro parte.”   

 Può fare esempi su ciò che di concreto, con quel 34 per cento, potrebbe arrivare di buono in Sicilia ?

Tantissimo: Dagli investimenti nelle scuole alla valorizzazione del nostro patrimonio turistico ambientale, dagli incentivi all’industria agroalimentare, che va sviluppata ed incentivata in Sicilia, dalla valorizzazione dei Beni Culturali e dei nostri Centri storici ai servizi collaterali al mondo del lavoro, come gli asili nido, che certamente  facilitano l’imprenditoria femminile, alla scuola a tempo pieno…Ma ..”

Ma ?

Ma soprattutto, ammodernare la macchina amministrativa, per dare servizi alle imprese ed ai cittadini, in tempo reale. Compresi i pagamenti alle imprese, che ,se in Italia subiscono ritardi di qualche mese, in Sicilia i mesi di ritardo si moltiplicano sempre più. E non sempre perché mancano i soldi!”

L’INTERVISTA con FILIPPO RIBISI 1/

TRASPORTI PRECARI. IL SUD LONTANO DAL SUD

di GIOVANNI PEPI 

L’economia va male. I commenti sono pressoché unanimi: la frenata è brusca. E in Sicilia ? Filippo Ribisi, vicepresidente nazionale della ConArtigianato, con delega al mezzogiorno, non vuol cedere al catastrofismo. Mi dice: “ La Sicilia, a mio parere, avrebbe tantissime potenzialità per crescere, proprio in un momento nel quale l’economia in generale, non va bene…”

E come sfruttarle proprio adesso, non domani ?

 “ Occorre una politica di riforme strutturali, che metta insieme Istituzioni locali e nazionali, imprese e cittadini, in uno sforzo unanime e corale d’impegno per uno sviluppo possibile… “

Non mi pare ci sia buona aria al riguardo ..

“ Perché questo avvenga, occorre uno sforzo che parta dalle Istituzioni. Io credo che i nostri governanti abbiano la consapevolezza del periodo particolare che stiamo attraversando..”

E allora?

“Forse hanno bisogno di maggiore coraggio nel riuscire a fare squadra, magari sganciandosi ogni tanto, da dinamiche nazionali di partito, e mettendo al primo posto lo sviluppo del nostro territorio.

Bisogna mettere in collegamento la Sicilia con il resto del meridione d’Italia“ 

Già. La questione trasporti resta aperta nei secoli..

“Certo: Non è possibile che, per andare a Catanzaro, bisogna prendere l’aereo per Roma o per Milano, non essendoci voli diretti, ma neanche treni con orari e tempi decenti. Per fare 400 km, occorrono almeno 5 ore.”

 Cosa fare ?

“’Credo che , nel confronto con lo Stato, bisogna far pesare questo problema. Che è fondamentale per lo sviluppo della Sicilia, ma anche di tutto il meridione…”

In pratica il Sud è lontano dal Sud..

”Proprio così.  Ma ci rendiamo conto che , per come funziona il sistema dei trasporti , saltiamo le Regioni a noi più vicine, le Regioni del Sud, per avere come riferimento per qualunque cosa, solo le Regioni dal centro del Paese in su? È chiaro che non vi possa essere uno sviluppo organico del meridione…”

Già il Nord invece è vicino a se stesso

“Eccome no. Pensate se i Lombardi per andare in Veneto o in Trentino, dovessero prima passare per Roma! Non crede che ne soffrirebbe il sistema economico, ma anche quello sociale? “

Ma mi pare si muova ben poco.

“Sono comunque convinto, che le competenze necessarie le abbiamo, bisogna avere una maggiore consapevolezza di quello che vogliamo, fare un piano ambizioso, che riporti in Sicilia tutte le intelligenze che abbiamo in giro per l’Italia e per il mondo, dando loro le giuste opportunità, per essere valorizzate e per contribuire alla modernizzazione della nostra Terra.”