di FRANCESCO ATTAGUILE 

Ciao Giovanni Ho apprezzato l’articolo di Max Manfredi sull’Europa. Il “nulla sarà più come prima” riguarderà anche e soprattutto I’UE, che ha già visto cadere il caposaldo della sua politica economica rigorista, quel patto di stabilità imposto dalla Germania e da alcuni fra i “contribuenti netti” e costato enormemente agli altri, fra cui l’Italia, solo parzialmente compensati dai fondi strutturali.  È bastata una settimana di impennata dei contagi in Spagna, Francia, Belgio, Olanda e nella stessa Germania (anche l’uscita della Gran Bretagna contribuisce al mutamento degli equilibri), per fare invertire la rotta gia’ maldestramente annunciata da Christine Lagarde e prontamente smentita da Ursula von der Leyen dopo il forte richiamo di Mattarella. Si tratta ora di rendere irreversibile questa imprevista inversione di rotta, incoraggiando la Presidente della Commissione a diventare essa stessa l’interprete della nuova linea, su iniziativa di Italia, Francia e Spagna, forzando l’appoggio del suo paese d’origine, fino ad affrancarsi se necessario dalla tutela di Frau Angela, giunta ormai al capolinea. È un’opportunità storica che non va sprecata, per dare all’Europa quello che i Padri fondatori avevano previsto e che era stato accantonato per far posto al compromesso fra gli interessi economici dei principali Stati membri (noi compresi, complici marginali di queste scelte, soprattutto con il commissario Monti). Finora Draghi ci aveva messo una pezza, ma ora si appalesano tutti i limiti e le deformazioni di quel modello e se ne richiede il superamento. In più, se ne va con la Gran Bretagna una delle palle al piede della Unione politica che, ristabilendo con gli USA di Trump un asse antagonista (non più egemone ma concorrente), indurrà il continente a ricompattarsi per farvi fronte. La riconversione dell’UE rilanciando il disegno originario ad effetto dello choc del coronavirus (simile a quello post-bellico) non sarà tuttavia facile e occorre lucida determinazione e ampio consenso. Basta vedere le resistenze a mettere in campo risorse straordinarie (MES, coronabonds) che frappone l’Olanda (paese che ha una cultura economica orientata allo sfruttamento di beni, risorse e persone altrui), favorita dagli anacronistici vincoli delle unanimità, su cui si misurerà nel vertice di giovedì la reale volontà di cambiare linea e filosofia politica dell’Europa

E’ questo il momento di rilanciare una vera Europa politica, non più “condominio“ degli Stati membri, gelosi custodi dei loro appartamenti , che riservano all’UE solo l’amministrazione di esigue parti condominiali : elezioni dirette e abolizione delle unanimità,  partiti europei, politica fiscale comune e bilancio alimentato dal 20% del PIL come negli USA e non con l’1% su cui si litiga attualmente, esercito e politica estera esclusiva, cioè che nelle questioni internazionali politiche ed economico-strategiche parli solo l’Europa e non più la pletora inconcludente degli Stati membri (vedasi Libia e politiche di prossimità per l’Africa, Siria e Medioriente, rapporti con Cina, USA, Russia etc.). Anche le grandi emergenze, come questa pandemia, vanno affrontate secondo una previsione comune, che non consenta la disastrosa gestione in ordine sparso che sta rendendo quasi impossibile contenerla e che, se ci si riesce, impedirà di controllarne i ritorni. Per fare questo ci vogliono leader e classi dirigenti consapevoli, disposti a rinunciare ai loro orticelli nazionali per affrontare le sfide del nuovo scenario, politico, economico e tecnologico. Come De Gasperi, Adenauer, Shumann “videro” e realizzarono la prima fase, bloccata poi dagli egoismi degli Stati nazionali e dall’ostruzionismo dei loro Governi, ci vuole ora chi progetta e avvia la ripartenza comune, resa necessaria dallo sconvolgimento procurato dalla pandemia  e unica via per ricostruire. Lo spirito di solidarietà e collaborazione che, sia pure per necessità, si sta ritrovando per la comune emergenza sanitaria, va consolidato ed esteso a tutti gli interessi comuni, per imprimere a questo disegno la spinta del consenso popolare e democratico,  indispensabile per attuarlo.