di GIOVANNI PEPI

MA QUANTI GOVERNI IN UNO ?

Quanti governi in un uno ? La domanda è d’obbligo. Perché, leggendo le cronache , viviamo in una babele non semplice da districare, o semplicemente inestricabile. Giuseppe Conte, sempre. corretto nel ciuffo immobile, la cravatta dal nodo grande , procede sicuro tra Parigi e Bruxelles. …

Cercando sintonie con il presidente francese Emanuel Macron per una nuova Europa . Ma Matteo Salvini vola in Usa e stringe rapporti con Trump che l’Europa vuole dissolvere . Nell’economia si è all’ “unita di intenti” dei comunicati che si frantuma in diversità numerose. Il ministro al ramo Giovanni Tria si muove, col passo felpato, nei corridoi di Bruxelles, l’abito scuro, la cravatta scura, gli occhiali scuri e lascia trapelare l’invio prossimo di un elenco di cifre. Ci saranno più entrate, meno uscite di quanto gli europei non temessero e questi risparmi ridurranno  la temuta misura del debito.

Il premier Conte , invece, rassicura con un  dedalo di esclusioni: niente procedura di infrazione, nessuna correzione dei conti. Poi lancia un monito ideologico. Non può può l’Europa, dice, seguire il “ primato della finanza “ qui Vuole dire che si può essere indifferenti ai numeri, ma l’Europa è sui numeri che ci  fa le pulci : non importa? Su numeri e cifre poi , dal premier si dissociano, sempre con “unità di intenti “ i due vicepremier. Se Tria sfuma,  assicurando che tutto sarà coerente con i tetti l’Ue vuole mantenuti, dai tetti fuggono Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il primo insiste, meno tasse e basta, il secondo va dritto con il suo salario minimo e nuovi spruzzi di welfare. Ma il salario minimo dispiace alle imprese e il leader della Lega lo mette tra le cose “non prioritarie”.qui Il secondo annusa aria di dissenso e indora il maggior costo del salario associandosi alla richiesta di minor costi fiscali… Ma Tria gela i furori con battute caustiche: manovre alla Trump come in Usa “ Ma gli Usa hanno il dollaro noi l’euro”… .qui Poi , sui minibot ,  tra Tria e Salvini si è quasi al lancio dei piatti. Sono ” illegali e non necessari ” per il ministro. Se vuole stare al suo posato taglki le tasse, replica il vicepremier.

Si è ancora un clima da campagna elettorale. Nuove consultazioni rrstano al’orizzone come nubi scure. Servono tra quaranta e cinquanta miliardi, e nessuno dice dove trovarli (perché non lo sa ? Perché non può ?). Il voto potrebbe essere una fuga nel vuoto dove la Lega può trovare il pieno dei voti. A questo punto  ciascuno vuole tenere ii consensi non deludendo gli elettori di riferimento. Dopo le Europee, a urne chiuse Gian Marco Centinaio ministro, all’agricoltura diceva che il governo si sarebbe messo al lavoro chiudendo la pausa del “…delirio della campagna elettorale, dove si è bloccato tutto e dove gli italiani hanno visto esprimersi il peggio della politica” qui Ma il  peggio non è passato. Non si  quando passerà. Se mai passerà…19 giugno

LA POLITICA DELLE BEFFE I CONTI CHE NON CONTANO…

Siamo alla politica delle beffe. Tra conflitti e bufere sulla scena, manine e manone dietro le quinte. Ma non sfugge la sostanza delle cose. Per Lega e Cinque Stelle la campagna elettorale continua. Salvini vuole le elezioni e un nuovo parlamento, per ripetere i numeri delle recenti europee ma teme di dirlo. Di Maio..

non vuole né le une né l’altro ma teme che si facciano. Così ognuno conserva i suoi pezzi sacri. Salvini non molla sulla flat tax che richiede tra dieci e venti miliardi. Di Maio non rinuncia alle “sue” misure di welfare. Intanto la Ue ha paura di sfondamenti in bilancio che non vuol concedere. Le opposizioni tuonano contro le incapacità evidenti del governo. Con slogans stanchi e rituali, ma non spiega  come il debito pubblico dovrebbe ridursi.  Già visto. Già sentito. Ma colpisce il contrasto con il senso comune. Per scongiurare l’Iva, introdurre la flat e finanziare nuovo welfare servono,  tra 50 e 60  miliardi. Non ci sono. Ma Cinque e Stelle Lega fanno finta di cercarli. In realtà puntano a nuovi debiti e ad ottenere le dovute “ flessibilità “ dall’ UE. Che è sempre più recalcitrante, ed a ragione, a quanto pare.  Da qui balletti e affondi lessicali che si alternano agli eleganti distinguo Tria dice che intende tagliare la spesa sociale ( colpo a Salvini e Di Maio ), ma giudica di poter farlo senza aumentare il debito ( colpo alla Ue). Salvini e Di Maio promettono tutto e il suo contrario, niente Iva, niente patrimoniale, riduzione delle tasse, aumento del welfare, migliori pensioni ( colpi per i loro elettori), ma mostrano la “testa dura”  alla Ue ( Salvini ) , oppure si dicono sicuri della “ sua “ comprensione ( Di Maio ).

Facendo tutti finta di ignorare un dato cruciale. Ammesso ( ma tutt’altro che concesso ) che la Ue allarghi le sue maglie, non lo faranno certo i mercati cui siamo costretti a chiedere soldi in prestito. Si conosce il copione. Più cresce il debito, più alto è il tasso di interesse da pagare. E maggiore è il costo del credito, minore è la quantità di risorse per imprese private, famiglie deboli e servizi. Anche questo già visto, già sentito. Ma , per quanto chiaro, il copione non cambia la posizione degli attori sul palco. Si continua a promettere molto sapendo di poter dare poco o nulla. Si sceglie la strategia di andare avanti per trovare un responsabile fuori da loro contro il quale condurre il gioco. Si è alla ricerca di un’arma di distrazione di massa, l’Europa perfida, i poteri forti, gli speculatori rapaci…E’ inutile chiedere qual’è il calcolo che fanno delle risorse. Non lo fanno, deliberatamente. Sembra si ispirino a quanto c’era nel cartello, scritto a mano , nello studio di Einstein , nell’università di Princeton. ” Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato….” Solo che lo spread schizza, la spesa pubblica sale. Ciò che non contano loro, lo pagheremo noi. 3 giugno

LA STERZATA DEL GOVERNO NELL’ITALIA DEI DEBITI…

Dopo questo voto per le europee, il governo durerà. Il trionfatore Matteo Salvini ha tutto l’interesse a farlo durare. Perché mandarlo giù se potrà adesso esercitare il peso politico di un 34 per cento contro il 17 dei Cinque Stelle? Che è ben più forte, ormai, del vantaggio di posizione di questi ultimi che conservano il doppio dei seggi in parlamento. Il governo non cade ma dovrà sterzare: verso flat tax e tav, infrastrutture e sblocca cantieri, separazione delle carriere e meno abuso d’ufficio, più norme ( o grida) di sicurezza e meno migranti,… Ma i giochi non sono semplici, perché le ragioni della politica si scontrano con i torti dell’economia. Si sa qual’è il contesto. Le cose non vanno bene.  Nè andranno meglio. L’industria privata oscilla tra debole espansione e sostanziale stagnazione ( Istat). Il bilancio pubblico è in rosso . Promettono niente Iva, meno tasse, pannolini e salario minimo , ma non hanno soldi. Lo denuncia la Ue. Lo riconoscono ministri del governo come Tria in conflitto con gli altri che preferiscono vender fumo. La gente ha sfiducia e i consumi stentano ( Censis e Confcommercio) qui Questo è il contesto. Ne riassumiamo i tratti cruciali qui sotto nella rubrica LO STATO DELLE COSE   L’Italia non cresce da trent’ anni . Per colpa sua . Non c’entra la Ue . Andavamo male anche prima . Quando nella Ue siamo entrati , siamo andati sempre peggio degli altri, con i governi di oggi non meno che con quelli di ieri . Non amo i catastrofismi. Anche perché, dispute di schieramento d parte, non siamo ala catastrofe ma al paradosso.  Come ricordava Moyra Longo su Il Sole 24 Ore L’Italia è la terza migliore economia dell’Unione Europea, la seconda manifattura del continente, è un grande paese esportatore con l’avanzo commerciale che s’avanza, è un sistema industriale che migliora perché le sue imprese hanno ridotto l’indebitamento con le banche e la dipendenza da esse

Eppure, terza economia nella Ue, siamo in coda nel mercato dei titoli, peggio solo  solo della Grecia. Perché ? Perché incombe il macigno del debito pubblico. Per ripianarlo dobbiamo sempre di più interessi. Più soldi per interessi, meno soldi pere imprese e famiglie, meno crescita, meno possibilità di lavoro. Ecco il punto. Ma contro il debito si va in ordine sparso. Meglio , non si va affatto.  Ciascuno lo contesta all’altro, nessuno dice come ridurlo. Sergio Ricolfi ( Sky tg24, con Maria Latella, 25 maggio), al quale, dei programmi dei partiti non  sfugge nulla, osserva che nessun partito, con l’eccezione di Più Europa, ha nella riduzione del debito un obiettivo principale. Cosi’ il declino sarà inevitabile. E’ urgente un patto di verità tra Politica e paese. Ciascuno dia le sue ricette e c ritiche quelle degli altri, ma dicendo sempre ai propri sostenitori qual’è la verità sui conti.. Tutti dicono invece di voler spendere soldi che non ci sono. Conosciamo l’obiezione. Siamo in democrazia competitiva. Le scadenze elettorali sono sempre incalzanti , i conflitti si incrociano , non sempre è possibile dire la verità delle cose . Solo che in Italia la questione è differente . Perché non è possibile mai ? 27 maggio

POLTRONE PRIVATE, VANTAGGI PUBBLICI, L’ORDINE E’ SOTTOSOPRA….

A Palermo in via Macione, un vicolo nella città vecchia, accanto a un porta finestra chiusa da una tenda, c’è una poltrona circondata da pietre. Un rifiuto, penso. Invece no , a quanto pare. Un uomo del posto colpito dalla mia curiosità, spiega che è ” una scelta di stagione…” Come ?

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“Ma si , è arrivato il caldo, il sole batte, caldo a casa… Qui , sotto l’ombra dei balconi, seduti in una poltrona così, si può godere il fresco, no ?” Non so se scherza. Ma se non vera, la cosa è verosimile. La poltrona è ben messa, non ha l’aria di essere buttata via. E poi quelle pietre sembrano volute per recintare, circoscrivere… L’uomo continua: ”Che vuole ? La casa è stretta.. Poi non fanno male . Anzi…” Anzi cosa ? “ Non vede , qui attorno è tutto pulito.  Non una cartaccia, non un pezzo di legno. Nulla.” E’ cosi’. Pochi metri più avanti, in via Garibaldi, il paesaggio è diverso. Proprio accanto al Circolo Bellini ,  ritrovo dell’aristocrazia della città, c’è una discarica in cui trovi tutto, divani e legni, vecchi sportelli e sacchetti, bottiglie e  plastiche di ogni genere.  Tutto. Dunque, facendo i conti: appropriazione di spazio civico , ma in cambio una pulizia in misura sconosciuta alla zona. Il mio interlocutore capisce, giustifica, accetta. dalla gallery guardando in giro, qui per le altre immagini 

Qualche chilometro più avanti, nel porticciolo dell’Aspra, il mare di Bagheria, trovo qualcosa di simile in un contesto differente. Nella striscia di spiaggia che precede un parcheggio di lance da pesca, uno spettacolo magnifico di colori pastello, giallo e azzurro, rosso e verde, bianco arancione, proprio sulla battigia , infissa nel punto più vicino all’acqua, una vecchia poltrona accanto ad una carcassa di natante in disuso. E’ in buono stato, per quanto vecchissima e scolorita. Perfettamente funzionante per chi vuol sedersi e guardare le onde che muovono verso scogli emergenti punteggiati dal bianco dei gabbiani…Anche qui, un ignoto gettante, uno scambio implicito, non concordato tra amministrazione e residenti. Spiaggia come zona di scarico per oggetti che non servono più ma una poltrona a disposizione di tutti per ammirare le azzurre bellezze del posto. Succede sempre più spesso a Palermo. Ci si appropria di cose pubbliche per averne vantaggi privati, ma pure si usano cose private per offrire vantaggi pubblici. Tutto a posto e in ordine, insomma…Ma sottosopra. 20 maggio

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L’ITALIA COM’È E COME APPARE. TRA BUGIARDI E CREDULONI ..

Nando Pagnoncelli , sondaggista autorevole,  nell’ultimo libro, la penisola che non c’è, scrive sul rapporto tra la realtà e la sua percezione. C’è un  dato che non sorprende ma allarma . Noi italiani siamo i più creduloni tra 33 paesi sondati.  Viviamo in un nostro mondo che sta fuori dal mondo qui Vediamo le cose peggio da come sono. Dal numero degli immigrati a quello dei giovani adulti che ancora vivono con i genitori. Dall’occupazione all’obesità. Dalla presenza delle donne in politica agli accessi a internet. Dalla ricchezza all’andamento demografico. Dal sentimento religioso alla vita in campagna. Massimo Rebotti ,su Il Corriere.it,  riassume bene le ragioni per cui tutto questo , secondo Pagnoncelli, avviene . Il “ tanto ondeggiare “ degli italiani sarebbe legato a tre ragioni sostanziali: “ la bassa scolarizzazione del Paese, una spiccata ‘ emozionalità ‘ e una ‘ dieta mediatica ‘ — i canali attraverso cui ci informiamo — troppo poco varia, dove la televisione, tuttora, è una sovrana quasi assoluta. Una condizione di fragilità che diventa il terreno ideale per il «virus» delle fake news. “ qui Sulla fondatezza dei prime due non c’è alcun dubbio. Ma è sicuro che la terza sia fondata ?

Pagnoncelli lo pensa. Dice , in una intervista, che le modalità con cui ci gli italiani si informano sono “poco inclini a elementi di approfondimento ..” qui La televisione è sovrana assoluta certo. Solo che , nella tv , si incrociano vari spazi. Il paese è multimediale, tra radio e tv, social e radio. Ma i media tra loro si rincorrono, tendono più a omologarsi che non a diversificarsi. Le grandi firme della carta stampata diventano star della tv. E twitt e post trasmigrano dal web all ‘etere, dal vetro alla carta. Percezione e realtà , poi, si muovono  in crocevia imperscrutabili. E’ più che mai attuale, oggi, quell’ “avvilente gioco degli specchi ” denunciato dal giornalista Amin Maalouf : “I media riflettono ciò che dice la gente, la gente riflette ciò che dicono i media ” . Va bene, allora, denunciare il modo poco “incline all’approfondimento ” di chi si informa. Non meno importante , però, è l’esigenza di maggior approfondimento da parte di quanti informano.

Se poi parliamo di fake news e bugie, casuali o programmate, insorge la questione annosa di regole che attenuino la misura del fenomeno. Quando si parla di regole, i giornalisti sventolano la bandiera della libertà contro la censura. Non sono necessarie, secondo loro, perché bastano deontologia e codici di autoregolazione. Alberto Ronchey obiettava: che fare se quei codici non si rispettano o ciascuno li rispetta a ” suo ” modo . ? E’ la domanda migliore. Che ha sempre avuto la risposta peggiore, ossia il silenzio. Intanto si violano persino le norme esistenti, a cominciare da quella per cui l’errore deve ricevere rettifica con rilievo pari a quello dato alla notizia inesatta. E tra creduloni e bugiardi la democrazia si ammala. 16 maggio

I NAVIGATORS E LAVORO TROVAto….PER LORO.

NAVIGATORS E LAVORO TROVATO. PER LORO…Nel Sud, regioni e città ( Sicilia, Palermo e Catania più che compresi ), fanno il pieno per richieste di reddito di cittadinanza e navigators. I primi, una volta ottenuto il sussidio, chiamiamoli pure redditieri , dovranno convivere …..

con i secondi, dei tutor, dai quali saranno aiutati ad ottenere un posto di lavoro stabile. Lasciamo stare le sfumature. Andiamo al dunque. Che significa aiutarli a trovar posto ? Intanto non capiamo di quali competenze questi navigator dovranno essere dotati. A giudicare dal bando di concorso, se ne comprendono  diverse. Potranno partecipare economisti e psicologi, politologi e pedagoghi, laureati in Scienze dell’educazione e sociologi….qui Specializzazioni molto varie. Troppo. Poi non si tiene conto di quella regola essenziale dell’economia per cui il lavoro non si crea per decreto. Un imprenditore assume se il lavoro gli serve per far crescere affari e azienda. Punto.

Ora la domanda che conta : in Sicilia , e altrove nel Sud, si può ragionevolmente pensare che la macchina partire. Guardiamo allo stato delle cose, una rubrica che pubblichiamo da oggi ( guardate nel fascione in basso) per dar conto dei contesti reali su vari profili della realtà. Sul lavoro la prospettiva non tiene. La macchina si muove poco, è quasi ferma. Patrizia Di Dio cita l’Istat : Il tasso di disoccupazione è pari al 21,4% ( primi 9 mesi 2018) contro una media nazionale del 10,5%. La corsa al posto pubblico è  a livelli di disperazione di massa: quasi tremila candidati per 11 posti all’Ars. Certo non mancano contraddizioni. Alessandro Albanese, ricorda che il 20 per cento delle imprese non può assumere perché mancano i mestieri che servono.

Poi Sicilia e Sud, secondo Eurostat, non dimentichiamolo, sono territori dove si concentra la maggior quota di disoccupati di lunga durata, ossia in cerca di lavoro da più di 12 mesi. 900.000 mila persone in tutto. Più dell’intera Germania. Solo che lì ci sono in tutto 82 milioni di residenti quando nel Mezzogiorno sono meno di 21. Osserva Pietro Busetta, economista e statistico, autore de “Il coccodrillo si è affogato”.” “Da dieci anni, nell’isola, il lavoro è fermo, dopo un picco raggiunto nel 2008, con un milione e mezzo di occupati..Non si capisce perché dovrebbe aumentare adesso..,.” Infatti non aumenterà. I navigator navigheranno in un mare senza porti. Del resto, già adesso la Sicilia vanta due record: quello della disoccupazione e quello delle persone pagate per contrastarla. Del futuro non può sapersi nulla. Ma l’esperienza aiuta. Diventeranno un altro segmento di precariato, da prorogare o stabilizzare. Non è lontano il giorno in cui disoccupati in attesa di un posto, potranno ben definirli “persone navigate” che , cercando senza trovare, una occupazione per gli altri, sono riusciti invece a trovarla per loro. 13 maggio

TAX USA, PANNOLINI FRANCESI. SOVRANISTI A SECONDA DEI CASI

Tra Cinque Stelle e Lega. ormai, un conflitto al giorno. Si litiga su tutto. Tra i punti del contendere spunta e rispunta la flat tax, argomento che conosce furori alterni. Gli uomini della Lega insistono. Ma come dovrà essere non è chiaro. Lega dice ” piatta”. Cinque Stelle vogliono introdurre elementi di progressività argomentando ” chi ha di più paghi di più “. Allora non sarebbe più piatta, ma almeno ondulata. E non si capisce poi con quali risorse visto che i bilanci sono più che in rosso…Vedremo. Intanto non capiamo perché ostinarsi nel nome flat tax. Con quel flat che richiama gli Usa ( del resto la inventò Milton Friedman nel 56). Dove è stata applicata, questa imposta, ha in ogni paese una sua storia, diversamente modulata tra imprese grandi, botteghe e famiglie : dalla Polonia all’ Estonia , dalla Lettonia alla Lituania, dalla Bielorussia all’Ungheria. Paesi ,poi ,troppo più ricchi del nostro ( Usa) o troppo meno ( le società dell’Est) qui . Perché flat allora ? Se questo governo la varerà, dovendo mediare tra le posizioni di cui si diceva, sarà un tassa tutta italiana.

Si ricorre all’inglese per renderla più attraente ? Può darsi. Del resto l’idea di puntare sul fascino dell’estero sembra diffusa. Quando, infuriando le polemiche aspre sulla famiglia, durante il convegno di Verona, Luigi di Maio, pensava di spiazzare Salvini, proponendo agevolazioni per le cose di casa. “«Modello è Francia, sconti su asili e pannolini». Questo diceva qui Perché una cosa francese, non italiana ? I contesti sono diversi. Basta consultare “ Il mondo in cifre”, edizione 2019, curata da Economist (pagine 153 e 172 ), per cogliere la differenza dei contesti. Il nostro pil cresce, mediamente del  meno 0,5, quello francese è più 0,8. La nostra demografia segna un meno 0,1, la loro è a più 0,4, Il nostro pil pro capite è di 31.316 dollari. Il loro 38.122. Allora perché pensare a un modello francese e non a qualcosa di italiano, adeguato al nostro stato delle cose…? Vai a capirli, questi sovranisti.  Gridano “ prima gli italiani”, rifiutano politiche comuni in Europa poiché i paesi non sono eguali. Poi, per far colpo e prender voti , propongono modelli di paesi diversi. Come dire: sovranisti sempre, ma a seconda dei casi 10 maggio

 

 L’ARCIVESCOVO TRA I DISOCCUPATI: MOLTI GFIOVANI VANNOI VIA, I CERVELLI RESTANO Alla vigilia del Primo Maggio, ieri, scocca la prima. Disoccupati , giovani e non , avviano la protesta dell’ ora “ per non andar via e trovare lavoro qui.” Dietro di loro parroci influenti che ,a Palermo, vivono nelle difficili trincee delle periferie dove si incrociano emarginazione e abbandono, disoccupazione ed emigrazione.  Fra loro Antonio Garau da Borgo Nuovo, autore di questo progetto di lotta,  Lorenzo Volpe da Santa Chiara, Cosimo Scordato dall’ Albergheria, Piero Vitrano  che affianca Biagio Conte, nella Missione Speranza e Carità….

Muovono in buon ordine ,  silenziosi , a passo lento. Partono dal giardino che guarda il palazzo del governo siciliano. Poi , si organizzano a tenaglia,  una fila verso villa Bonanno, l’altra su Corso Vittorio. Si ritrovano davanti al palazzo del Parlamento. Si uniscono in un grande cerchio nel grande piazzale. Ciascuno mette ai piedi la sua valigia di cartone, dove, con parole diverse scrivono lo stesso slogan , quasi un grido: “Amiamo la nostra terra vogliamo restare…”

Nel cerchio, uno fra i tanti, in piedi accanto a una madre e due bimbi, c’è lui, Corrado Lorefice, l’arcivescovo. E’ con loro, come loro. I cronisti lo circondano. Gli chiedono della protesta. Lui sorride e dice “Di questa parlate con padre Garau..”. Ma sulla sostanza della sua presenza è tanto pacato quanto esplicito. Denuncia il nesso forte tra la sofferenza della disoccupazione e il Vangelo. Del resto ” che sarebbe il Vangelo se non si collega alla carne umana” . E teme ll rapporto che può intrecciarsi tra non lavoro e mafia. Quando politica e istituzioni non danno risposta al dolore e ai bisogni, può farsi avanti qualcun altro per darla. Quando gli parlano della “fuga dei cervelli”, fenomeno in crescita nell’isola, lui puntualizza. Sono parole che proprio non accetta. “Non fuggono i cervelli, tutti hanno un cervello… “ Quelli che vanno via e quelli che restano, per dire che non ci sono solo laureati, ricercatori, professori da occupare, il lavoro deve andare a tutte le persone, a quelle che vanno e quelle che restano..E ripete “ Tutti, tutti hanno un cervello. E i cervelli dei siciliani sono ben funzionanti e funzionali…”

 Ma il contesto è ancora duro nella regione e nel paese.  Le agenzie diffondono i dati dell’Istat. Si festeggia questo primo maggio, oggi , con qualche speranza in più. Si è usciti dalla recessione . Non si va indietro. Ma ancora si arranca. L’Istituto di statistica , spiegando le cifre, segnala che si è al ristagno. Si cresce meno degli altri ( come sempre , era così con i governi precedenti ) : e non perché consumano di più gli italiani, ma gli europei. ( qui ) C’ è anche un maggior sollievo per il lavoro. Si è al livello minimo di disoccupazione dal 2011. (  qui ) Ma l’Italia è sempre più divisa in due. Lo stato cose, tra economia e politica, non promette di meglio. Certo, al Sud arriveranno redditi di cittadinanza in maggior misura rispetto al Nord . Ma si tratta di pesci da mangiare ( per quanto e fino a quando ? ), non canne per imparare a pescare. Open Polis fa i conti: le persone che lavorano nel Sud sono al di sopra della media europea, quelle del Sud al di sotto. E la Sicilia è fanalino di coda ( 44 %). Peggio pure delle altre regioni del Sud ( qui ). Aprono nuove imprese artigiane, si apprende da Confartigianato. Ma quelle che chiudono sono di più e gli occupati sono di meno. Così questo questo primo maggio, i partiti di governo esultano ( con le ragioni di chi pensa alle elezioni ) per qualche decimale di più. Ma siamo ben lontani da annunci di svolta per il Sud. E dalla Sicilia sempre si emigra. Dice bene Lorefice, le persone vanno e  i cervelli restano ” Ben funzionanti e funzionali”. Il punto è quando Politica e Istituzioni, nello spazio nazionale e in quelli locali, saranno “funzionanti e funzionali ” nell’intervento al Sud. Finora non lo sono state mai. Gli impegni ci sono sempre. Ma non si rispettano mai.  1 maggio

 

 

 

 di GIOVANNI PEPI

QUEL PORTOGHESE IDEOLOGICO SUL BUS.Salgo sul Bus 101 in via Roma , strada centrale di Palermo. Il cielo è grigio , soffia un vento leggero ma pungente, previsioni di pioggia . Dentro grande folla . Siamo come incollati l’uno all’altro. In molti gridano di fermata in fermata, invocando lo spazio per raggiungere le porte , dovendo scendere alla “.prossima “. Sale un signore  tra trenta e quarant’anni, con il telefono all’orecchio. Ha la barba incolta, veste malissimo, ma parla un buon italiano e dimostra qualche cultura. Mi dice : “ Ce l’abbiamo fatta…” In che senso ? , dico io . “ A entrare.. “ Già, ma il difficile è adesso “Perchè?“ Non vede? Non si riesce a raggiungere la macchinetta per obliterare il biglietto….“ Ah, ma io non ci provo nemmeno“ Ma, allungando il braccio possiamo farcela… “No, non ci provo. Venga pure il controllore, gliene dico quattro.Questo non è un servizio. Stiamo come sardine…” Io sgomito, allungo il braccio. Infilo il biglietto nella fessura dell’obliteratrice. Mi volto e trovo il mio interlocutore seduto. Il tempo che ho perso per  obliterare , lui se l’è preso per trovare  un posto. Così io, passeggero pagante , resto in piedi. Lui , portoghese per protesta, è seduto. Non commento .

Il giorno dopo , per puro caso , prendo lo stesso bus , nello stesso posto , quasi  alla stessa ora. Stavolta non c’è folla, molte poltroncine sono vuote. Mi guardo intorno e scopro l’uomo del giorno prima di nuovo seduto, in uno dei comodi posti in fondo, dove si stendono facilmente le gambe. Parla e sorride con quelli che gli stanno accanto.  Mi vien voglia di chiedergli se ha scelto di “non pagare”, come il giorno prima, dal momento che non c’è folla e lui può stare comodamente seduto. Ma non lo faccio. Temo la risposta e lunghi ragionamenti”.  E’ uno dei tanti portoghesi ideologici. Gli direi:  vede, la mano pubblica spende male e le cose non funzionano bene, però sottraendo le risorse dovute non si creano certo le condizioni perchè possano andare meglio. Ma è inutile discuterne. Troverebbe il modo di darmi torto. E il pensiero va ad un aforisma di Jefferson , il grande presidente degli Usa, quando scriveva: “ I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, ma sono i governi che devono aver paura dei propri popoli.” Con i tempi che corrono dovremmo forse riflettere di più anche su questo, dai bus di Palermo alle piazze di Roma e Milano, tra bufere mediatiche e guai economici reali. 28 Aprile

RIPARTE IL BELLINI. LA VIRTU’ DEL RISCHIOPalermo rinasce il teatro Bellini. Il più antico della città. “ Di pochi anni più antico di Santa Cecilia.. La sua data di nascita è il 1676” dice Rosalia Caruso, la brava guida che mi accompagna negli spazi sobri e scarni che odorano di fresco, tra tende rosse, antichi costumi ricamati, palchi, riproduzioni di stampe d’epoca e spazi di platea vuoti. ( le immagini quiStoria travagliata, quella del Bellini. Si incrociano splendori e degrado, abbandoni e colpevoli indifferenze, ricostruzioni lente e fuochi violenti. Ma anche improvvisi slanci di amore e belle stagioni. Non senza momenti di gloria. Fu preferito e visitato da altezze regali. Come teatro lirico, nell’800, ha
 
 
ospitato la prima del “Così fan tutti” di Mozart. Ha legato il suo nome a celebrità della musica come Donizetti che ne fu direttore artistico nel 1925. Ha rappresentato la prima nazionale della Gioconda con Eleonora Duse.

La riapertura che si avvia , induce però ad una riflessione sull’esistenza, pur tra crisi e ritardi cronici, di una Palermo viva. Non vi sono impegnati grandi mecenati nè ricchi gruppi imprenditoriali. Ci sono giovani cooperatori che si sbracciano e rischiano in proprio. Stipulano una convenzione con i proprietari ( i Lo Bianco) e programmano una gestione tutta loro . Per proporre mostre, convegni , meeting , ricevimenti fino alle rappresentazioni teatrali . Non hanno contributo pubblico. Ma tutta l’energia dell’intraprendenza privata. Questo mi dice Marco Sorrentino, presidente di “Terradamare” , la cooperativa impegnata nell’impresa : “ Vogliamo fare, non protestare contro chi non fa..” Ha ragione. Nella denuncia, sempre fondata, c’è spesso il segno della fuga dall’impegno. Loro vogliono invertire le cose. Realizzarsi qui, ora e subito. Buona notizia. Tanto più se penso ai dati che questo blog mette nudo su giovani e lavoro. Grandi crisi non senza paradossi.

Ricordiamoli. 25.000 giovani ogni anno se ne vanno. Ogni fuga ci costa 250. 000 euro. Siamo pure l’isola con il record in Europa dei giovani che rinunciano, quei quei Net che non studiano, non hanno lavoro e non lo cercano. La Sicilia è seconda solo alla Campania per richieste di reddito di cittadinanza, ma pure quella dove il 20% per cento delle imprese non possono assumere perché mancano i mestieri che servono. Politica  cattiva ? Governi poco lungimiranti ? Cecità legislativa ? Burocrazie incapaci ? C’è un po’ di tutto dietro queste cifre. Ma si aggiunge una cultura provvidenzialista , l’assenza di gusto del rischio, la poca voglia di inventarsi il futuro. Oggi nel Bellini che rinasce c’è il segno della diversità. Ed è cosa non meno importante della sua rinascita. “ Contributi pubblici non ne abbiamo”, dice Rosalia nel salutarci “ Certo, se arrivano non diremo di no. “ Le auguro proprio che restino in piedi da soli. Da privati. 22 aprile ( un click qui per vedere le immagini del teatro )

LA TRAGEDIA AREA, LA MORTE DI TUSA. DAL DOLORE ALLO STRAZIO ? . Una lettera che non può ignorarsi. La scrive Ludovico Gippetto, operatore d’arte, amico di Sebastiano Tusa e collaboratore della moglie Valeria Patrizia Li Vigni che dirige il museo di Palazzo Riso a Palermo. Tusa è l’archeologo marino che tutti compiangiamo, già assessore ai beni culturali, espertoautorevole conosciuto nel mondo. E morto nell’incidente dell’Ethiopian Airlines, precipitato il 10 marzo scorso, dopo sei minuti dal decollo di Addis Abeba. Era diretto in Kenia, “Il 10 marzo, capisci ? – mi ricorda ora Gippetto a telefono -proprio nell’anniversario della battaglia delle Egadi di cui lui ha riscritto la storia.”Ciò che strazia adesso amici e congiunti delle vittime è il silenzio che circonda i tanti morti scomparsi, i cui corpi restano senza tomba. Non si hanno notizie. Delle ricerche si poco o nulla. Le lettera è inviata al presidente della Regione e al sindaco di Palermo.

Si chiede solo di chiedere, di trovare i contatti giusti , di sollecitare, perché dal silenzio si esca. Si scrive: “….la gestione delle attività di assistenza ai familiari delle vittime, che deve essere affidata in primo luogo al vettore aereo coinvolto nell’incidente, che deve dotarsi di un proprio piano specifico. Il piano deve prevedere una adeguata e tempestiva risposta organizzativa e assistenza in questi momenti tragici. Soprattutto deve essere assicurata l’assistenza psicologica e sociale a tutte le persone componenti della famiglia della vittima…. “ Ha ragione. Ma propio risposte e assistenza mancano. Per familiari e persone care al dolore si aggiunge lo strazio di non potere seppellire i morti. Non discutiamo difficolta tecniche, non valutiamo volontà che non conosciamo. Ma non si può far venire meno una informazione costante e permanente. Ci associamo a Gippetto, perché presidente e sindaco possano ottenere quanto altri non hanno potuto. Nessuno diventi complice di un silenzio che rischia di diventare colpevole lontananza ..14 Aprile 

ELETTORI E LEADERS POPULISTI SI AMANO. MA SI CONOSCONO ? …Di giorno M5S e Lega litigano. Marco Taradash sintetizza bene quando parla , nella rassegna stampa del sabato, su Radio radicale che il governo ormai non è più quello del ” Contratto ” ma del ” contrasto “. Ma la sostanza delle cose è complessa. Paolo Pagliaro su Nove Colonne .It fa i conti. Quanti vogliono pensionarsi a “quota cento” sono meno di un terzo, i richiedenti il reddito di cittadinanza poco più della metà, rispetto alle previsioni.. Innoccenzo Cipolletta, economista, già direttore di Confindustria ,  immagina una reazione di orgoglio di chi non si rassegna all’assistenza. Sarà. Resta il fatto, osserva Pagliaro, che il governo conosce poco i suoi governati. I leader populisti non conoscono il loro popolo ? Probabile. Ma non c’è solo questo. Dietro il forte consenso che ancora Lega e Cinque Stelle riscuotono, si dice, c’e’ un sentimento di rabbia diffuso, un assoluto bisogno di cambiare. E’  vero . Sentimento, del resto, del tutto motivato. L’economia non cresce da trent’anni almeno ( con la Ue o senza ), i livelli di povertà aumentano, il ceto medio vede flettere quote di benessere , le disuguaglianze si acuiscono fra persone e territori ( il Sud è sempre al palo). Solo che gli arrabbiati finiscono con l’affidare gli interessi propri ad un Esecutivo che si muove in una direzione che con essi contrasta.

L’ Italia, infatti, passa dalla ripresa alla recessione. Arretrano tutti, in Europa , certo. Ma solo noi abbiamo il segno meno. Annaspano, poi, sulle previsioni di crescita ( scommettevano su più 1,5, poi arretravano grazie alla Ue a più 1, ora dicono più 0,2). Destinano la spesa pubblica all’assistenza. Tagliano gli investimenti. Tutto questo in poche parole, toglie risorse per finanziare lo sviluppo. Impedisce nuova occupazione. Con costi sociali pesanti , con deboli e diseguali che restano tali.  Allora ? Vuol dire che la maggioranza del popolo elettore non conosce i leader populisti per cui vota? Probabile anche questo. L’ipsos di Nando Pagnoncelli accerta che , a un mese e mezzo dalle elezioni europee, la Lega cresce ed è primo partito, il Movimento Cinque Stelle recupera rispetto alle flessioni rilevate nei mesi scorsi. E il governo , pur diviso da polemiche e litigi , continua a contare sul consenso di molto più della metà degli elettori ( tra il 55 e il 60 per cento) . Così stanno le cose. Tirando le somme elettori e leaders populisti si amano molto ma si conoscono poco. La Politica è in crisi. Quanto l’economia o più. E la nostra democrazia soffre non poco. Tutto qui. 8 aprile

ANCHE I ROBOT PAGHERANNO LE TASSE.. La robotica s’avanza, nuovi modelli irrompono, si annunciano diversi progetti. Sempre più aziende ne pianificano l’uso. Così una questione s’impone, se ne parla sempre più spesso:  quella delle tasse. E’ giusto che le paghino anche i robot ?nOreste Pastorelli , del partito socialista, presenta una proposta in parlamento. Anche Matteo Salvini scende in campo e si dice d’accordo qui  Non ha dubbi, nel regno unito, Jeremy Corbyn, leader del partito laburista inglese. Del resto per la loro istituzione si pronuncia un grande della tecnologia come Bill Gates , leader di Microsoft ,  che dice: “Se un lavoratore guadagna 50mila dollari viene regolarmente tassato, mentre un robot che svolge lo stesso lavoro no”. Mentre se i robot producono profitto con meno costi sul lavoro dovrebbero pagarle. qui  Due ragioni di sollievo. Pagando le tasse, i robot faranno meno paura. Diventerebbero più umani, sempre più uguali a noi. Viene meno poi quel senso di angoscia sul futuro che , talora o spesso, si intreccia a desideri e speranze. Non pochi temono l’avvento di un tempo in cui muteranno relazioni sociali, rapporti tra le persone, modelli di società . Insomma un tempo in cui cambierà tutto. Si rassicurino. Almeno per le tasse , non cambierà nulla.3 aprile

ITALIA A ZERO, CANNA ANCHE TRIA ?..Ora anche Tria lancia l’allarme. Da Firenze, parlando al festival dell’economia, dice che l’Italia è bloccata. Argomenta in modo asciutto. “Il motore  europeo, ossia la Germania , si è fermato…”E noi ? “ Visto che da dieci anni cresciamo un punto percentuale in meno del resto d’Europa, significa che la nostra economia è allo ‘zero’ mentre la germania riesce a rimanere allo 0,7-0,8 per cento”. qui Il quadro è quello descritto da Pietro Boccia, presidente di Confindustria, qualche  giorno fa. Prevede crescita zero per il  2019 e  ” un esiguo” +0,4% nel 2020 “, con un “alto rischio di recessione” che solo “l’export può scongiurare..” quiMa Matteo Salvini, vicepresidente del consiglio , ministro dell’interno e capo della Lega non ci sta. Le considera previsioni che ”…verranno smentite clamorosamente dai fatti.” Aggiungendo che si è pieni di gufi.” Ci hanno sempre “cannato in passato” aggiunge quiMa cannerebbero tutti ? Non solo Confindustria,  ma Ue, fondo monetario, le maggiori agenzie di rating, che prevedono le stesse cose? E adesso pure Tria ? Tutti ? No Salvini sa bene che non “cannano ” proprio. Solo che l’economia è questione da mettere, per ora, sul profilo basso. Verrà il momento dei nodi al pettine . Per ora meglio rinviare. Guardando alle elezioni di maggio. Salvini è troppo  vicino alla prospettiva di una posizione dominante per mollare. Dominante nel centro destra con Berlusconi al minimo possibile. Dominante sui Cinque Stelle con un primato di seggi nel parlamento europeo ( e poi in Italia ?).

Così gioca con armi di distrazione di massa come migranti e famiglia, sicurezza e legittima difesa. Mentre di Maio, per uscire dall’angolo, apre il ventaglio di promesse nuove, dal salario minimo al risarcimento dei truffati falle banche.  Dagli aiuti per baby sitter e pannolini agli sconti sugli asili nido. Così sarà per due mesi almeno. Con i due partiti maggiori insieme nel governo, ma l’uno opposizione dell’altro, con le opposizioni ufficiali ( dal pd a Forza Italia) incapaci di andare oltre il giuoco di rimessa. Funzionerà ? Sì, per vivacchiare. Ma non per vivere. Si ripete tra Lega e Cinque Stelle il gioco conosciuto nei rapporti tra democristiani e socialisti. “ Collaborazione e competizione ..”, si diceva allora. E si stava al governo. Senza governare. Non sembrano diverse le cose oggi. Nell’Italia a zero, si continua  a parlare di crescita , di giorni radiosi. ( anche ilmpremier Giuseppe Conte non parla poiuùà , a differenza di un mese fa, di un “anno bellissimo” qui ) Si lavora alla riapertura dei 400 cantieri irretiti tra  lacci e lacciuoli di uffici e ministeri. Sarebbe pronto un decreto “sblocca cantieri”. Buona notizia. Ma c’è l’amara ironia di un esponente leghista. “Il decreto è bloccato”. 1 aprile 

SE QUEI TRENI ARRIVANO IN ORARIOLa partenza del è prevista per le 15, 31. È rispettata al minuto. Puntualmente un altoparlante  comunica il numero del binario. Salgo. Corridoi puliti. Poltrone comode , noperatrice in divisa, i capelli neri, le labbra dipinte di rosso vivo, il sorriso professionale e cortese, mi vede un po’ spaesato e da notizie non richieste. Mi informa che devo scendere nella stazione che precede quella finale, poi  prendere un treno navetta che troverò sul binario uno…. L’andatura è piacevole, il vettore scivola sui binari come i pattini sui ghiaccio.  Dalle finestre splendori di mare e campagne, colline foderate di verde e greggi al pascolo. Si arriva alle 17,17. Secondo programma. Un caso.? No. Tutto si ripete nel viaggio di ritorno. Orari di arrivo e partenza al cronometro, comunicazioni puntuali, personale dal sorriso cortese che ti informa su tutto. Siamo in Svizzera a Milano..? No. Siamo in Sicilia nel tratto Palermo centrale, Caltanissetta Sirbi, Caltanissetta centrale. E poi Caltanissetta centrale, Caltanissetta Sirbi, Palermo Centrale, Palermo Notabartolo. Un signore con il quale condivido il viaggio , coglie la mia sorpresa e dice, quasi come mi confidasse un segreto.. : “ Guardi che, da almeno due mesi, la puntualità, su questi treni, è  normale. Al posto suo lo scriverei. Non le sembra giusto?” Mi sembra giusto, eccome.  Si è a una buona notizia. Conosco l’obiezione. Si tratta di piccole cose . e giù tanto benaltrismo ( nel senso che ci vuole sempre “ben altro”). E sia .  Ma quando l’efficienza compare dalle nostre parti , e anche a Palermo “si può ”,  si può sperare ce ne possa essere anche altrove. L’illusione è sempre un male. Ma il disfattismo è peggio 27 marzo 

ARTE DAI RIFIUTI A Palermo, nel mercatino di piazza Marina  , c’è uno scultore di metalli che vende le sue opere. Si chiama Sebastiano Renda. In quella piazza, ogni sabato e domenica, si propongono vecchie cose. Ma lui offre creazioni che trasformano il vecchiume in novità. Raccoglie  rottami e pezzi buttati ovunque, bulloni e ingranaggi di ogni tipo, ruote e rondelle , scarti in ferro e in ghisa, piombo e alluminio, componenti di motori,  dalla gallery VECCHIE COSE qui

sostegni di lampade da tavolo, tubi grandi e piccoli. Prende di tutto e assembla in sculture dal tratto forte, sagome di animali mostruosi, corvi e spettri. Grande suggestione , interessanti visioni, buona arteEd è bello che lavori del genere si facciano a Palermo. La città dove spesso l’arte è trasformata in rifiuti, c’è qualcuno che trasforma  i rifiuti in opere d’arte….

LA LIRA SUPERSTAR AL MERCATINO. Piccoli fatti da citare. Per divagare,  essendo pesanti, per ora, le grandi cose delle cronache. A Palermo , ogni week  end,   professionisti e dilettanti, giovani squattrinati e casalinghe, montano bancarelle per vendere  oggetti di altri tempi. Di tutto. Ceramiche e antiche foto, bambole di porcellana e fumetti  da scantinato, come Tex e Grande Blek, rotocalchi d’epoca con volti dimenticati, da Joan Collins a Diana Ross, dischi in vinile di 45 e 78 giri,  con canzoni di successo di cui si è persa memoria e volti ormai cambiati, da Morandi a Carrà, da Celentano a Milva.  Un’idea   bella viene ad Alessandro Verducci. Vende soldi. Sta dietro una grande scatola di legno piena di monete di dieci lire. Quelle liscie, scolpite da Giuseppe Romagnoli, testa con le spighe di grano, croce con l’aratro.  Propone “un affare “. Questo dice. Dieci monete puoi comprarle per un euro. Come affare non c’è male. Per lui. Facendo i conti scopriamo che con un euro, quasi duemila lire di oggi,  compriamo appena cento lire di un tempo, venti volte di più.  Una lira iperforte. È il sogno che i grandi del sovranismo cercano di realizzare da tempo nel grande mercato fìnanziario del mondo. Senza successo. Un piccolo apprendista stregone della finanza lo realizza in un mercatino.

la foto tratta dalla gallery VECCHIE COSE . Un click QUI per le altre immagini

MA IN ITALIA LE COSE NON SI AGGIUSTANO MAI… Sulla Tav si aspetta.  Non c’è intesa tra Lega e Cinque Stelle. Si prende tempo. Si esclude una caduta dell’esecutivo. Ma mai come adesso la caduta si delinea. Non si stacca la spina al governo. Intanto il governo non c’è. Non si decide, si tratta, si rinvia. Mai la contrapposizione tra Salvini e Di Maio  è stata così netta e visibile. In un rapporto sempre mutante come un magma. Di Maio conta sul doppio dei seggi, in parlamento, rispetto alla Lega. Salvini è quasi al doppio….
dei consensi elettorali secondo tutti i sondaggi. Il primo elabora scenari futuri per nuove leadership in Italia e in Europa.. Il secondo arranca ed è costretto a cambiare il “Cambiamento”. L’identità politica della coalizione è sempre meno definibile. Non a torto Maurizio Sacconi, evoca la metamorfosi di Kafka dove, come è noto,  il protagonista, una mattina, si alza e si scopre le fattezze di uno scarafaggio. Allora, sulla Tav , vedremo. Forse oggi , forse domani….

Intanto l’ Italia non va. E la politica sembra indifferente ai dati che contano. L’Ocse ci vede in recessione anche per quest’anno qui. L’economia rallenta in europa e nel mondo, ma solo L’Italia , tra i grandi, ha il segno meno ( come Argentiuna e Turchia) . La questione vera non è sfiorata nei dibattiti della politica che parla alla politica. Da quasi trent’anni l’Italia non cresce. Va meno bene quando l’Europa va bene, ma quando questa va male da noi si va peggio. Certo questo governo ci mette anche del suo. Ma ha colpe relative. La questione è antica. Legata a fattori di struttura, che vanno oltre la congiuntura. Insiste, da anni, su questo punto Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia. Già tempo fa indicava in modo essenziale i due numeri dei nostri guai . “17 e 45 “ diceva. Precisando : “Nello scorso quarto di secolo , il Pil italiano è cresciuto del 17%, il francese e il tedesco di oltre il 45%.”  qui  Colpa della Ue ? Lo smentiscono i numeri. Mario Draghi ricorda che l’Italia ha il più basso tasso di crescita in Europa già tra 1990 e il 1999, prima dell’euro. Poi, ancora, dal ’99 al 2008…” qui Una patologia costante dunque. Non rimossa dai rivolgimenti della politica nell’ultimo quarto di secolo. Non dalla ” rivoluzione liberale”  (come lui diceva) di Silvio Berlusconi, non dalla svolta riformista a sinistra di Matteo Renzi, nemmeno ora dal Cambiamento populista dello scorso marzo. E allora , se ne vuol parlare dicendo come stanno le cose ? A parte le crociate mediatiche, la decisioni plateali, su immigrazione e sicurezza, lotta contro i poveri e promozione del lavoro, l’economia muove lungo conosciuti percorsi,  sempre criticati, sempre praticati: troppo tasse, burocrazia pesante, tribunali inefficienti, debito record, pressione fiscale alta, produttività bassa. E si continua così, malgrado tutto. Non cambia in politica quella certezza di Andreotti che “ In Italia prima o poi tutto si aggiusta..” Solo che è sempre più evidente , invece, che le cose da noins’aggiustano  mai. 8 marzo

L’ITALIA DEL GOVERNO NON C’È. MA CI SARÀ… L’Italia è in recessione. Come previsto. Il governo non è in allarme. Meno Male. Nei momenti difficili i buoni statisti hanno nervi saldi. Solo che certi argomenti impressionano. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ripete, ai microfoni degli operatori di Sky , quanto le agenzie diffondono da ore. Ha il tono da professore ( del resto è il suo mestiere). Parla della guerra dei dazi tra Usa e Cina come fattore scatenante, della Germania che flette, delle nostre esportazioni che, di conseguenza, si riducono qui Ha ragione. Solo che dazi e flessione tedesca erano già noti quando il suo governo elaborava la manovra, puntava ad un deficit del 2,4 per cento ( poi portato , in sede Ue, a 2,04) e scommetteva su una crescita del pil all’1,5 ( poi ridotto, sempre in sede Ue, all’). Se tutto era così scontato, come oggi, da professore, spiega, doveva accorgersi prima della cosa ed essere conseguente come capo dell’Esecutivo. O no ?  Aggiunge che lo spread, quello che decide il costo del nostro debito, resta al minimo da sei mesi. I sei mesi” del suo governo, ovviamente. Giusto. Ma potrebbe pure spiegare perché , prima di allora, era quasi la metà qui... In realtà l’Italia che lui voleva non c‘era. Ma si diceva e diceva: “Ci sarà…” E andava avanti… Nei giudizi , il suo vice Luigi Di Maio, ha qualche spregiudicatezza in più. Con i modi da primo della classe, scandisce la sua verità con toni squillanti. Dice alle Tv, e i giornali riportano: “Chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi…».qui “…Al governo “ ? Ma la crescita del paese, nei quattordici trimestri precedenti con il segno più , erano calcolati e riferiti da Istat , non dai governi. Trovavano peraltro conferma nei rapporti di Bankitalia, di Eurostat, di Ocse, del Fondo monetario. Mentivano tutti ? Peraltro , in quei rapporti, si dava conto della condizione negativa dell’Italia , perché tutti crescevano ma noi meno degli altri. Su questa differenza, giustamente , dai banchi dell’opposizione, uomini come lui concentravano i loro attacchi. Dunque in quei dati credevano anche loro. Ora non più ? Anche per lui, l’Italia che vuole è diversa da quella  in cui crede e vuol far credere. Ma anche lui dice : quell’Italia non c’è, ma ci sarà , grazie a noi. Restiamo in attesa allora…,. Del resto, anche Matteo Salvini, l’altro vicepresidente, popolarissimo ministro dell’Interno, nel salotto di Floris, a “Di Martedì” , affrontava i giornalisti  con sufficienza. Gli facevano notare quanto le previsioni del suo governo fossero diverse, e più ottimistiche, rispetto a quelle dei maggiori, e più autorevoli, osservatori del pianeta. Lui diceva ”Vedremo…” E va bene. Restiamo in attesa, mentre l’Italia è in recessione, di una Italia che cresce grazie a loro. Meglio se con quel boom annunciato da Di Maio qualche settimana fa.qui Sperando solo che abbia torto Michelangelo quando sosteneva  “ L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuotequi  1 febbraio

NON SI PUO’ INGANNARE TUTTI TUTTE LE VOLTE.. I dati dell’Istat sulla produzione industriale sono pessimi. Ma gli uomini del governo non sono in allarme. Si sapeva, dicono. Hanno ragione : si sapeva. Gli uomini dell’opposizione non cambino le carte in tavola. Questa involuzione, dal segno più al meno, è il frutto di una congiuntura planetaria. Di un mondo che cambia, nella geografia della politica e dell’economia. Lo spiega bene Paolo Bricco su Il Sole 24 Ore qui Non c’entrano le politiche del governo. L’Europa va indietro e, come da un quarto di secolo, l’ Italia, nel bene e nel male, va peggio dell’Europa. Ma ora i ministri in carica hanno una responsabilità specifica: mantenere la promessa che continuano a fare di una Italia che andrà meglio per  effetto della “loro” politica, sancita da una manovra che concede più sussidi, pensioni anticipate, più deficit , più debito. Non si può glissare come, pare, voglia fare Giovanni Tria, ministro all’economia. Dice ieri a Il Corriere della Sera : “«Aspettiamo i dati sull’ultimo trimestre 2018. Non vedo una recessione, vedo una situazione di stagnazione». qui Vedremo, appunto.  Ma stagnazione significa non andare indietro. Loro promettono di andare avanti con la crescita. Per questo Matteo Salvini e Luigi Di Maio usano altre parole. Il primo dice “ Faremo il contrario dei governi del Pd: in una situazione internazionale negativa, mettiamo più soldi nelle tasche degli italiani, è l’unica cosa intelligente da fare» qui Il secondo , addirittura, prospetta un boom, termine da noi scomparso ,dopo gli anni ’60, dall’ordine delle cose. Dice: ”..possiamo riprenderci e ripartire alla grande se colmiamo tutto quel divario che c’è tra noi e gli altri Paesi del nord Europa su intelligenza artificiale, blockchain, nuove tecnologie, investimenti su nuove forme di produzione energetica e soprattutto aiuti alle persone in difficoltà” qui Intanto, su pensioni quota 100 e reddito di cittadinanza , il quadro è tutt’altro che chiaro, e vediamo restringersi beneficiari e allungarsi i tempi. Lo spread è quasi raddoppiato nei mesi di questo governo con pesanti aggravi sul costo del debito, i nodi di bilancio sono stati rinviati e i prossimi dovranno partire da decine di miliardi  mancanti per evitare nuovi aumenti dell’Iva…non si vedono nè crescita più lavoro come da promesse.  Così da Torino, in trentamila, lanciano segnali di delusione. L’ondata potrebbe allargarsi se non si fanno i conti con la verità. Riflettano sul monito di Abramo Lincoln che di popolo e di democrazia si intendeva: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo.”  qui 14 gennaio

GOVERNO TUTTI INSIEME COSÌ.. SEPARATAMENTE…Ora Giuseppe Conte è leader in ascesa. Ma ha ragione Stefano Folli, quando scrive su Repubblica.“ Non è ancora crisi di governo ..” ma “.. mai come stavolta ci si è avvicinati al punto di non-ritorno.” qui Cambia tutto, tra pesi e misure dentro la coalizione. Conte non è più vice dei vice. Esce dalla “ quasità” come ironizza Francesco Merlo a prima pagina su rai 3 ( 10 gennaio). Solo che , negli accordi di contratto tra Lega e Cinque Stelle, si stabiliva che Conte dovesse essere proprio quello, un “ quasi premier”, a garantire la doppia leadership di Salvini e Di Maio.  Ora più varianti si incrociano fino al garbuglio.  Salvini perde l’esclusiva sulla questione immigrati. Nelle basi dei due partiti crescono le insofferenze ( piú per grillini che leghisti ). I sondaggi segnalano un travaso permanente di consensi da Di Maio a Salvini. Gli ingranaggi si inceppano.  Prima si stava insieme in virtù di un  Contratto tra forze avverse, ora per assenza di alternative visibili. Le fibrillazioni sono progressive. Si sta al governo pensando ad altro.  Matteo Salvini potrebbe rientrare nel “forno” del centro destra cercando per sfornare maggioranze nuove. Ma i numeri non ci sono. Potrebbe aprire la crisi per ottenerli alle elezioni, considerando i sondaggi. Ma l’azzardo è grosso. Caduto il governo, il Capo dello Stato eserciterebbe un forte peso per evitare elezioni anticipate, e ha tutti i numeri per riuscirci: nulla è più forte dell’istinto dei parlamentari a sopravvivere. Poi , si andasse al voto, come finirebbe ? Chi provoca elezioni non è popolare. I votanti faranno fra qualche mese ciò che i sondati promettono oggi? Dovesse vincere il centro destra a guida Salvini , con la Lega primo partito, chi dice avrebbe l’incarico per formare l’esecutivo ? Meno che mai , poi, a rotture e mutazioni è interessato Luigi Di Maio. È già in crisi progressiva di consensi fra iscritti ed elettori. Per lui questo è l’ultimo treno. Non ne passerà un altroAllora ? Allora si va, da qui alle elezioni di maggio almeno. Con strappi e conflitti, modulando e glissando. Già si è dovuto rinviare su leggi per pensioni a quota 100 e reddito di cittadinanza  ( i conti non tornano ancora). La Torino Lione non piace ai cinque stelle. Ma oggi Salvini è in piazza per richiederla.  Le trivelle sono oggetto di discordia. La Lega non vuole accettare lo stop che Di Maio progetta qui Per la Carige Lega e Cinque Stelle pensano a nazionalizzare. Ma Giovanni Tria, ministro all’economia in carica, dice chiaro in parlamento  che  “Una soluzione di mercato sarebbe comunque preferibile…”qui Anche lo spinello, da depenalizzare se terapeutico, è oggetto di discordia con Cinque Stelle per il si e Lega sul no  qui  Il governo resta. Senza decidere . Mentre già la recessione è alle porte , da noi e in europa, come ieri comunicava l’Istat qui Si vanti cosi’. Tutti uniti e insieme. Ma separatamente … 12 gennaio

IL PAPA CERCA PIÙ EUROPA. MA NE TROVA MENO. Quando Papa Francesco,  alla folla dell’Angelus, ricorda i 49 migranti che, in mare aperto, con mogli e bambini, sotto il gelo, a bordo di sea Watch e Sea Eye, aspettano un approdo da tutti negato, scandisce le parole, le mette in rilievo con brevi pause. E alza la voce: “ Rivolgo un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste personequi “I leader europei”, dice. E dove sono  ? Le cronache fanno filtrare notizie su spiragli che si aprono e si chiudono. Con la Germania che sarebbe disposta ad “accogliere, purché anche altri…..” Si è al contesto conosciuto di un’Europa che si frantuma e si dissolve, dominata dagli egoismi dei governi nazionali. Ciascuno pensa ai propri elettori. Non c’è un potere superiore , nella Ue, in grado di condizionarli. Così nei paesi d’ Europa. Così in Italia. Qui hanno buon gioco i partiti di governo. E la sinistra è fuori causa. Diciamo come stanno le cose.  Se si è adesso alle risposte sbagliate,  per i migranti sotto il gelo, non è perché al governo ci sono i populisti. I populisti sono al governo perché si è sbagliato quando al governo c’erano quanti ora li criticano.

La migrazione è inarrestabile. Secondo l’ultimo rapporto della International Organization for Migration ( aggiornato al 2015) , sono 244 milioni le persone che vivono in un paese diverso da quello in cui sono nate ( una ogni trenta). Una marea che si ingrossa di decennio in decennio.  Nel 1990 erano circa 153 milioni , pari a circa il 2,9% della popolazione mondiale . Poi  173 milioni nel 2000. E, nel 2010, si era a 220 qui Pretendere di fermarla, come Lega e Cinque Stelle fanno intendere di  volere e poter fare ( pur con diverse sfumature di toni e linguaggi), equivale alla promessa di svuotare il mare.  Fermare no. Ma governare si. Noi italiani, piú degli altri, non dobbiamo ignorare il passato, si dice. Siamo stati migranti , in molti e per molto tempo. E’ vero.  Ma basta leggere il bel libro di Calogero Pumilia ”Ti la scordi la ‘Merica “ per vedere con quanta efficacia ( e durezza) quel fenomeno venisse regolato qui Certo, è cosa ben più complessa  programmare ora, quando , a separare paesi e territori, non c’è un oceano, ma brevi spazi di mare. Ma molto si poteva fare.  I “si” dovuti e giusti, dovevano compensarsi con i “no” necessari. Non si è fatto. O si è fatto con politiche  insufficienti. E quando un ministro di centro sinistra , come Marco Minniti ha cominciato a muovere nella direzione giusta, riducendo sbarchi e approdi , ha dovuto farlo nascondendo il sasso con la mano, per evitare le critiche di quanti, nel suo partito, erano a sinistra da lui. Si è diffusa la percezione di un’Italia invasa. La percezione, certo. Diversa dalla realtà. Secondo il rapporto che si cita sopra, sono gli Usa il paese con più migranti ( 46 milioni ). Subito dopo la Germania ( 12 milioni) , l’Italia è undicesima. Ma la percezione , in una democrazia sempre più mediatica, fa la realtà.

Si sono diffuse rabbia e paura. Che i due partiti populisti hanno intercettato, raggiungendo una maggioranza elettorale che resta inossidabile, anche se , sempre più, un partito diventa opposizione dell’altro.  Ed ora ? C’è bisogno di una inversione virtuosa. Soprattutto di una Europa che cambia verso, in grado di orientare verso politiche sovranazionali gli egoismi nazionali. Dovrebbero far questo, da noi, i “buoni europeisti” . In materia di migranti, con persone che chiedono approdi sotto il gelo, più che contestare il governo , dovrebbero, come il Papa chiede, sollecitare una diversa Europa, magari proponendo un patto in tal senso tra opposizioni e maggioranza.  Ma non lo fanno. Si cercano illusori vantaggi di politica interna. E resta il vuoto di sempre. Per fronteggiare la migrazione, il Papa chiede più Europa.  Ma ne trova sempre meno. Anche le sue parole meriterebbero qualche ascolto in più. E invece ne trovano  sempre meno. 7 gennaio

IL SOGNO DI MATTARELLA NELL’ITALIA SGRANATA Sergio Mattarella, nel discorso di fine d’anno, sfonda l’audience nei social QUI Parlava , come sempre, tra familiari stelle rosse di Natale e antichi arazzi, mobili dagli intarsi dorati e, quest’anno, pure  il disegno di un ragazzo autistico ( qui accanto la foto ) . Ma il tono sembrava diverso. Rallentava il ritmo, allungava le pause, scandiva con evidenza, quando insisteva, sul paese che vorrebbe.  una comunità..” in cui “pensarsi dentro un futuro comune, da costruire insieme..” . Dove  “..essere rispettosi gli uni degli altri.” E dove si rifiuti “l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore ” QUI Non siamo a questo oggi. Nella politica si è a un magma che non si consolida. Non si vede il punto di arrivo. Rivoluzione elettorale il 4 Marzo, poi compromesso, imprevisto e imprevedibile, tra forze avverse, Contratto di governo, con promesse di rotture grandi, avanzate e retromarcia contro l’Europa. Ma lo Stato delle Cose che questo blog tenta di tracciare mette in luce molto andazzo e poche novità. QUI Non che non cambi nulla. Meno migranti sbarcano. Piaccia o no, c’è più attenzione su sicurezza e questione criminale. C’è più statalismo ( vedi Rai e Alitalia)…. Ma i reati flettevano anche prima, quando al governo c’erano “gli altri” e non “loro”.  Come ,anche prima., flettevano gli sbarchi.  Ma il punto è un’altro. Quando loro rinfacciano agli “ altri”, e gli “altri “ a loro, un’Italia con l’economia peggiore in Europa , si è a un contesto che dura da un quarto di secolo almeno. Lo dimostrano uomini  come Salvatore Rossi  QUI e Mario Draghi QUI E al potere , nel periodo , si sono alternati governi di centrodestra e centrosinistra. Per cambiare sarebbero urgenti scelte radicali nell’economia. Non se vedono i segni. La “manovra del popolo “ sceglie , come prima, più debito e più deficit con vantaggi più illusori che reali. Qualche sconto fiscale per pochi, ma le tasse nel complesso aumentano. Si andrà in pensione prima nei prossimi tre anni ( e poi ?). Disoccupati e poco abbienti intascheranno qualche reddito  in più per diciotto mesi ( e poi ?). Intanto l’economia è prossima alla recessione . Il governo promette un grande balzo. Però concorda con la Ue la previsione di un tasso di crescita  ( uno per cento) QUI , inferiore a quello raggiunto del governo precedente ( 1,5 %). A Sud nulla di nuovo. Servono investimenti per la crescita, spinta verso l’industrializzazione, non sussidi. Invece si insiste in questi, non favorendo l’intraprendenza ma assecondando la voglia di dipendenza e le inclinazioni peggiori dei meridionali.

Se la politica è magma in movimento, non chiaro , anzi contraddittorio e instabile, appare il sentire degli Italiani. Cinque Stelle e Lega hanno il favore della maggioranza piena, ma le posizioni si invertono rispetto al voto Marzo perché i primi perdono consensi, e di molto , rispetto alla seconda. Dalle intenzioni di voto, si ha l’idea di un governo forte ma Demopolis accerta che uno su due è preoccupato dello spread in aumento che è proprio il principale effetto della sua politica. QUI  Secondo Demos, solo il 34 % degli intervistati pensa che il 2019 sarà “migliore”, l’ottimismo per il nuovo anno risulta dimezzato rispetto alla fine del 2017.QUI Sondaggi autorevoli trovano gli italiani sempre più favorevoli all’euro (più 12 per cento ) QUI Ma l’uomo politico più apprezzato è Matteo Salvini che contro l’euro manifesta le idee più esplicite. Cosi è l’Italia…. Un magma che non si consolida e muove esplodendo tra contrasti sociali e rabbia, spruzzando proprio “..l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore” . Mattarella lo sa bene e sollecita inversioni virtuose. Sostiene le ragioni dei deboli, ricorda i cinque milioni di immigrati che vivono bene da noi e per noi, contesta la compressione del ruolo del Parlamento, critica la tassa sul volontariato, ricorda l’Italia buona e fa capire che non sarà inerte nel valutare deviazioni e devianze che portano lontano da quella ” comunità da costruire insieme…”. E’ un sogno il suo ? Può darsi. Ma va condiviso e sostenuto. Anche perchè, come diceva Nelson Mandela, un sogno può diventare realtà. Ma sono necessari uomini che siano capaci di sognare. 2 gennaio 

 A NAPOLI, GIOCATTOLi  IN  SOSPESO, BELLE GOCCE NELL’OCEANO… A Napoli, per il terzo anno, si è al giocattoli sospesi . Commercianti che si organizzano per farli arrivare nelle case di chi non può acquistarli. I clienti li comprano e li lasciano ai negozianti che poi li distribuiscono. Si era cominciato con il “ caffè sospeso”. Ora si va più in alto. Rosario Ferrara, tra i venditori che hanno promosso la cosa, è soddisfatto. Mi dice “ Benissimo il primo anno. Poi un piccolo calo. Quest’anno si è con il vento in poppa. Quasi sessanta pezzi in appena quattro giorni” E’ giusto mettere in rilievo iniziative come queste. Nelle grandi crisi , diventano importanti i piccoli gesti. Di povertà si parla molto, e giustamente. La questione è pesante. Non perché le cose non cambiano. Ma perché i cambiamenti sono lenti e insufficienti. In Italia, per esempio, i poveri , secondo Istat, fortunatamente , flettono, come l’altro giorno annotava l’Avvenire”,, quotidiano cattolico,  lodevolmente più attento di molti altri al problema ( QUI ) Ma restano molti, troppi. Nel pianeta,  invece,  vediamo dei rovesci. La fame è di nuovo in aumento. Dopo una flessione che faceva ben sperare oggi,  come si riassume nel sito di Focus, 821 milioni di persone non hanno da mangiare in misura sufficiente, anche se poi l’obesità avanza QUI E molto non funziona, in questo nostro mondo, se assistiamo impotenti al fenomeno che un terzo del cibo si spreca( QUI ) Ma le questioni nazionali e planetarie irrisolte, si  contrastano pure con i comportamenti di ogni giorno. Nel caso si accelerassero, come è giusto succeda, le distanze indecenti fra chi sta bene e chi soffre, ci sarà sempre bisogno di solidarietà operosa da parte di tutti.   Perché è giusto. E perché conviene. Più ponti e più strette di mano frenano la rovinosa violenza che può devastare il pianeta. C’è un aforisma bellissimo di Santa Teresa di Calcutta…..Ci diceva ” Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno..” (QUI ) Ciascuno faccia qualcosa perché l’oceano abbia sempre una goccia in più 18 dicembre 

RIFORME DELLE ISTITUZIONI COSÌ , STRADA FACENDO … ,Sabino Cassese  denunciava, lunedì scorso, su Il Corriere, la contraddizione tra gestione e impegni dei due partiti al governo. Nel “Contratto”, scriveva, hanno promesso, di «avvicinare le decisioni pubbliche ai cittadini» e invece.fanno il contrario. Intese nelle segrete stanze, documenti generici e mutanti in parlamento, mozioni di fiducia per troncare il dibattito. Ha ragione. Ma non del tutto. Nella politica delle istituzioni , Cinque Stelle e Lega non hanno mai nascosto propositi riformisti, talora o spesso radicali. Già Beppe Grillo,  il leader massimo prometteva agli italiani : “ Rivolteremo la Camera e l’apriremo come una scatoletta di tonno ” ( QUI ) Gianroberto Casaleggio, grande ideologo e regista , preannunciava  “Se introduciamo la democrazia diretta non abbiamo più bisogno di partiti.( QUI )  Ora ll figlio Davide  definisce “inevitabile” il superamento della democrazia rappresentativa prevedendo la “inutilità delle camere tra qualche lustro”. ( QUI )  “Tra qualche lustro” .Forse si vogliono anticipare i tempi. Anche la Lega non ama lo stato delle cose. Anzi. Giancarlo Giorgetti, plenipotenziario al governo, al meeting di Rimini di “Comunione e Liberazione”, diceva che una “..riforma dell’istituzione parlamentare è indispensabile». Spingendosi a proposte non dissimili, ma più radicali, di quelle che Matteo Renzi aveva tentato e che la Lega aveva bocciato, con il pesante no al referendum. Il plenipotenziario di Matteo Salvini parlava infatti di elezione diretta del capo dello stato, di riduzione di una camera , di dimezzamento dei parlamentari ( QUI ) Poi, sabato scorso, lo stesso Salvini , imboccava una scorciatoia suscitando qualche brivido. Chiedeva alla piazza acclamante un “mandato pieno” per trattare con la Ue. Non si rivolgeva al parlamento, al presidente del consiglio, ai colleghi di governo. Ma ai “suoi “ manifestanti  che elevava a rappresentanti di sessanta milioni di italiani”… ( QUI ) Decideva poi un vertice con le associazioni di imprenditori e commercianti, per parlare della politica economica, rendendo in decifrabile per i cronisti politici in quale ruolo lo facesse. Quello di capo partito, di ministro dell’Interno, di vicepremier o di candidato premier ?  E’ dunque  vero, caro Cassese , Cinque Stelle e Lega promettevano di “avvicinare i cittadini alle decisioni pubbliche”. E , “coerentemente”, adesso  procedono a modo loro. Non ci dicono qual’è il progetto. Lo realizzano nei fatti. Scegliendo per decidere ora una stanza, ora una piazza, ora un vertice Certo, guidano il “Governo del Cambiamento”. Ma sanno quanto è difficile governare il cambiamento  delle istituzioni stando dentro le regole . Così lo fanno scivolare, senza proclamarlo, dal di fuori12 dicembre 

LE CHIESE DI MATTEO SALVINI Leggo su Twitter un post di Matteo Salvini.. Scrive : “ Una parte di chiesa che fa politica, c’è una parte di chiesa che invece mi chiede di non mollare. “ E questa seconda parte non “fa politica “? Si dedica solo agli esercizi spirituali ? 4 dicembre 

PD FUORI DAL GOVERNO..E DALL’OPPOSIZIONE Le ultime dal pd dicono che il congresso slitta. Al 3 marzo forse. Ci sarebbe il tempo di insediarlo per poi pensare alle elezioni. Con quali programmi ? Silenzio. Intanto le dee sul nuovo segretario sono confuse. I sondaggi danno Zingaretti in maggioranza.Incerta la candidatura di Minniti. Sull’ex ministro degli interni sarebbero divisi i seguaci di Renzi. Forse Orfini e Del Rio preferirebbero la candidatura di Mattina…uomo che ama l’unità. Chissà… ( QUI )  Insomma, si è fermi. Ma nella società le cose si muovono. Goffredo Buccini, su Il Corriere, parla di “opposizione fai da te.” Ha ragione. Diecimila persone a Roma, trentamila a Torino scendono in piazza senza bandiere di partito. Nelle richieste muovono su profili diversi . A Roma si vuole efficenza e decoro urbano. Gridano: “ “Nun te Raggi più” . Con slogan così: “il vento è cambiato e sa di mondezza”. Oppure “Basta movida, basta monnezza, torni a Trastevere la sua bellezza” ( QUI ) A Torino , scelgono il colore arancione , per marcare la voglia di un’economia in crescita. “Vogliamo dire sì agli investimenti su eventi artistici, sportivi, culturali. Vogliamo dire sì alla Tav, alla metropolitana, a una città sicura ed efficiente, attenta alle persone nella gestione dei servizi pubblici». Questo dice Patrizia Ghiazza, una delle «madamine», le chiamano così , organizzatrici ( QUI  ) Diverse nelle richieste, si muovono con lo stesso segno. Non sono soddisfatti di sindaci governi. Non fanno schieramento, sono contro le cose che fanno. O meglio che non fanno. Carlo Calenda, leader autorevole ,e competente, del Pd avverte l’insidia.  Dice in una intervista a Il Messaggero: “Ciò che è successo a Torino è importante e significativo: c’è una maggioranza silenziosa, senza bandiere di partito, che non ne può di chi vuole frenare lo sviluppo, pone veti, fa promesse irrealizzabili come il reddito di cittadinanza. I 5 Stelle sono dei fanfaroni buoni solo a dire dei vaffa. Quando devono governare fanno disastri»….. “ Ma quando gli chiedono se questa maggioranza silenziosa vota almeno in parte Pd ? Risponde: «Non lo penso. Tant’è che non è affatto detto che quando si andrà a votare a Roma vincerà il centrosinistra. Bisogna avere idee, proposte, entusiasmo e soprattutto candidature serie» ( QUI ) Ha capito tutto Calenda. Si è per il Pd a un duplice guaio. Le elezioni lo hanno estromesso dal governo. Le nuove proteste di piazza lo estromettono dall’ opposizione. 14 novembre  

“LA QUADRA DI DI MAIO..TRA CAMBIAMENTO E SOMIGLIANZE. Sul “Cambiamento “ del governo in carica la disputa è forte.  Certo, ci sono novità nei toni e nei modi. In materia di migrazione e sicurezza, per esempio. Ma basta ? Per capire quanto cambiano i fatti, i tempi di verifica non sono brevi . Vedremo. Non è male però valutare, insieme alle novità, certe somiglianze col passato. Annotiamo allora. Primo punto: Il Sud. Si scrive qui sotto. È un fattore di massima diseguaglianza. Per crescere servono investimenti non sussidi. Luca Bianchi , direttore dello Svimez fa i conti. L’effetto dei primi sullo sviluppo è quadruplo rispetto ai secondi QUI Ma si prospetta un reddito di cittadinanza che amplia la misura dei primi, ma, invece, una spinta forte sui secondi ( qualcosa c’è, ma si è alle briciole”. Come sempre.  Secondo punto: le nomine. Si promettevano trasparenza e merito. Ma , dal’ agenzia spaziale alla Rai,  con nomine e rimozioni, non pare le cose vadano così . Si parla del metodo non delle competenze dei nominati  o delle colpe dei rimossi. Ci saranno le une e le altre . Ma perché non metterle in chiaro ? Ciascuno potrebbe controllare e valutare. Invece si seguono percorsi imperscrutabili , rendendo fondato il sospetto che a prevalere siano le ragioni dei partiti di governo. Così adesso, così prima. Terzo punto : il ricorso al decreto. Da quello “Dignità  all’emendamento sulla  prescrizione, non sono chiari i casi “ straordinari di necessità e urgenza” che la Costituzione richiede all’articolo 77. QUI Si aggiunge , poi, la stranezza di trovarle in una materia come la prescrizione, inserendo una norma che dovrebbe avere vigore fra un anno. Dov’è l’urgenza ? Siamo al rimedio sbagliato per una esigenza giusta. Le lungaggini parlamentari sono inaccettabili. Una riforma è necessaria per superarle. Ma non se ne parla. Si imbocca , invece, la scorciatoia dell’uso dei decreti. E si è all’abuso. Facevano così anche i governi precedenti. Nella difficoltà di trovare una intesa sulla prescrizione il vicepremier Di Maio diceva ai giornalisti: “ Bisogna trovare la quadra..”. QUI Termine che non significa nulla. Gianfranco Bordin, su Radio radicale, ricorda trattarsi di una abbreviazione di Umberto Bossi. L’espressione di riferimento era “quadratura del cerchio”, ossia accordo difficile , quasi impossibile… Siamo al linguaggio di Bossi, come un quarto di secolo fa. Ancora somiglianze con il passato. Non solo nei fatti. Anche nelle parole. 11 novembre 

SI VOLTANO LE SPALLE AL SUD. Un coniglio bianco esce dal cilindro del governo.  Si chiama “Investitalia”  Ne parlava già Giovanni Tria, ministro all’economia, qualche mese fa. Ora il presidente  Giuseppe Conte da corpo alla “cosa”. Per spendere meglio nuovi fondi ( non molti ) e fondi vecchi impantanati nella burocrazia ( molti di più). Diariodelweb elenca puntigliosamente gli obiettivi ( QUI ) Ma non si dice se al Sud sarà data priorità. Dubitiamo. Se ne parla poco, o nulla, nelle dispute su sussidi e favori fiscali, pensioni e cittadinanze nuove. Eppure due fattori cruciali indurrebbero a darla. Primo, l’equità sociale. Il dualismo tra territori , in  Italia,  è massima diseguaglianza. Come scrivevamo , Il Sud è ancora un terzo del paese ( con 21 milioni di residenti) , produce meno di un quarto del reddito, da lavoro a una persona su quattro rispetto a una su due del centro nord. E’il polo di sottosviluppo più popoloso in Europa, con la maggior quota di poveri e da esso  emigrano 100.000 persone l’anno.Un esodo. (QUI ) Il secondo è politico. Parte proprio dal sud, la rivoluzione elettorale del 4 marzo scorso. L’istituto Cattaneo la analizza nei dettagli . I Cinque Stelle ottengono il 47,3 % alla Camera, il 46,6 al Senato. Ben 15 punti in più rispetto al dato nazionale. Un plebiscito. La Sicilia e la Campania sono le regioni in cui il M5s ha conseguito il risultato migliore.QUI Ma una priorità per il Sud non si vede. Benchè non manchino buoni argomenti e circostanze. Mario Draghi, da governatore della Banca d’italia, al quale non sono certo imputabili debolezze meridionaliste, diceva con chiarezza: ”Senza il Mezzogiorno I’ltalia non ha futuro, abbiamo tutti bisogno dello sviluppo del Mezzogiorno”. ( QUI ) Ma senza investimenti non c’è futuro. Servono al Sud più di ogni altra cosa. . La  Svimez ha fatto conti. Ce ne parla il direttore Luca Bianchi nell’intervista a questo blog.: un euro investito aumenta il reddito di 1,37, un euro per favorire i consumi solo di 0,19 centesimi. (QUI ) Nè mancano buone norme per la nuova Investitalia . Come ci ricorda Gaetano Armao, assessore all’Economia in Sicilia , una legge vincola al sud un terzo degli investimenti pubblici ( speculari al terzo di popolazione ). ( QUI ) Le scelte però non si vedono. Per il Sud il “Cambiamento” non cambia molto. Anzi, con il reddito di cittadinanza, si perpetuano vecchie politiche di assistenza senza sviluppo. Se è così…Ne parliamo per scrupolo. Senza illusioni né perorazioni. Non ci piace il meridionalismo piagnone. Ma ricordiamo pure  Domenico La Camera,  meridionalista siciliano , quando diceva: “ Basta con il pianto. Solo che, però, non si può ridere” 2 novembre 

E ORA , A SINISTRA , AUTOCRITICHE SUI MIGRANTI..Adesso, sulla immigrazione , a sinistra, cominciano le autocritiche. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, usa parole molto chiare nell’intervista a  Mario Giordano, nelle colonne de La Verità. Dice : “Bisogna distinguere chi arriva dal continente nero dagli altri stranieri. I primi sono il vero problema. Sul tema la sinistra ha sbagliato tutto. Dobbiamo pensare qualcosa di simile alle quote.”QUI  Ha  ragione. La destra sbaglia quando pensa e fa pensare che il fenomeno può essere rimosso. Basta leggere un informato articolo su La Stampa. it. Il fenomeno è inarrestabile. Per Organization for Migration coinvolge 244 milioni persone, più del 3 per cento della colazione mondiale. Nel 1990 era il 2,9 QUI Ma se non si può evitarlo bisogna governarlo. Il che significa una politica di accoglienza e integrazione , sapendo coniugare i “giusti sì” e i “necessari no”. La sinistra , invece, per troppo tempo ,ha dato l’impressione che si potesse, anzi si dovesse, accogliere tutti. Fino a quando non giunse un ministro dell’Interno come Marco Minniti che cominciava a cambiare registroQuindi Sala ha proprio ragione “ Si è sbagliato tutto” Non si capisce perchè, per dirlo, si è aspettato che i populisti conquistassero il potere. Quando il sindaco di Milano dice queste cose, si potrebbe dire che era ora. Solo che l’ora, per sinistra e Pd, è passata 22 ottobre

LA MANOVRA E I CONTI SUI POVERI...Ma è possibile che i conti, con questo governo, non tornano mai ? Consideriamo un dettaglio ( ma dietro i dettagli, come è noto, si nasconde sempre il diavolo ). Scriveva ieri, su La Stampa, Paolo Baronii, cercando di capire quanti destinatari avrà il reddito di cittadinanza, da cui gli stranieri sono esclusi :… “stando agli ultimi dati comunicati al Parlamento dall’Istat, si contano ..un milione e 778mila famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 5 milioni e 58 mila. Ma di questi ben 1 milione e 609 mila sono stranieri: 903 mila residenti al Nord, 381 mila al Centro e 325 mila al Sud. La platea dei potenziali beneficiari dei 780 euro promessi dai grillini scende così a quota 3,45 milioni, anziché i 6,5 sbandierati domenica. ” Baroni ha ragione, ma probabilmente Luigi di Maio non ha torto. Chi lo dice che L’Istat riesce a contare tutti i poveri ?. Ce ne sono più di quanti non si veda.  Anzi Marco Oliverio  che, da buon biologo, Sto arrivando! andare a fondo nelle cose della vita scrive : “I poveri sulla Terra non ci stavano tutti quanti. il Regno dei Cieli è nato per motivi logistici..” QUI 17 ottobre

IN GERMANIA GLI ANTI/UE NON SFONDANO… In Germania gli anti Ue non sfondano. I democristiani della CDU si spostano a destra. E crollano. Ora, in Italia, Luigi Di Maio invoca un terremoto politico dall’Europa per essere aiutati contro l’Europa. Terremoto sarà ? Intanto pare proprio che gli italiani non  lo vogliano. Luca Ricolfi  pone la questione su Il Messaggero. Citando un sondaggio dell’  Ipsos di Nando Pagnoncelli . Che è sorprendente ma sorprende poco. Come riferisce Libero. it, se dovessimo pronunciarci se uscire o no dall’euro , la maggioranza assoluta (54%) voterebbe per rimanere ..” , Passano , poi , dal 34% al 27% quanti vorrebbero il ritorno alla lira. QUI . Ricolfi critica un  bifrontismo sempre più smaccato di Lega e M5S . Dicono di volere l’Euro, ma fanno di tutto, per provocare una crisi finanziaria che dall’euro ci porterà fuori. Si sarebbe così’, per l’autorevole editorialista, all’amaro paradosso di “..infliggere alla maggioranza degli italiani quel che non vogliono (il ritorno alla lira) e arrivarci in nome del popolo sovrano.” QUi  In realtà Salvini e Di Maio sanno bene che gli italiani , in maggioranza , vogliono l’euro. Per questo si muovono da acrobati , un po fuori , un po dentro, un passo a destra sul filo,  un passo a sinistra. Sperando poi che l’Euro imploda, per volontà popolare, al rinnovo del parlamento nel prossimo maggio,. Ma anche qui gli sbocchi sono incerti. Se più italiani vogliono l’euro, sia pure con l’euroscetticismo che s’avanza, la volontà è più forte tra gli europei. Euronews.it da conto  di uno studio del parlamento di Strasburgo sugli umori nella comunità. Prevalgono gli eurocontenti  “. La media Ue è del 60%, record dal 1983, con i lussemburghesi a guidare la lista .. l’85% della popolazione, seguiti da irlandesi ( 81% ) POI tedeschi e olandesi (79% ) QUI Se è così, quanti in Italia remano contro l’Europa non avranno una mano dall’europa. Come dimostra il dopo Brexit, è diffusa l’idea che è meglio vivere con la Ue che non senza. Su Europa e Italia,  Linda Basile su Aspenia on line,  scrive che il sentimento italiano ha fasi contraddittorie :  da un lato, l’Unione Europea e le sue istituzioni sono percepite come una realtà consolidata, dall’altra parte gli egoismi nazionali e l’euroscetticismo tendono costantemente a emergere..” Ma , alle  strette tra dentro e fuori, scelgono di star dentro come Nando Pagnoncelli accerta. Si ragiona come nell’aforisma pubblicato su (Fragmentarius) “ Italia fuori dall’Euro? Cadremo nel baratro. Ma per un attimo ci sembrerà di volare..” QUI 15 Ottobre 

E MATTARELLA COSTRETTO A SPIEGARE.. La manovra va avanti, tra approvazioni preliminari e annunci, sfide e contrasti. Si parla molto. Di concreto ancora vediamo poco. Aspettiamo il passaggio dalle ombre alle norme. Intanto il governo è sempre più solo tra istituzioni e autorità tecniche. Di giorno in giorno aumentano le bocciature. Dicono “no” Bankitalia e Ocse, Fondo monetario e Unione Europea, Corte dei Conti e ufficio parlamentare di Bilancio. I due “ presidenti “ , ossia Luigi Di Maio e Matteo Salvini ,di cui Giuseppe Conte appare sempre più il “ vice “ (o giù di lì) , di tanta solitudine appaiono orgogliosi.  Dicono: “Indietro non si torna”, “ Più ci combattono e più ci compattano”. E sia. Hanno finora il favore dei sondaggi e del voto.  Vanno avanti. Al capo dello Stato non resta che “spiegare “ la Costituzione. Con tono pacato e fermo. Parla agli studenti ma vuol essere sentito da loro . Soprattutto, credo, quando dice che il potere di chi governa va condiviso, che ci sono autorità tecniche che valutano nell’interesse di tutti, urne e politica  a parte.  Arrivando al dunque : “ La storia insegna che l’esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell’esercizio del potere”. QU Questo dice. Ha tutte le ragioni. Ma i due massimi governanti non sembrano ascoltarlo. Il “popolo” è dalla loro parte. Chi vuole criticarli , si candidi alle elezioni con proposte diverse dalle proprie.  Ma Il potere è loro. La solitudine è ragione di orgoglio. Il rispetto delle promesse elettorali è massimo di democrazia.  Vadano avanti. Soli alla meta. Magari dedicando qualche lettura a quanti sulla solitudine hanno  riflettuto. Come la scrittrice Colette  che scriveva un aforisma da citare: “Ci sono giorni in cui la solitudine è un vino inebriante che ti ispira libertà, altri in cui è un tonico amaro, e altri ancora in cui è un veleno che ti fa sbattere la testa contro il muro.” QUI 12 ottobre 

GLI STUDENTI NON CAMBIANO Studenti in corteo a Roma. Come negli trascorsi. Malgrado i governi nuovi e i contesti politici mutati. Gli stessi slogan per i diritti allo studio ,gli stessi volti coperti, la stessa assenza di proposte. Gridano : ” Chi ha paura di cambiare ? Noi no”. E allora perché loro non cambiano mai ? 12 ottobre

MANOVRA , FINTI DIALOGHI , FALSI COMPLOTTI COMPLOTTI. Sempre più strano il contesto politico in questa Italia. Tutto si muove tra il dramma e la farsa. Al modo di Ennio Flaiano. “ La situazione è grave ma non è seria. “ Lo spread sfonda il muro dei 300 punti, le borse crollano, la ripresa dell’economia rallenta, le banche cadono negli incubi, l’Europa è in allarme e ci chiede marce indietro. Di Maio e Salvini fanno sapere che indietro non si torna.  Si grida al complotto ordito da grande finanza, grandi investitori, grandi giornali. Così Luigi Di maio “ non si preoccupa “ per lo spread e il resto. ( QUI ) Fico presidente della Camera, ora “mediatore “ a Bruxelles, ai microfoni di Radio Radicale, già alle 8 del mattino, insiste sui margini del dialogo. Lo chiede, non senza enfasi, anche Luigi Di Maio. E’ conciliante. Persino pacato.  “Se c’è una volontà di dialogare con questo governo, noi siamo i primi: ci accampiamo a Bruxelles e gli spieghiamo tutto quello che vogliamo fare( QUI ) Strana concezione di dialogo. Ci si incontra non per parlare gli uni e gli altrii ma solo perché gli  uni siano sentiti dagli altri. Ma Di Maio è rassicurante. Dice ” Ho sempre detto che noi , come governo, non vogliamo lasciare l’euro e la Ue”, (  QUI ) Forse sperando che siano Euro e Ue a lasciare lui , ritenendo scontato un “terremoto politico “ alle elezioni del prossimo maggio da cui vuol trarre grossi vantaggi politici nella leadership ( QUI ) Speranza che condivide con Salvini. Il quale , per ora,  preferisce salire sulle barricate. Dice. “ Se volessi pensare male , direi che dietro lo spread di questi giorni c’è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo..”  (QUI ) Non so che informazioni ha lui. Il guaio è che , di questo passo, ci riusciranno sul serio. E peggio per noi.10 ottobre 

VERSO UN FRONTE EUROPEISTA Gentiloni vuole andare alle urne con un fronte da Macron a Tsipras per sostenere la Ue. Salvarla poi cambiarla. Su Radio Radicale, nel la rassegna stampa di oggi, Marco Cappato si chiede se non sia  meglio una intesa subito sul “come”. Per ” salvarla cambiandola “. Ha ragione. I due tempi richiedono sempre un intervallo. Così dal voto si andrebbe al vuoto. Dal nulla , con i tempi che corrono, può nascere di tutto. Il tempo perduto a cercare le costruzioni migliori può accelerare le distruzioni peggiori.. ( 7 Ottobre ) 8 ottobre

PD, I PIEDI NELLA PIAZZA. CON QUALI IDEE NELLA TESTA ? Il Pd pensa ad una manovra ombra, alternativa a quella proposta dal governo. Era ora. A leggere Tpi-it ( QUI ) proporrebbe un assegno unico di 240 euro al mese per ogni figlio minore a carico, la possibilità di detrarre l’affitto della casa in misura uguale a quello dei mutui e una pensione di garanzia per i giovani che andranno in pensione con contributivo . La mossa è giusta. E’ sterile criticare un governo dalla mattina alla sera, senza dire che cosa succederebbe se al governo fossero loro. Ma oggi è un’altro. La crisi del Pd è legata ormai a un vuoto di cultura e di visione. Aspirano alla ripartenza. Ma verso quale approdo ?  Cosa distingue il  prima dal dopo ? Da Gentiloni a Renzi, finora ,  ci si è mossi su riforme che coniugano liberismo e socialismo : crescita spingendo le imprese private  ( dal job act , industria 4.0 ), redistribuzione sociale dei suoi effetti ( 80 euro , tredicesima ai pensionati, reddito di inclusione ai poveri ) E ora ? Da liberismo e riformismo a nuovo statalismo ? O cosa ? Non si dice. Quali progetti  ,poi, se si  acuisce il dualismo territoriale con  record di poveri a Sud e  pieno dei voti al M5S tra proteste e rabbia crescenti ? Anche qui si pensava allo sviluppo sostenendo le imprese . Con Gentiloni , in giro per il Mezzogiorno, che diceva : “ Mai come oggi conviene agli imprenditori di investire al Sud..” Era vero ? Si vuole mantenere quella linea o cambiare . E come ? Su questo non ci sono risposte. Non nell’ultimo meeting di Roma, con tante bandiere al vento. Non nelle aule del parlamento. Non nelle assemblee di partito che si ripetono per incontrare “la gente”. Dopo la folla di Roma, Maurizio Martina poteva dire a La 7 : ’Assolutamente soddisfatto, tanta gente, una bella piazza fiduciosa e combattiva. Forse dovevamo fare di più sul versante del disagio ( QUI ) Dovranno ancora farlo. Ma come ? Statalismo in salsa italiana. O riformismo di stampo europeo ? Non si vede.  Si ritrova il gusto di mettere i piedi nella piazza. Ma non ci sono ancora idee chiare nella testa ( 4 ottobre )

 

SPRECHI E PAROLE Leggo su Il Fatto che Luigi Di Maio promette: “Massicci tagli agli sprechi”. ( QUI ) Il ministro si ripete. Ma non dice mai nulla dei dettagli. Così degli sprechi da tagliare si sanno poche cose. In compenso si sprecano molte parole…( 4 ottobre )

IN EUROPA A MODO LORO A quanto pare hanno sbagliato i calcoli. Il deficit a 2,4 non basta. Giuseppe Conte Matteo Salvini e Luigi Di Maio tirano dritto. Lo spread schizza. Non vogliono rompere con Europa ed Euro. Ma stanno dentro modo” loro”. Poi il conto lo paghiamo ” noi”….( 2 Ottobre )

RAI, LORO COME GLI ALTRI, GLI ALTRI COME LORO Cronisti politici ben informati,  da Tommaso Labate su Il Corriere ( QUI  ) a Emilia Patta su Il Sole 24 Ore ( QUI ) , scrivono che , per la Rai, Forza Italia potrebbe dare via libera alla presidenza di Marcello Foa, platealmente bocciata qualche mese fa. Cosa succede ?

Foa dà garanzie diverse su riforme e modelli di gestione della maggiore industria culturale del paese ? Niente affatto. Si sarebbe a un patto di scambio per ricondurre ad unità il centro destra nella prospettiva delle prossime elezioni regionali.  La Rai al servizio dei partiti. Come sempre. Il “Cambiamento” non cambierà nulla. Eppure non poche innovazioni sono necessarie. In generale, intanto, perchè l’ “Informazione”, fra turbolenze on line e fake news, abusi fiscali e globalizzazione crescente, crisi e riequilibri  tra forme e linguaggi, ha bisogno di riforme  in grado di tutelare il cittadino e consolidare una democrazia minacciata. Poi, nel particolare , la Rai deve trovare quell’ identità  proclamata sempre tradita. E’ servizio pubblico ? Per le istituzioni, per far crescere  la conoscenza ? Ma da sempre è al servizio dei partiti, del loro interesse privato. Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, si spiega a modo suo. I critici strepitano , dice,  perchè gli si è “..tolto il giocattolo” QUI Non ha torto. Ma ora che  il giocattolo è in mani diverse si giocherà allo stesso modo ? Luigi Di Maio, l’altro vicepresidente, dice che deve prevalere, alla Rai e nell’Amministrazione pubblica , la “meritocrazia” sulle raccomandazioni QUI Ottimo proposito. Non è il caso di legare a riforme cosi’ importanti ( e audaci) il rinnovo dei vertici ? Si resta, invece, oggi come ieri, a logiche di scambio e a un “Cambiamento “ senza cambio. Ma nulla cambia da nessuna patente. Questa spartizione vedrebbe Forza Italia, partito di opposizione, patteggiare con la Lega, forza trionfante della nuova maggioranza, con l’assenso di M5S.  Il Pd grida ma non propone alcuna alternativa di sistema. Vale , anche nel caso della Rai, quel che scriveva Antonio Polito qualche mese fa. Nessuno dell’opposizione, vuota di proposte , può essere così ingenuo “.. da attaccare i nuovi potenti gridando, ad ogni scandaletto o inchiesta giudiziaria: ecco, vedete, sono come gli altri, senza accorgersi che ‘gli altri ‘ sono loro..”QUI 15 settembre 

GOVERNO,  BILANCIO PUBBLICO EBERTOLDO Giovanni Tria è fermo. Elegante, sobrio, abito scuro, cravatta scura , camicia banca, ai microfoni di radio e tv , parla come veste: “ “Ripeterò quello che ho sempre detto, che è quello che sarà fatto. “ Questo dice QUI Lo ripete ai ministri dell’eurogruppo nella riunione di Vienna. Lo farà ..? Non dipende da lui . I mercati gli credono. Nella stessa direzione, da quel che sanno i bene informati, muovono le pressioni di Mario Draghi, presidente della Bce. La febbre da spread si raffredda come dicevamo… QUI Ma le cose restano né semplici né chiare. Si parlano lingue diverse tra lui e i due vicepresidenti. Si dice ( fonti del governo a Reuters ) che Tria , quando promette di fare ciò che ripete , pensa a un livello inferiore al 2 % QUI Matteo Salvini , invece,   pensa si debba “sfiorare il tre per cento ” senza sforarlo. ( QUI ) Ed è piu’ rassicurante , in una intervista a Il Sole 24 Ore , quando afferma che vogliono presentarsi in Europa : “con una legge di bilancio seria che faccia crescere l’economia di questo Paese, nel rispetto di tutti i vincoli Ue..) “ Proprio cosi’: “..di tutti ”. QUI D a Luigi Di Maio si sente un’altra musica. Intervistato da Radio Radicale , sul tetto europeo del 3 per cento, dice “ Vedremo..” Loro ce la metteranno tutta, tgliando spese ministeriali e  “ improduttive “ ( sarebbe meglio precisare , ma non é aria ). Se servono soldi in più ( e fa capire che ne serviranno) ci sarà “contrattazione “ con la Ue. QUI Intanto sia Salvini che Di Maio promettono di voler mantenere tutti gli impegni , flat tax, riforma della Fornero e reddito  di cittadinanza. Se il primo precisa , a 24 ORE, che “non faremo tutto subito”, Di Maio ,  a radio Radicale, aggiunge che si penserà pure alle infrastrutture , soprattutto al Sud. QUI La Ue mostra fiducia. Ma l’ ansia non manca. E si vede:  Pierre Moscovici ,  commissario agli affari economici vuole credere.”… che si affermi il realismo “. Valdis Dombrovskis, responsabile per l’euro si aspetta “un miglioramento del deficit strutturale dell’Italia” QUI  Hanno fiducia. Meno male. Aspettano. Aspettiamo. Ma non vorremmo che il  governo gialloverde accettasse i vincoli della Ue nello stesso modo in cui Bertoldo accettava la sua pena.. Condannato a morte, diceva alle guardie di rispettare con stoico rigore la sentenza, ma almeno la eseguissero all’albero che più gli piaceva. E sceglieva quello del prezzemolo.10 settembre 

MA I MERCATI NON ASCOLTANO GLI ITALIANILa borsa chiude bene, pure lo spread va giù. I mercati temono meno, forse perché Salvini ha qualche prudenza in più ? Vuole ancora smantellare la legge Fornero e introdurre la flat tax ( QUI  ) Ma le parole cambiano. Dice , con battuta efficace.: “ Sfioreremo il 3 per cento ( tra deficit e Pil,  tetto fissato alla Ue.) “Ma non lo sforeremo….. QUI La svolta lessicale fa respirare i mercati ? Negli ambienti che contano pensano che , alla fine, l’equilibrio dei conti si avrà ? Vedremo. Intanto, siamo alle parole senza fatti, con le incongruenze del caso. Di Maio e Salvini vendono slogans di stampo trumpiano. Ripetendo che “loro”, protagonisti del “ cambiamento”, più delle agenzie di rating , vogliono ascoltare gli italiani. Solo che L’Italia ha un debito superiore ai 2300 miliardi, deve ottenerne in prestito, ogni anno, quattrocento, più di uno al giorno. E I mercati , da cui bisogna ottenerli, ascoltano le agenzie più degli italiani. ( QUI ) Se i conti non tornano, i mercato li concedono a tassi più alti. Con le conseguezze che Francesco Giavazzi , su Il Corriere della Serra, sintetizza così : “chiunque abbia contratto un debito, una famiglia per acquistare la casa o un’azienda per acquistare un macchinario, a ottobre pagherebbe una rata più elevata.” ( 3 settembre). Gli italiani sono bel felici, certo, di venire, nella considerazione di Di Maio e Salvini, “prima “dei mercati. Molto meno  del prezzo che dovranno pagare” dopo”. ( 5 settembre )

SE NEI SONDAGGI SALVINI VOLA Matteo Salvini nei sondaggi vola. L’ultimo, targato Swc, vede la Lega al 34 per cento ( il doppio sul 4 marzo scorso) e i Cinque Stelle, al 28 per cento ( quattro punti in meno ). Matteo Salvini è cauto: non ci crede, dice, è troppo. Ma il punto è un altro e lo mette in giusta evidenza Massimo Bordin su Radio Radicale. La somma dei due partiti di governo ha il 61 per cento dei consensi (QUI  ) Clamoroso, no ? L’opposizione ( sia a destra che sinistra ) tace e balbetta. Al punto da indurre Giancarlo Giorgietti all’ironia, quando Peter Gomez , alla festa de Il Fatto Quotidiano, gli chiede conto dei dissensi sempre più frequenti tra esponenti della coalizione di maggioranza. Dice così : “  L’opposizione non esiste. Facciamo tutto noi: il governo e l’opposizione” (QU )I  Non mancano critiche , anche aspre alle cose che il  governo fa e dice. Ma proposte alternative non se ne vedono” Dovrebbero riflettere sull’aforisma dello scrittore  Robert Sabater “ Opporsi non è altro che proporre. Una opposizione senza proposta non è che un movimento di umori.” Che mettono, aggiungerei, oggi in Italia, i loro sostenitori di cattivo umore. ( 5 settembre ) 

DOPO GENOVA LO STATALISMO O UN NUOVO CAPITALISMO …?. Dal crollo del Morandi, si infiamma la disputa su pubblico e privato. Il ministro Danilo Toninelli vuole affidarsi al pubblico. “ Dice : “Non lo faremo ricostruire a chi lo ha fatto crollare.” QUI Vuol nazionalizzare e statizzare a quanto pare. Ha i suoi motivi. I 43 morti, i silenzi, la tardive trasparenze, non mettono i privati in buona luce. Ma non sono minori le ragioni di chi gli da torto. Giovanni Toti, governatore della Liguria, ricorda i 2400 miliardi dissipati dalle Partecipazione Statali, la grande voragine finanziaria di cui Luca Zaia , governatore veneto , teme il ripetersi. ( QUI)  Del restio anche Raffaele Cantone, voce imparziale,  magistrato al vertice dell’Anticorruzione, chiede come mai le autostrade , fonte di perdite per il carrozzone pubblico che c’era, diventano , dopo la privatizzazione, “una gallina dalle uova d’oro” QUI ., Poi Sabino Cassese nella sua intervista a 24 ore compara gli otto anni impiegati dalla società Autostrade per costruire 755 chilometri di autostrade e i cinquanta anni impiegati dallo Stato per costruire “direttamente” la Salerno Reggio Calabria. Con il presidente Paolo Gentiloni che ,nel discorso inaugurale, strappa l’applauso citando il titolo del film di Sergio Troisi Scusate il ritardo ( QUI ) E così dibattendo….Solo che la scelta tra pubblico e privato, dovrebbe , adesso, muovere su livelli più alti. I guasti dello statalismo sono noti, ma i partiti che lo ripropongono hanno, nel paese, il consenso della maggioranza.  I grillini in primo luogo, la Lega quando tuona contro i poteri forti, parti importanti del Pd, Liberi e Eguali. Perchè ? Perchè oggi si è alla crisi di un  sistema . Lo statalismo si coniuga con il sovranismo. E’ singolare che , in questi termini, il problema venga posto da Sergio Fabbrini ,in un editoriale del Il Sole 24 Ore , quotidiano degli industriali. QUI  Scrive chiaro e tondo che , oggi “ …sono necessarie politiche regolative dei mercati che includano le esigenze sociali e ambientali nei calcoli economici “. E che  “ .. gli attori del mercato diventino consapevoli che il profitto abbisogna di una legittimazione sociale e non solo aziendale.”  Niente di radicale. La nostra Costituzione  pone “limiti” alla proprietà privata per “assicurarne la funzione sociale..”  ( articolo 42) Certo l’azienda capitalistica non può prescindere da durezze, gerarchie e competizione. Ma vale anche per l’economia l’esigenza che André Malraux poneva per la politica:  “Non si fa..con la morale, ma nemmeno senza. “

IL PD S’AVANZA VERSO IL PASSATO? Maurizio Martina, segretario del Pd ( provvisorio? ) lancia messaggi che vagano nelle nebbie. Dai fischi subiti ai funerali di Genova , dice , “dobbiamo partire per il cambiamento.” QUI Aggiungendo: “Ripartiamo rimettendoci in strada, fianco a fianco alla gente” QUI Ma tre le nebbie lascia intravedere scelte di campo che sarebbe sbagliato non vedere. Entrando nel dibattito sul futuro del ponte Morandi,  per esempio , avverte: “non escludo che si possa tornare ad un gestione diretta da parte dello Stato, la discussione ci può stare..” QUI Collocandosi così nel campo in cui si schierano Cinque Stelle e Leu. Scorrendo la storia del Pd come sinistra di governo, non sono scelte da poco. Renzi voleva scrivere pagine nuove. Un diverso rapporto tra mercato e giustizia sociale, flessibilità del lavoro e maggiori libertà alle imprese per creare più risorse da distribuire, istituzioni più semplici , meno poteri disgreganti a corpi intermedi ( a cominciare dal sindacato e dai suoi veti ), meno poteri vincolanti alle istituzioni decentrate ( in primo luogo le regioni ). Martina invece torna a visioni stataliste, rinnovando scelte in conflitto con il capitalismo.  Renzi lasciava in bianco molte pagine. Ma lasciava la scena,  dicendo, ricordate ? : “ Prima poi il futuro ritorna”. Martina si muove a bassa voce e sfuma. Ma sembra seguire quel noto proverbio africano che dice  “Il passato rivive ogni giorno perché non è mai passato.” 23 agosto         

DESEGRETARE O NUOVI SEGRETI ? Di Maio , vicepresidente del consiglio, contesta i segreti sul rapporto tra governo e Atlantia. Leggo su Motori.comMotori.com : “i contratti con Autostrade non sono accessibili pubblicamente e anche noi ministri facciamo fatica ad accedervi. Una volta tolti i vincoli scopriremo quali sono i termini dell’accordo. ( QUI ) Ma oggi su Il Corriere della Sera, a pagina 9 , Giuseppe Alberto Facci chiede ad Antonio di Pietro, già ministro alle infrastrutture: ” Per quale motivo gli allegati della convenzione sono stati secretati? Risposta dell’ex ministro: «Io non ho secretato nulla. Ricordo che ogni secretazione deve essere fatta con un provvedimento. E allora faccio un appello: tiriamo fuori il provvedimento che ha disposto il segreto e vediamo cosa c’è scritto e chi l’ha firmato» Un appello da  accogliere. Se un provvedimento di tal genere esiste può essere accertato subito. Lo si faccia. Se no, invece di desecretare, si aggiungono nuovi segreti. 17 agosto 

L’OPPOSIZIONE CHE MERITIAMO… ?  Su Twitter Carlo Calenda, una delle teste più lucide del Pd, osserva : “ Continuiamo a opporci a questo Governo individualmente. Senza costruire e coordinare un’azione politica ampia nel paese. Ci sono tantissimi cittadini e forze associative pronte a mobilitarsi. Ma vengono ignorate. Questa è la più grave responsabilità del PD in questo momento. “ Ha ragione. Ma non del tutto. Il punto cruciale è come fare opposizione. Il pd , anzi “i pd “per dirla come lui , sanno denunciare le “cose sbagliate “ di questo governo. Ma non si preoccupano di precisare le “ cose giuste “ che farebbero se al governo ci fossero loro. Oggi, nella sua rassegna stampa, su Radio Radicale, Marco Taradash osserva che ormai i giornali delle posizioni del pd non si occupano più, dal momento che quelle conosciute  sono più rivolte al passato che al futuro. Così in Italia la questione politica si complica, dovendo fare i conti con un problema duplice. Lo riassume bene  Laura Pellegrini ( ElleKappa ) quando scrive : “Ogni popolo ha il governo che si merita. Noi anche l’opposizione.” 17 agosto

GOVERNI, PROGRAMMI E … CON GLI OSSIMORI

Nelle ultime cronache di Sky  piccole novità. Massimo Leoni, cronista da Montecitorio, segnala diversità nei toni. La strada per il governo resta in salita ma almeno ci si ascolta. Roberto Fico, nuovo presidente incaricato, dichiarava ieri dal Quirinale.  “Partire dai temi per l’interesse del paese.-“ Stamani Dario Franceschini, ministro in carica alla Cultura e uomo forte del Pd, non respinge l’invito. Anzi. Afferma, in una intervista a Claudio Tito su Repubblica: “ Vediamo se c’è uno spazio di confronto basato sui programmi ” Tra democratici e Cinque Stelle le differenze da superare, però, sono evidenti. Li annotava , scrupolosamente , Luigi Zanda, già capogruppo del Pd nel vecchio senato, quando diceva, su Il Corriere della Sera, a Luigi Cazzullo: “La visione internazionale: loro hanno una dichiarata simpatia per il modello Putin, che non è certo il nostro. La concezione della democrazia: loro sono per la democrazia dei clic, noi per quella rappresentativa. L’idea di partito: loro sono un’emanazione della Casaleggio&Associati, noi vorremmo una legge per applicare l’articolo 49 della Costituzione che impone ai partiti la democrazia interna. Il rapporto con l’Unione europea: noi la vorremmo più integrata, loro sono nazionalisti. Il bilancio dello Stato: per noi è fondamentale l’equilibrio tra entrate e uscite, per loro no…..». ( 21 Marzo)  Molti spigoli. Troppi ? Talora la politica, lo sappiamo,  ha risorse creative sorprendenti . Massimo Bordin, nella sua rassegna stampa Su Radio Radicale, é colpito da quanto sostiene Danilo Toninelli, capo dei senatori di Cinque Stelle,  a proposito della Flat tax, idea forza della Lega di Salvini, allo scopo di trovare una via di intesa tra Cinque Stelle e Lega. Per lui può andar bene, purché sia progressiva e non danneggi i poveri. Ma questa tassa è per definizione piatta, con unica aliquota uguale per tutti. Con la flat tax progressiva, si sarebbe per Bordin , all’ossimoro, ossia all’intreccio di due parole di senso contrario per non dire opposto. Commenta Globalist. it: “ una flat tax progressiva è come dire che i cannibali sono vegetariani..” ( qui ) Ma Massimo Bordin conosce bene la storia e si scandalizza meno. Nulla di nuovo sotto il sole. Di ossimori la strada della politica è lastricata. E ricorda la prima Repubblica , quando Aldo Moro riuscì a far convivere centro democristiano e sinistra parlando di “convergenze parallele “ , quando sappiamo che le parallele sono tali perche tra loro non convergono mai. Può’ la “strategia degli ossimori” da prima repubblica tornar utile per far vivere la Terza. Vedremo. La materia va trattata con cura. Bordin sa benissimo che con gli ossimori si riusciva a formare i governi. Che poi, però, non governavano… 24 Marzo

LAVORO AI FORESTALI ? IN SPIAGGIA C’E’ POSTO

In Sicilia, alla Regione, le giunte di governo passano, gli operai forestali restano. Il nuovo presidente Nello Musumeci, come i predecessori, è al solito problema di trovare il modo di far svolgere agli assunti tutte le giornate di lavoro previste da contratti limitati nel tempo ma sempre rinnovabili ( e rinnovati ). I forestali , lo sanno tutti, costituiscono un problema sociale aperto. Il numero fa scandalo da tempo. Facendo i conti, meno di un anno fa, “Finanza in Chiaro “, scriveva che nell’Isola oscilla, secondo calcoli non sempre certi, si va  “ da un minino di 21.000 ad un massino di 30.000 persone” per tutelare 3400 chilometri quadrati di  foreste “, mentre in Canada ce ne sarebbero solo 4200 per tutelarne 400 mila. ( qui ) Grosso problema, dunque.  E grosso costo. Ma i contratti ci sono e Musumeci deve rispettarli. Al riguardo , Salvatore Fazio, su Il giornale di Sicilia di stamani ,da conto di una decisione e di un progetto , tutte e due importanti. La decisione èquella di spendere per i forestali trenta milioni in più. Il progetto ha del clamoroso. Per consentire loro il lavoro dovuto, i forestali sarebbero utilizzati per pulire spiaggia e siti archeologici. Nello Musumeci, che di amministrazione pubblica si intende, ricorre alle giuste cautele.  Dice a Fazio:  “ Occorre modificare la norma perchè si tratta di nuova mansione “Ma non si scoraggia e promette “Proveremo con un emendamento alla Finanziaria oppure nella riforma del settore  Speriamo proprio si riesca con così poco. Non vorremmo che ,per motivare l’impiego dei forestali in zone di mare, si fosse costretti a costosi investimenti per rimboschire le spiaggie e trasferire le esposizione d’arte nelle battigie. 8 Aprile ( inr.gp )   

ECONOMIA, E’ SEMPRE TERZA REPUBBLICA…. 

                                           di GIOVANNI PEPI

Si è alla prova di un accordo di governo fra Lega Cinque Stelle ( con Berlusconi ? ). Le maggiori firme analizzano il programma potenziale. Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, annota ( 24 Marzo )  

le convergenze visibili : abrogazione della Fornero e del job act,  sfondamento del vincolo europeo  del 3 per cento tra deficit e Pil, nessun obbligo alle vaccinazioni , disponibilità a un referendum sull’euro. Si sarebbe così ad un alto tasso di spesa. Il che preoccupa non poco Carlo Cottarella, conoscitore dei conti pubblici,  chiamato a ridurre ( senza successo) la spesa statale straripante, ancora indicato come probabile ministro. Lo scrive su La Stampa ( 25 marzo ). I partiti maggiori sembrano orientati a conciliare buchi di stato  e buona economia: più deficit, si pensa, più crescita, più entrate,  conti migliori in bilancio, meno debito pubblico, bella quadratura del cerchio. Non ècosì per Cottarelli. Dalla sua ci sono i fatti. Reagan ci provò ma il debito aumentó di venti punti. In Europa i nove paesi che lo hanno ridotto da 25 a 50 punti, hanno compresso le spese o aumentato le tasse, facendo flettere il deficit. E poi dove sarebbe la novità ? Da noi, si cerca la crescita attraverso il deficit da decenni, dalla prima repubblica in poi,. Ma siamo oggi  alla minor crescita e insieme al maggior debito tra i grandi paesi europei. Salvatore Rossi , direttore generale di Bankitalia ricorda in tempi non  elettorali ( 6 ottobre) che la situazione italiana si riassume in due numeri , il 17 e il 45.  “Nello scorso quarto di secolo , il Pil italiano è cresciuto del 17%, quello francese e tedesco di oltre il 45%. .. Ci siamo quasi fermati..” Cottarelli ha dunque ragione. Ma Lega e Cinque Stelle non sentono. Sono elastici, è vero. Sfumano le proposte principali, dal reddito di cittadinanza alla flat tax. Ma centrano il programma possibile su proposte che comportano aumenti e non riduzioni della spesa : meno tasse, più pensione, sostegni pubblici al lavoro o al  reddito. Certo ci si impegna a contrastare sprechi e impieghi inutili, ma senza esemplificare. Pare proprio che credano si possa crescere nel deficit come lo si credeva ai vecchi tempi. In politica la terza Repubblica è forse cominciata. Ma in economia la prima non èfinita. 26 Marzo

TRA SALVINI E DI MAIO PROVE DI INTESA

Sullo stallo dopo le  La Voce fa il punto. Scrive che “.l’Italia si spacca tra la flat tax che piace a chi ha un lavoro e il reddito di cittadinanza che piace ai senzalavoro “ Ha ragione. Spaccandosi si paralizza, perchè, come scrive Tito Boeri è difficile che la Lega neghi sconti fiscali al Nord per destinare risorse a Sud, e i Cinque Stelle non possono rifiutare a Sud , dove già si presentano agli sportelli per riscuoterlo, quel reddito di cittadinanza che costituisce la promessa elettorale principale. Gli interessati lo sanno. E studiano. Matteo Salvini, leader vincente di una Lega ora “nazionale”, va in Calabria, a Rosarno, nel collegio che lo ha eletto senatore. Trionfante, secondo le cronache di Huffpost, tra battimano, tricolori e inno di  Mameli  ( che non canta), tipici barattoli di peperoncino e bottiglie di olio.

 Parla chiaro Salvini . Lui, come segnala il Crotonese, dice di avere dietro meridionali che vogliono lavorare,  non “ prender soldi   stando sul divano.”  Ma Luigi Di Maio pare flessibile. A  La Stampa dichiara dichiara di volere aiutare i  poveri a trovare un lavoro : non “ fargli prendere soldi senza far nulla. “ Salvini non chiude, vuole vedere. Pensa a un “compromesso “ possibile. Potrebbe essere quel reddito di inclusione introdotto dal governo  leghista in Lombardia. I due si guardano, si parlano come capitani a bordo di vascelli per ora separati dal mare. Ma l’uno e l’altro dovrebbero riflettere sui dati che ieri dava La Stampa. Nel Sud non mancano buoni segnali, ma l’area resta depressa  e nessuna regione raggiunge i livelli del 2008 ( già più che precari ). Allora? Si può discutere di quanti soldi dare e come darli per consentire di arrivare al lavoro. Ma si deve dire come fare arrivare il lavoro. Cosa giusta e saggia studiare le forme migliori di inserimento nel lavoro. Ma è cosa fatua e vuota  l’inserimento nel lavoro che non c’è. (GP) 19 MARZO 

SE FRANCESCHINI RILANCIA LE RIFORME

Sul Corriere della Sera di stamani, Dario Franceschini, uomo di gran seguito nel Pd, in una intervista ad Aldo Cazzullo. propone di riprendere subito il tema delle riforme costituzionali. Dice che il sistema non funziona. Vuole  si concordi fra tutti un modello diverso con l’abolizione del Senato e una nuova legge elettorale. Punti già al centro delle riforma proposta da Matteo Renzi che il referendum ha bocciato. Franceschini lo sa bene ,ovviamente, ma insiste: “…E’ un grave errore politico pensare che la vittoria del No al referendum abbia voluto dire che le riforme non si faranno mai più. I motivi di quel No sono vari: chi era contrario nel merito, chi dava una valutazione politica, chi era contro Renzi”… Andando via, Renzi prometteva, pensando a se stesso : “Il futuro prima o poi torna” E’ tornato prima . Forse troppo ma senza di lui. 14 Marzo

STATISTISCHE E ANTICA LEGGE DEL POLLO

Bankitalia ci dice come va il paese. Va bene. Perchè il reddito medio aumenta del 3,5%, mentre dal 2006 era in caduta libera. Va bene , perchè si riduce la quota di famiglie indebitate. Ma va male perchè aumentano le diseguaglianze. Va malissimo perchè cresce la quota di famiglie in povertà. Contraddizioni  che spiegano il voto del 4 Marzo. La ripresa c’è, ma non tutti la vedono e non tutti la vivono. Le statistiche ne danno la visione, la gente non ne ha la percezione. Vale sempre l’antica legge del pollo. C’è sempre qualcuno che cerca quella metà o quel quarto che , secondo le statistiche, avrebbe mangiato ma che lui non hai visto. 12 Marzo

SORPRESA, IN ITALIA I REATI FLETTONO

Domenico Affiniti e Milena Gabanelli oggi, su il Corriere della Sera,   danno in anteprima i numeri del Viminale sulla criminalità. Sorprendenti. Perchè i crimini flettono. A differenza di quanto, mediamente, secondo Eurostat, avviene negli altri paesi d’Europa. Da noi , infatti, malgrado l’immigrazione che suscita allarme, nel  2016, gli omicidi sono diminuiti dell’11,2%, le rapine dell’ 8,7%, i furti del 7%. La sorpresa è relativa perché uomini della Sicurezza mettevano in luce da tempo, inascoltati, questa tendenza. Tra questi,  nella nostra Palermo, il questore Renato Cortese.  Certo, di sicurezza, non ce n’è mai troppa e i numeri del crimine sono alti. Ma se  flettono. qualcosa di buono si è fatto. Cosa ? Si dovrebbe parlarne. Invece silenzio 10 Marzo 

CONTRATTO AL RIALZO. MA L’EC0NOMIA E’ AL RIBASSO

Dopo due giri, si avvia il terzo. Per il nuovo governo la strada resta in salita. Ora Luigi Di Maio  mette sul tavolo la grande scelta. Non alleanze i Cinque Stelle chiedono al Pd, ma un contratto “al rialzo” su questioni cruciali:  soldi ai dieci milioni di poveri per superare la soglia di indigenza, pensioni non inferiori ai 1170 euro per famiglia, lavoro stabile ai precariQuestioni giuste. Ma poste nel modo sbagliato. A quasi due mesi dal voto, si deve pensare alle generazioni ( vecchi e nuove), o ancora alle elezioni ? Stare con i deboli della societè è giusto. Il punto è come. Nel documento di economia e finanza, il governo uscente  fotografa quel che è successo nel corso dell’ultima legislatura : è cresciuta l’economia, è aumentato il lavoro, si  sono sbloccati gli  investimenti, si sono avviate politiche di inclusione per i poveri. Segnali positivi, ma insufficenti . Come spiega Alan Fiedman nel suo ultimo libro, non sono ancora percepiti nel reddito e nel lavoro ( Dieci cose da sapere sull’economia , pagg. 52/65 ). Bisogna fare di più. L’1,5 per cento di aumento del Pil è troppo poco. Bisogna andare oltre. Ma come ? Ci vogliono risposte, non più promesse. Il sentiero dell’economia resta stretto. Il debito pubblico straripa, non possiamo indebitarci ancora. Si è tentati dal sogno di poter risolvere tutto forzando i bilanci:   più deficit, meno tasse, così l’economia cresce, il gettito aumenta, il debito si riduce, i conti migliorano.  Ma i fatti portano altrove. Lo spiega Carlo Cottarelli  quando ricorda  che negli ultimi trent’anni nove Paesi avanzati ((Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Nuova Zelanda, Olanda, Spagna e Svezia) hanno ridotto il loro debito in una misura  tra i 25 e i 60 punti. Ma “..lo hanno fatto tagliando la spesa o aumentando le tasse.”, ossia “riducendo il deficit non aumentandolo.” ( qui ) Poi Federico Fubini ,riprendendo i dati di Ameca, la banca dati della Commissione europea, ricorda che in Italia il deficit non ha mai spinto la crescita. Scrive “.. solo l’italia ha allargato le maglie della finanza pubblica durante la ripresa” Eppure è il paese che in Europa è cresciuto  meno degli altri. ( qui ) Allora ? Bisogna adottare soluzioni che coniughino più economia e maggior giustizia sociale, tenendo conto dei vincoli. Non solo quelli europei ma anche quelli dei mercati. L’Italia , per vivere , deve ottenere in prestito più di un miliardo al giorno. Se i conti pubblici peggiorano, i mercati vanno in allarme e chiedono tassi più alti per farci credito , quindi più tasse o più tagli per fronteggiarli. Si saprà stare in questo sentiero stretto e concordare i passi giusti. ? Tanto più che adesso Mario Draghi, capo della Bce, fa sapere che la crescita nel mondo rallenta, e che l’Italia, con lka crescita più bassa e con il debito pubblico più alto, a quest’ultimo deve porre rimedio. Vedremo. Finora ci si è mossi nel terreno largo dei sogni e delle promesse, forse seguendo il consiglio di Margaret Atwood : “Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno. Come fa l’acqua” Ma i consigli della poetessa funzionano poco nell’economia, dove la “strategia dell’acqua “  può produrre dannose alluvioni. 27 Aprile

PRIMO GIRO SEMPRE VUOTO DOPO IL VOTO

Le consultazioni con il Capo dello Stato, dopo il primo giro, portano a nulla, con qualche variante nel tono. Salvini è più solo, Berlusconi più isolato, il centro destra più disunito costretto all’unità, il Pd eterno separato. Ma il quadro non cambia: si è al vuoto dopo il voto complicato dai veti. Intano tra Lega e Cinque Stelle si smussa, si sfuma, si annusa. Marzio Breda, quirinalista de Il Corriere, fa notare, dai microfoni di Sky, che Salvini non parla più di Flat Tax e Di Maio tace sul reddito di cittadinanza. Poi un analista attento ,come Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, viene a capo di notizie di peso. Tra i due sarebbe prossima, e riservata, una intesa su cinque punti. Su Fornero e pensioni si rinvia, per la riforma, a fine legislatura, mentre prima delle europee si stanzierebbero tra 5 e 6 miliardi per portare a 41 anni le pensioni di anzianità. Sul reddito di cittadinanza si avrebbe un ampliamento del reddito di inclusione che c’è, con altri 10 miliardi che si aggiungono ai 3 già stanziati. Sul Fisco si avrebbe un primo scaglione unico al 21 per cento per quelli compresi  attualmente tra il 23 e 27, altri dieci miliardi. Cerasa non sa se si deciderà di sforare il tetto tra deficit bilancio e debito pubblico,. quel 3 per cento cui ci vincola l’Europa. Si dovrà pure capire se e come evitare i rincari dell’Iva già pronti a scattare nei prossimi mesi in mancanza delle misure adeguate. Aspettiamo. Però un po’ di ansia si impone. Perchè i conti, come già scrivevo , non fanno sconti, E quelli pubblici peggiorano. Fabio De Ponte, lo scrive con chiarezza su La Stampa di oggi. I salvataggi bancari, a differenza di quanto speravamo, li pagheremo tutti noi, il deficit cresce con quattro decimi in  più rispetto al previsto, di tre decimi aumenterà il rapporto tra debito e Pil, le tasse fletteranno meno di quanto  si sperava …Insomma si progettano maggiori spese, quando ci sono meno risorse. Speriamo Cerasa assume altre notizie per rassicurarci. In questi casi il contribuente ha poco da sperare e molto da temere. Accordi come quelli che si preparano tra Cinque Stelle e Lega, ci riportano a quanto ICyril Northcote Parkinson, grande storico navale e studioso di all’amministrazione pubblica diceva dei bilanci bilanci: “Sono come i bikini: le parti più interessanti restano nascoste.” 5 Marzo  ( gp )

MATTEO STA CON SILVIO, INSIEME PER FORZA

Vertici fatti alle Camere ma il gioco si complica. Il centro è riunito nella forma , una sua esponente raggiunge la cima più alta della camera più alta.  Ma la vittoria è amara per Silvio Berlusconi. Maria Casellati è del suo gruppo, ma dopo la bocciatura del suo candidato principale, Paolo Romani , respinto prima da Luigi Di Maio, poi da Matteo Salvini, leader della Lega. La tenuta del centro destra peggiora. Si era alla visibile competizione tra Salvini e Berlusconi, leaders dei gruppi maggiori. Ora si è alla rottura strisciante e le carte del gioco sono in mano a Salvini. Vorrà restare il leader più  forte dello schieramento più forte, sfiancando progressivamente gli altri partners ? Oppure , rompendo con Berlusconi, vorrà andare verso accordi di governo con Di Maio, diventando l’alleato debole di un governo tutt’altro che forte anche sul piano dei numeri? Aspettiamo, seguendo le cronache. Cominciando da quelle dei Gr della Rai, con il cronista che da conto di un Salvini euforico  che si dice  “orgoglioso” persino “commosso” e che parla di “compattezza” della coalizione come di chi ha riabbracciato i partners perduti. Ma , annota il cronista,  i volti degli esponenti di Forza Itala sono “scuri”. Si capisce il perchè. Pensano ai duelli tanto prossimi quanto certi tra Salvini e Berlusconi e , forse, ricordano quell’ aforisma del drammaturgo Jean Racine: “Se abbraccio il mio rivale è solo per soffocarlo  “  ( gp ) 24 marzo

ORA IL TEMPO SFIDA SALVINI E DI MAIO….

Parlando ai giornalisti stranieri, Matteo Salvini, leader della Lega ( o del centro destra ?), è cordiale quanto esplicito. Dice che comunicherà al capo dello Stato “ un programma che duri 10 anni..”per condurre “ l’Italia fuori dalle sabbie mobili» con «flat tax, cancellazione della legge Fornero, stabilizzazione del lavoro.” Dieci anni ? Luigi Di Maio, leader del M5S, non si pone limiti per il  “reddito di cittadinanza”, punto fondamentale del programma. Ma ai commercianti promette come prima cosa di scongiurare l’aumento dell’Iva che, per vincoli europei, scatterebbe fra due mesi, anche senza governo. Il che significa tagli di spesa, meno risorse, tempi più lunghi. Poi sarebbe subordinato alla riforma dei centri per l’impiego, quindi tempi ancora più lunghiRagionevole realismo, certo. Ma vien da riflettere su un aforisma di Nisargadatta Maharaj “Se avete bisogno di tempo per riuscire, il vostro scopo non può essere che falso. ..” 15 Marzo  (gp )

REGIONE, INQUINAMENTO E NUOVI UFFICI

Leggo, su Il Giornale di Sicilia di Sicilia di oggi , che nasce alla Regione un ufficio per le aree contaminate. Dovrà procedere  a bonifiche sempre più
urgenti. Ci sarebbero già  511 spazi inquinati da bonificare ,  quando si pensava fossero  meno di cento. Finora  si è saputo  e accertato poco.. Ora, con l’Ufficio, le cose andranno meglio ?  Speriamo. Non senza timori. Perchè, quando sento parlare di nuovi uffici, io penso sempre a quanto scriveva Ennio Flaiano  nel suo diario notturno. “… Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando…” 11  marzo ( gp )

 

Sono un giornalista totale che scrive, parla e fotografa. Una passione: la bici da corsa. Un sogno: riuscire a far capire anche quello che non capisco.

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