Alla vigilia del Primo Maggio, ieri, scocca la prima. Disoccupati , giovani e non , avviano la protesta dell’ ora “ per non andar via e trovare lavoro qui.” Dietro di loro parroci influenti che ,a Palermo, vivono nelle difficili trincee delle periferie dove si incrociano emarginazione e abbandono, disoccupazione ed emigrazione.  Fra loro Antonio Garau da Borgo Nuovo, autore di questo progetto di lotta,  Lorenzo Volpe da Santa Chiara, Cosimo Scordato dall’ Albergheria, Piero Vitrano  che affianca Biagio Conte, nella Missione Speranza e Carità….Muovono in buon ordine ,  silenziosi , a passo lento. Partono dal giardino che guarda il palazzo del governo siciliano. Poi , si organizzano a tenaglia,  una fila verso villa Bonanno, l’altra su Corso Vittorio. Si ritrovano davanti al palazzo del Parlamento. Si uniscono in un grande cerchio nel grande piazzale. Ciascuno mette ai piedi la sua valigia di cartone, dove, con parole diverse scrivono lo stesso slogan , quasi un grido: “Amiamo la nostra terra vogliamo restare…” Nel cerchio, uno fra i tanti, in piedi accanto a una madre e due bimbi, c’è lui, Corrado Lorefice, l’arcivescovo. E’ con loro, come loro. I cronisti lo circondano. Gli chiedono della protesta. Lui sorride e dice “Di questa parlate con padre Garau..”. Ma sulla sostanza della sua presenza è tanto pacato quanto esplicito. Denuncia il nesso forte tra la sofferenza della disoccupazione e il Vangelo. Del resto ” che sarebbe il Vangelo se non si collega alla carne umana” . E teme ll rapporto che può intrecciarsi tra non lavoro e mafia. Quando politica e istituzioni non danno risposta al dolore e ai bisogni, può farsi avanti qualcun altro per darla.

 Quando gli parlano della “fuga dei cervelli”, fenomeno in crescita nell’isola, lui puntualizza. Sono parole che proprio non accetta. “Non fuggono i cervelli, tutti hanno un cervello… “ Quelli che vanno via e quelli che restano, per dire che non ci sono solo laureati, ricercatori, professori da occupare, il lavoro deve andare a tutte le persone, a quelle che vanno e quelle che restano..E ripete “ Tutti, tutti hanno un cervello. E i cervelli dei siciliani sono ben funzionanti e funzionali…” Ma il contesto è ancora duro nella regione e nel paese.  Le agenzie diffondono i dati dell’Istat. Si festeggia questo primo maggio, oggi , con qualche speranza in più. Si è usciti dalla recessione . Non si va indietro. Ma ancora si arranca. L’Istituto di statistica , spiegando le cifre, segnala che si è al ristagno. Si cresce meno degli altri ( come sempre , era così con i governi precedenti ) : e non perché consumano di più gli italiani, ma gli europei. ( qui ) C’ è anche un maggior sollievo per il lavoro. Si è al livello minimo di disoccupazione dal 2011. (  qui ) Ma l’Italia è sempre più divisa in due. Lo stato cose, tra economia e politica, non promette di meglio. Certo, al Sud arriveranno redditi di cittadinanza in maggior misura rispetto al Nord . Ma si tratta di pesci da mangiare ( per quanto e fino a quando ? ), non canne per imparare a pescare. Open Polis fa i conti: le persone che lavorano nel Sud sono al di sopra della media europea, quelle del Sud al di sotto. E la Sicilia è fanalino di coda ( 44 %). Peggio pure delle altre regioni del Sud ( qui ). 

Aprono nuove imprese artigiane, si apprende da Confartigianato. Ma quelle che chiudono sono di più e gli occupati sono di meno. Così questo questo primo maggio, i partiti di governo esultano ( con le ragioni di chi pensa alle elezioni ) per qualche decimale di più. Ma siamo ben lontani da annunci di svolta per il Sud. E dalla Sicilia sempre si emigra. Dice bene Lorefice, le persone vanno e  i cervelli restano ” Ben funzionanti e funzionali”. Il punto è quando Politica e Istituzioni, nello spazio nazionale e in quelli locali, saranno “funzionanti e funzionali ” nell’intervento al Sud. Finora non lo sono state mai. Gli impegni ci sono sempre. Ma non si rispettano mai.  1 maggio

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