di CATERINA MIRTO

avvocato cassazionista vicepresidente nazionale e presidente siciliana dell”Aiaf

Caro marito! Cara moglie ! In tanti anni di matrimonio non avevamo mai passato insieme un periodo così lungo e continuativo, condividendo ogni minuto della nostra giornata, non avendo alcuna possibilità di fuga e dovendo inventarci come trascorrere il tempo che, improvvisamente, ci ritroviamo a nostra disposizione. Cosa ne sarà della nostra relazione ? Saremo capaci di far rivivere il tempo in cui cercavamo ogni possibile occasione per condividere la nostra vita o, finiremo per odiare queste mura che ci tengono prigionieri e che ci impongono di trascorrere con qualcuno che, da anni, è divenuto un estraneo e che, per mera necessità sanitaria ed anagrafica, sconta la sua reclusione in un luogo che non gli è più familiare. Verrà fuori il meglio o il peggio di noi stessi? Saremo capaci di continuare a costruire il nostro presente ed il nostro futuro con rinnovata maturità o distruggeremo, insieme, quell’ultimo briciolo di legame che, quando non eravamo prigionieri ci sforzavamo di mantenere per….comodità?per…opportunità? per ….i nostri figli? per….convenzione sociale? per problemi…economici?

Qualunque sia la risposta a questa domanda, la triste realtà è una sola. Oggi siamo realmente sotto lo stesso tetto  e, forse, l’unico modo per trovarci pronti a riaffrontare la vita di tutti i giorni, quando questa calamità ce lo concederà, sarà quello di ritenere il tempo, a noi concesso, una provvidenziale opportunità per rielaborare la nostra relazione, e chissa,  forse scopriremo  che, alla fine, avevamo tanto da dirci e da fare insieme, ma, quan do eravamo liberi,  avevamo solo dimenticato l’uso della parola e la voglia di fare. Caro marito ! Cara moglie ! Finalmente avremo l’opportunità di comprendere perché, un determinato giorno, vicino o lontano che possa essere stato, ci siamo scelti, abbiamo deciso di condividere le nostre strade ed abbiamo pensato che il futuro doveva necessariamente vederci e trovarci insieme. Ci accorgeremo allora, che la quotidianità ci ha sempre distratti, che  abbiamo ritenuto giusto investire in altri interessi, che abbiamo profuso tutte le nostre forze per renderci interessanti, importanti, preziosi per i terzi, per i nostri amici, per i nostri colleghi di lavoro, per i nostri capi, per chiunque fosse al di fuori della nostra “ristretta relazione”, che abbiamo cercato il compiacimento e la benevolenza altrui, dimenticando che, l’unica persona alla quale avevamo promesso di mostrare noi stessi era lì, accanto a noi, impegnata, a sua volta , nelle stesse identiche frenetiche attività, perdendo di vista l’unico vero importante obiettivo …. Il nostro rapporto.

Ed allora ? Torniamo noi stessi! Se esiste ancora un germoglio della nostra relazione, facciamolo sbocciare in questa strana primavera che possiamo apprezzare solo dietro i vetri di una finestra, innaffiamolo, potiamo i ramoscelli secchi , leghiamo gli arbusti giovani che hanno bisogno di un sostegno, attendiamo insieme il primo fiore che spunterà e recidiamolo per conservarlo tra le pagine di uno dei tanti libri che, in questo periodo, avremo letto, per poterlo sempre ritrovare, uniti, responsabili e consapevoli della importanza della nostra relazione. E se invece non riusciamo a cogliere il profumo della primavera, se il nostro cuore è coperto dal gelo dell’inverno e non riesce più a scaldarsi? Evitiamo, allora, di cercare necessariamente un colpevole,  non sforziamoci di addossare ad altri la responsabilità del fallimento, prendiamo responsabilmente atto della fine della nostra relazione, non distruggiamo, comunque, il ricordo del nostro passato, ricordiamo che c’è stato un momento in cui ci siamo amati, ci siamo desiderati e abbiamo visto nascere il frutto del nostro amore. Nel rispetto di noi stessi, dei nostri figli, trascorriamo insieme questa ultima e forzata tappa della nostra vita mettendo da parte ogni belligeranza, ricordando che chi è recluso insieme a noi merita comunque la nostra considerazione.