L’OSPITEPATRIZIA DI DIO

 presidente confcommercio palermo, leader nazionale del gruppo terziario donna

Ciao Giovanni. Ho letto l’intervista a Gaetano A Nessuna polemica, anzi. Solo riflessioni per mettere meglio a fuoco problemi, soluzioni, possibili interventi. Siamo lietissimi di apprendere del nuovo dinamismo regionale sulla spesa per i fondi europei. L’incapacità strutturale di spendere tutto e di spenderlo bene è un difetto italiano, che affligge in particolare il Sud del Paese. Emendarci da questo è davvero un bel passo in avanti. Però, non per sminuire i meriti dell’assessore, forse il livello di partenza a cui si riferisce 

era piuttosto esiguo, anzi irrilevante. Sarebbe meglio conoscere la frazione effettivamente spesa sul totale fondi disponibili. Giusto per informazione. Non mi sento invece di condividere l’impressione complessiva, al di là dei dettagli, che si trae dall’intervista, come se la Sicilia attraversasse davvero una fase di grande sviluppo economico.Magari fosse così. Non lo èAndiamo ai dati. Il valore aggiunto medio pro capite è oggi in Sicilia pari soltanto al 61,8% di quello medio italiano. Ritardo ereditato dal lontano passato? Certo. Ma va sottolineato come negli ultimi dieci anni le cose non sono affatto migliorate. Lo stesso rapporto, infatti, era pari a un più confortante 66,1% della media Italia.

Per spiegare questo fenomeno è sufficiente ricordare che la perdita di prodotto per abitante in Italia, nel decennio 2007-2017, è stata pari al 7,5% mentre in Sicilia ha superato il 13,5%, cioè quasi doppia, a testimoniare una maggiore fragilità dinamica della nostra economia rispetto al resto del Paese.Venendo alle tendenze più recenti, non mi trovo con alcune indicazioni fornite dall’assessore riguardo all’occupazione. Evidentemente non sono riuscita a interpretare bene. In ogni caso, nel 2017, secondo i dati ufficiali dell’Istat, l’occupazione nella nostra isola è cresciuta soltanto dell’1,1% e nella media dei primi tre trimestri del 2018 soltanto dello 0,2%, rispetto ai primi 9 mesi del 2017. Queste indicazioni assumono toni piuttosto drammatici se si considera anche che il tasso di disoccupazione in Sicilia è pari al 21,4% (primi 9 mesi 2018) contro una media nazionale del 10,5%. Un po’ poco per essere fiduciosi rispetto a un futuro nel quale l’eventuale rallentamento mondiale si ripercuoterebbe sull’economia italiana, con la solita triste regolarità di colpire maggiormente le aree del Sud e tra queste la Sicilia. Apprezzo comunque gli sforzi e lungi da me qualsiasi accenno di disfattismo. Ma solo per realismo, di chi ogni giorno fa i conti con la durissima realtà

 

Sicilia: imprese attive per macro-settori

       
 

2016

2017

2018

var. ass. 2016-2018

Agricoltura

78.694

79.371

79.570

876

Industria

71.705

71.743

71.172

-533

Servizi

214.900

217.040

217.749

2.849

–Area Confcommercio

193.874

195.764

196.317

2.443

—Commercio

118.892

118.402

116.900

-1.992

—Trasporto e magazzinaggio

9.583

9.725

9.834

251

—Attività dei servizi alloggio e ristorazione

23.704

24.718

25.493

1.789

Imprese non classificate

295

274

325

30

TOTALE

365.594

368.428

368.816

3.222

Elaborazione su dati Movimprese

       
Penserei dunque a come contrastare eventuali momenti difficili che potremmo incontrare nei prossimi 12 mesi. Senz’altro, il potenziamento dell’area dei servizi alla persona e di tutto ciò che è turismo e ruota intorno a esso, deve diventare la bussola per le politiche pubbliche, a sostegno della parte più dinamica dell’imprenditoria privata. D’altra parte, i dati di nati-mortalità delle imprese, non segnalano una particolare facilità di intrapresa: anzi, per i fondamentali settori di commercio e industria i dati sono decisamente negativi.

Sono un giornalista totale che scrive, parla e fotografa. Una passione: la bici da corsa. Un sogno: riuscire a far capire anche quello che non capisco.

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