di LELIO CUSIMANO

Tra otto settimane si vota. Tra due settimane bisogna comunicare le alleanze, fra tre settimane bisogna indicare i nomi dei candidati in lista, fra sei settimane arriva lo stop ai sondaggi. Per le promesse invece non sono previste scadenze. E’ difficile dire se sia più populistica l’eliminazione della tassa sulla TV da parte del PD (poi rientrata), o la promessa abolizione delle tasse universitarie da parte di Liberi e Uguali (ora annunciata), né dal centro destra (tagli per tutti e aumenti diffusi) arrivano proposte più credibili. Limitiamoci all’ultima: taglio delle tasse universitarie. A ben vedere nessuno si chiede come fare funzionare meglio le università italiane, ma ci si limita a trasferire i costi dall’utente del servizio (lo studente o suo familiare) alle casse statali, come se la “tasca” cui attingere fosse diversa. Allora facciamo un esempio. L’Università di Palermo quest’anno per il suo funzionamento spenderà 272 milioni. Da dove arrivano? Ebbene, 37 milioni si ricavano dalle stesse tasse che ora si vorrebbero azzerare, mentre i residui 235 milioni (l’86% del totale) già arrivano dalle casse statali. Se l’obiettivo fosse agevolare per i meno abbienti l’accesso agli studi universitari, andrebbero considerate soluzioni più dirette, meno costose e sicuramente più efficaci del taglio generalizzato delle tasse universitarie che finirebbe per dare un aiutino a chi proprio non ha bisogno.

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