di ROSANNA BOCCHIERI

La scuola sta diventando sempre più professionalizzante e meno formativa. I docenti universitari hanno denunciato il fatto, ma il digitale sembra ora il toccasana, dopo non poche giravolte . In un momento, soprattutto alla secondaria di primo grado, la grammatica non si doveva insegnare. Era ritenuta troppo normativa e si doveva evitare, anche, di correggere gli errori nei testi per non sminuire lo studente! Addirittura, nella Riforma Berlinguer, si voleva eliminare Dante dai programmi, in quanto superato! In una lettera al “Fatto Quotidiano” del 9 ottobre si legge che sono preferibili ai “mi piace” di una notizia , Dante e Beatrice e il rapporto umano.Non si può che concordare.

I giovani devono poter  esprimere le idee e i concetti  correttamente, non solo alle secondarie di primo grado, ma anche in quelle di secondo grado, anche se nei trienni sembra che la letteratura tolga spazio a questa lingua italiana. Ma la letteratura non è forse lingua? Però, vengono diminuite le ore di italiano, invece di aumentarle. Il senso critico nasce dall’analisi, non dalla sintesi, ma si privilegia quest’ultima alla prima, che sembra superata.

Vogliamo una generazione piatta o pensante ? La realtà è che la scuola ha sempre più a che fare con l’economia. Si dà spazio all’alternanza scuola / lavoro ma in realtà i nostri studenti scrivono sempre peggio e questo viene denunciato da più parti, dai professori universitari , dai docenti, dagli intellettuali, da Salvatore Settis a Massimo Cacciari e da quanti altri che non stiamo a menzionare.

La scuola digitale ,certamente,non risolverà i problemi sostanziali della scrittura. Che fare? Stare inermi a guardare lo smantellamento della scuola o contrastare queste opinioni prima che sia troppo tardi?

 

Rosanna Bocchieri

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