L’OSPITE….. CATERINA MIRTO

(  avvocato cassazionista, presidente regionale e vicepresidente nazionale dell’aiaf )

L’italiano tiene ancora famiglia ? Si la tiene. Ma il contesto è nuovo. Lo dicono i numeri. Nell’ultimo ventennio le famiglie sono numericamente aumentate ( 21.000.000 nel 1996-97  e 25.000.000 nel 2016-17) eppure si sono notevolmente ridotti i componenti che ne fanno parte registrando, …

 contemporaneamente un aumento delle formazioni unipersonali che nel 2017 rappresentavano il 31,9% delle famiglie. Tale dato è, di certo, il risultato di una trasformazione delle relazioni familiari, delle separazioni e dei divorzi sempre più diffusi, dall’impoverimento economico che nell’ultimo decennio ha colpito la nostra società e, non ultimo, dal sempre più diffuso individualismo che, ormai, sembra essere il principio ispiratore delle relazioni intraprese dalle nuove generazioni che, potendo coltivare le relazioni con il prossimo, in maniera del tutto virtuale, sembrano sempre meno interessati all’aspetto umano ed alla consequenziale condivisione di un  percorso di vita. Ora, in questo contesto che cambia, si collocano le giornate di Verona. Dove, da oggi a domenica si terrà il Congresso Mondiale delle Famiglie (Word Congress of Families – WCF), tre giorni di incontri, il cui fine, secondo gli organizzatori, è quello di “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.

Di fronte all’ortodossia dei contenuti, il Premier Giuseppe Conte, con una comunicazione ufficiale, esternata, non a caso, subito dopo il suo arrivo al Consiglio d’Europa, ha dichiarato “inopportuno” il riferimento al patrocinio della Presidenza del Consiglio, dopo attenta valutazione dei molteplici profili coinvolti. Il Ministro Fontana, pertanto, rimane solo a “sponsorizzare” una iniziativa che, a sostegno di una formazione familiare, non in linea con le nuove formazioni sociali, e che vuole, soprattutto, negare l’autonomia del singolo individuo nelle personalissime scelte di vita, sia in ordine alle relazioni da creare, sia in ordine alla possibilità di interrompere una gravidanza non voluta. La manifestazione veronese, è frutto di una certa politica che condivide opinioni estremiste e di netta chiusura verso qualunque forma di relazione umana che non si fondi sulla eterogeneità dei sessi e sulla sacralità, sia essa civile o religiosa, del vincolo coniugale. La scelta di Verona non è una scelta casuale: ricordiamo, infatti, che, già nel 2018, il sindaco leghista Federico Sboarina aveva approvato una mozione proclamando Verona “città a favore della vita”, stanziando fondi per associazioni cattoliche che devono impegnarsi  a realizzare iniziative contro l’aborto. Detta mozione, ha ottenuto i favori del Ministro Fontana, che, ricordiamo, è anche iscritto all’associazione “Comitato no 194” che vorrebbe, da un lato, promuovere un referendum per l’abolizione della L. 194/78, dall’altro, emanare una legge che punisca donne e medici che ricorrono all’aborto prevedendo, addirittura, una pena detentiva.

Significativa la scelta di alcuni dei relatori al convegno veronese, tutte persone che, in qualche modo, hanno portato avanti battaglie politiche contro i gay, le lesbiche, che hanno criminalizzato le unioni tra persone dello stesso sesso arrivando persino a prevedere la pena di morte per le coppie omossessuali. Nessuna possibilità pertanto di un confronto tra diverse opinioni giacchè l’interesse degli organizzatori è solo quello del “rilancio” della famiglia c.d. normocostituita fondata sulla coppia etero. Ma, parlando di famiglia è interessante comprendere, prendendo spunto dai dati statistici di cui diciamo sopra , quale tipo di nucleo familiare è oggi presente nel territorio nazionale.

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